sabato 15 settembre 2012

MESSIAEN FA TAPPA ALLA SAGRA MALATESTIANA in Il Velino 14 settembre



MESSIAEN FA TAPPA ALLA SAGRA MALATESTIANA
La prima messa in scena del ciclo Harawi questo weekend
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Roma - La riminese Sagra Malatestiana (giunta alla 63esima edizione) è uno dei lunghi festival dell’estate. E’ iniziata il 2 agosto con una serie di concerti dedicati a Domenico Scarlatti, dopo cinque fortunati cicli imperniati su Bach, nel nuovo grande Auditorium inaugurato il 28 agosto. Sfoggia una serie di grandi concerti sinfonici (spesso portando in Romagna orchestre di fama internazionale provenienti dal MiTo od in viaggio verso Milano e Torino), dopo un Salon Debussy l’8 settembre, per ricordare i 150 anni dalla nascita del compositore. Presenta la prima messa in scena del ciclo Harawi di François Massiaen (domani 15 e domenica 16 settembre), per andare poi ad una maratona pianistica ed ad una serie di progetti musicali collaterali sino all’11 ottobre. Soffermiamoci su Harawi anche perché verosimilmente, dopo il debutto a Rimini, si vedrà in altre città italiane (tra cui Roma) e forse pure all’estero. Scritto nel 1945, Harawi resta forse il testo più sconvolgente dell'intero catalogo di Messiaen: un inedito uso della vocalità e un misterioso riaffiorare della tonalità si assommano nell'essenzialissima dimensione drammaturgico musicale; diafane apparizioni di personaggi senza nome contrappuntano la texuture pianistica che ribalta la maquiloquente dimensione sinfonica wagneriana. Haraw, infatti, trae ispirazione da Tristan und Isolde quale riletto da una tribù primitiva del Perù. In Italia si è già ascoltato dal vivo a Venezia nel giugno 2008. A Rimini, viene presentata la prima esecuzione scenica assoluta, una co-produzione della Sagra Malatestiana con il collettivo teatrale romano Santasangre. Nel Perù postcolonizzato la grande fioritura di racconti mitologici e di canti che narrano dell'amore e della morte prende, nel suo complesso drammatico - rituale ed espressivo, il nome di Harawi, una parola dell'antico dizionario Quechua. In breve Harawi è un Tristan dopo Wagner, un Tristan subito dopo la Seconda guerra mondiale, ma prima del Tristan su testo (trovato postumo) di Pound, in una versione per il teatro giapponese No, messo in musica da Francesco Pennisi alla fine degli Anni Novanta e rappresentato a Venezia e a Bologna. Il tema mitico della congiunzione eterna di Eros in Thanatos, che diviene enigma fosco. Messiaen cerca di darvi una sua risposta autentica, ma riferendosi al contesto straniante di una cultura extraeuropea contaminata dall'Occidente. Nell'Harawi il canto di amore e morte è effetto del sentimento di estinzione di un popolo deprivato delle proprie espressioni linguistiche e culturali, della propria identità. Harawi è l'anti-Tristan, non vi è enfasi ottimistica, non vi è possibilità di facile identificazione, elemento di cui, anzi, Messiaen, compie una critica spietata trattando parodisticamente ogni elemento desunto dall'opera di Wagner (tecniche del leitmotiv e frammenti di testo letterario), e immergendo gli elementi stranianti della cultura Quechua nel proprio dizionario compositivo e concettuale, pervaso di cultura novecentista e degli influssi della pittura e della poesia simbolista francese. L’allestimento situa la leggenda in una grande metropoli moderna. Isotta e Tristano sono rispettivamente sui 65 ed i 70 anni di età. Muoiono insieme. Ma insieme si risvegliano per fare l’amore.   (ilVelino/AGV)

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