lunedì 19 giugno 2017

Il viaggio a Reims" all'Opera di Roma in Sussidiario 16 giugno



ROSSINI/ "Il viaggio a Reims" all'Opera di Roma
E’ arrivato a Roma il 14 giugno l’edizione curata da Damiano Michieletto de ‘Il Viaggio a Reims’ di Gioacchino Rossini, un'opera "miracolata". di GIUSEPPE PENNISI
16 giugno 2017 Giuseppe Pennisi
Roma, Teatro dell'Opera, foto di Yasuko KageyRoma, Teatro dell'Opera, foto di Yasuko Kagey
E’ arrivato a Roma il 14 giugno l’edizione curata da Damiano Michieletto de ‘Il Viaggio a Reims’ di Gioacchino Rossini. “Il Viaggio a Reims” è un’opera “miracolata” in quanto considerata perduta sino a quando una studiosa americana ne ha ritrovato la partitura originale (in gran parte riutilizzata dallo stesso Rossini per “Le Comte Ory”) nei polverosi archivi dell’Accademia di Santa Cecilia. 
“Il Viaggio”, ritrovato negli scaffali dell’Opéra di Parigi dalla squadra di musicologi guidati dal compianto Philip Gosset deceduto il 13 giugno ed a cui la ‘prima romana  è stata dedicata, venne lanciato da una favolosa esecuzione scenica (regia di Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, direzione musicale di Claudio Abbado) al Rossini Opera Festival (ROF) del 1984, poi ripresa diverse volte a Pesaro, Vienna e alla Scala. 
Ebbi la gioia di vederla al ROF sia nella prima versione del 1984 (ripresa in vari teatri) sia in quella per giovani cantati dell’Accademia Rossiniana curata da Emilio Sagi (viene replicata ogni anno al ROF da oltre un quarto di secolo e  ha circuitato anche in numerosi i teatri italiani e stranieri). Grande attesa per la prima romana in forma scenica; teatro strapieno, pubblico delle grandi occasioni, Non si tratta di un nuovo allestimento, ma di una importazione dal teatro dell’opera di Amsterdam dove è andata in scena nel 2015con grande successo.
Variamente chiamato, negli stessi autografi, “Cantata Scenica” o “Opéra Comique en un Act”, “Il Viaggio a Reims” è un lavoro d’occasione: permette di mostrare l’abilità dei sette maggiori cantanti del Théatre Italien di Parigi nei giorni del 1825 in cui si festeggiava l’incoronazione di Carlo X, il quale avrebbe concesso a Rossini un lauto stipendio e una ricca pensione di cui il nostro ha goduto dall’età di 37 anni (Caro Tito Boeri i baby pensionati non sono un’italica invenzione recente) alla morte a 76 anni. 
Sta a “Le Comte Ory” come “Ernani” sta a “Il Trovatore”: un magnifico abbozzo di quello che sarebbe diventato uno stupendo lavoro completo. Purtroppo i bigotti impresari del romanticismo e del Novecento storico hanno boicottato “Le Comte” poiché troppo intriso di eros. E’ comunque lavoro importante che richiede un cast di stelle. A Roma ha impiegato oltre 30 anni per arrivare nel giugno 2009 dagli archivi de l’Opéra alla Sala grande dove l’Accademia di Santa Cecilia  In questo arco di tempo  non è stata programmata in forma scenica. anche dal Teatro dell’Opera.
‘Il Viaggio a Reims’, che all’epoca venne messo in scena solo tre sere, venne concepito da Rossini (e dal suo librettista Luigi Balocchi), come un’occasione per sfoggiare le voci di cui disponeva il Théatre Italien di Parigi. E’ stata , quindi, prodotta pensando essenzialmente a grandi voci tale per di più che fossero in grado di raffigurare stereotipi dell’aristocrazia europea dell’epoca  convenuto a dare omaggio a Carlo X in occasione della sua incoronazione nella Cattedrale di Reims. 
A Roma non mancano  grandi voci quali Mariangela Sicilia (Corinna), Anna Goryachova (La Marchesa Melibea), Maria Grazia Schiavo (La Contessa di Folleville), Francesca Dotto (Madama Cortese), Juan Francisco Gatell (Il Cavaliere Belfiore), Levy Sekgapane (Il Conte di Libenskof), Adrian Sâmpetrean (Lord Sidney), Nicola Ulivieri (Don Profondo), Bruno De Simone (Il Barone di Trombonok) e Simone Del Savio (Don Alvaro). Per non citare che i protagonisti.
Si dimentica che ‘Il Viaggio’ è opera relativamente ‘tarda di Rossini (che sfiorava i 33 anni!); il pesarese aveva cominciato a far sfoggiare l’orchestra. L’orchestra del Teatro dell’Opera, guidata da Sefano Montanari ha dato prova di sapere leggere l’ironico, il sentimentale ed il celebrativo (i tre elementi che si intrecciano nell’opera) in modo eccellente. Meglio di quando abbia fatto la stessa osannata  regia.
Priva di una vera drammaturgia la vicenda è ambientata da Damiano Michieletto e dai suoi consueti collaboratori (Paolo Fantin, Carla Teti, Alessandro Carletti) in un museo alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra. Tutti i personaggi sono in preda alla frenesia e all’ansia per l’attesa dell’evento, che corrisponde alla partenza per Reims del libretto dell’opera. Alcuni di loro sono personaggio reali: Madama Cortese per esempio è la direttrice del Museo. 
Altri sono personaggi storici, appartenenti ai dipinti esposti nel museo. L’arrivo di una grande e misteriosa tela darà una svolta alla vicenda, sempre all’insegna dell’occasione storica per la quale Il viaggio a Reims fu scritto: l’incoronazione di Carlo X . Il pubblico è rimasto estasiata e le ovazioni non sono mancate, ma a mio viso c’era troppa confusione sul palcoscenico e si è persa parte dell’ironia che caratterizza il lavoro di Rossini, particolarmente beffardo nel periodo parigino.
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Così l'Italia resta fuori dalla stanza dei bottoni Ue in ul Sussidiario 19 giugno



FINANZA E POLITICA/ Così l'Italia resta fuori dalla stanza dei bottoni Ue
Si saldano i rapporti tra Germania e Francia. Questo conferma ancora una volta che l’Italia si illude se pensa di contare qualcosa nell’Ue, spiega GIUSEPPE PENNISI
19 giugno 2017 Giuseppe Pennisi
Angela Merkel con Alexis Tsipras (Lapresse)Angela Merkel con Alexis Tsipras (Lapresse)
Questa nota viene scritta da Lipsia, in Sassonia, dove sono per seguire un festival musicale. A circa due ore da Berlino si respira bene quanto avviene nella capitale federale e la presenza di numerosi amici e colleghi francesi (oltre che tedeschi) consente di toccar con mano il ravvicinamento dei due Paesi e la chiara intenzione di essere loro due l’architrave dell’Europa (senza la partecipazione di altri che potrebbero essere “scomodi” prima ancora che incomodi).
L’autorevole testata di Francoforte (Frankfurter Allgemeine Zeitung) e l’importante giornale di Monaco di Baviera (Süddeutsche Zeitung), ma anche le meno note (in Italia) testate di Berlino, sostengono che Angela Merkel va verso il quarto cancellierato abbastanza tranquillamente (sempre che non sorgano per ora inattesi imprevisti). I rapporti con la Francia e in particolare con l’Eliseo comunque non cambierebbero se il vincitore fosse Schultz. Lo spiega bene un’analisi di Nathalie Versieux, apparsa sul francese Libération, una testata nata e rimasta a sinistra: non solo tanto il Cancelliere tedesco quanto il Presidente francese hanno l’obiettivo di “rinegoziare i trattati europei” - ne esisterebbe già una prima bozza alla cui stesura l’Italia non solo non ha partecipato, ma non ha avuto alcuno invito a dare un parere -, ma Macron può contare su un’amicizia di lunga data con Sigmar Gabriel, autorevole membro della Spd ed attualmente ministro degli Esteri della “grande coalizione” della Repubblica Federale.
Il programma “europeo” del binomio che si accollerebbe la guida di quel-che-resta-del-continente includerebbe non solo elementi di una politica di difesa comune, e una strategia europea nei confronti del terrorismo, ma anche una politica economica concertata e diretta all’abbassamento del debito pubblico. Quindi, secondo il binomio franco-tedesco chi più debito pubblico ha, più ne deve abbattere anche facendo ricorso a imposte patrimoniali (i francesi sono maestri in materia).
Chi ricorda l’Europa degli anni Sessanta rammenta che allora l’Italia era più sostenitore dell’accesso della Gran Bretagna in quella che allora si chiamava Comunità economica europea (Cee). La guida del binomio franco-tedesco veniva giudicata pesante in molti settori (agricoltura, siderurgia). Con l’ingresso di Londra, ci sarebbe stato un re-equilibrio con un tandem italo-britannico che avrebbe bilanciato quello franco-tedesco. Non solamente il re-equilibrio non c’è mai stato, ma con la Brexit ormai in fase negoziale non ci potrà essere. Da allora l’Italia tenta di entrare in un direttorio a tre. Parte delle concessioni ottenute (specialmente in materia di finanza pubblica) vengono presentate al pubblico non solo come successi della nostra diplomazia economica e finanziaria (indubbiamente lo sono), ma come segno che il “triunvirato” sarebbe già cosa fatta.
Grande errore. Da un lato, la Costituzione tedesca dà al Cancelliere poteri che nessuna riforma costituzionale italiana darebbe al Presidente del Consiglio. Da un altro, come acutamente rilevato da Marcelo Wesfreid su Le Figaro (testata conservatrice), Macron all’Eliseo vuol dire “l’americanizzazione del potere” (uso sfrenato dei media, dello spoil system, di fedelissimi con cui ha lavorato sin dagli anni delle grandes écoles con eccellente preparazione tecnica). Da un altro ancora, l’Italia si presenta con un tripolarismo in cui le due forze tradizionali sono frammentate e litigiose. Prive delle qualità di base per essere ammesse nella “stanza dei bottoni” europea. È soltanto “terzo scomodo”.
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lunedì 12 giugno 2017

Il Teatro Massimo di Palermo porta il liberty siciliano in Giappone in Formiche 10 giugno



Il Teatro Massimo di Palermo porta il liberty siciliano in Giappone
Il Teatro Massimo di Palermo porta il liberty siciliano in Giappone
Centocinquanta persone in partenza tra artisti tecnici e staff, due opere, cinque città, sei teatri, otto recite. La tournée del Teatro Massimo è iniziata sabato 10 giugno con un saluto in musica dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo per concludersi lunedì 26, con il ritorno da Tokyo.
Si tratta di una grande vetrina internazionale per il Teatro, che porterà in Giappone La Traviata e Tosca, entrambe con la regia di Mario Pontiggia e le scene di Francesco Zito, andate in scena negli scorsi mesi a Palermo con grande successo, due allestimenti del Teatro Massimo che rappresentano la grande tradizione dell’opera italiana.
In particolare le scenografie de La Traviata sono ispirate alla Belle époque di Palermo e interamente realizzate nei laboratori del Teatro Massimo di Brancaccio, con ricostruzioni di alcuni scorci ed edifici Liberty della città. Un “pezzo” di Palermo che arriverà in Giappone a raccontare lo splendore della stagione dei Florio, dei Basile, dei Ducrot e la perizia delle maestranze artigiane del Teatro.
Il soprano palermitano Desirée Rancatore, amatissima in Giappone, che sarà Violetta de La Traviata. Accanto a lei un cast d’eccezione, con il grande Leo Nucci nel ruolo di Germont padre e Sebastian Catana nella recita di Hamamatsu, Antonio Poli in quello di Alfredo. Sul podio Ivan Ciampa. Per Tosca dirige Gianluca Martinenghi, nei ruoli principali ci sono Angela Gheorghiu e Fiorenza Cedolins (Tosca), il siciliano Marcello Giordani (Cavaradossi), Sebastian Catana (Scarpia).
“Fiero di un Teatro che porta in Giappone opere frutto delle sue straordinarie maestranze – ha detto  il sovrintendente Francesco Giambrone – fiero di un Teatro che torna all’estero per una lunga tournée con due opere e grandi cast, fiero di un Teatro che ha saputo rispondere alla crisi scommettendo su se stesso e non ripiegandosi su se stesso”.
“Ancora una volta il Teatro Massimo – aggiunge  il presidente della Fondazione Leoluca Orlando – è ambasciatore della città di Palermo e di tutta Italia nel mondo, con i suoi artisti e le sue maestranze. Palermo città d’arte, di musica e di cultura”.
“Sono felice di tornare ancora una volta in Giappone – afferma Desirée Rancatore – un Paese straordinario con un pubblico stupendo che alla fine dello spettacolo si mette in fila chiedendo autografi e fotografie. Questa volta però sono particolarmente felice perché ci vado con il mio teatro, il teatro della mia città”.
Gli spettacoli sono già sold out in tutte le tappe. La tournée toccherà l’Act City di Hamamatsu, l’Aichi Arts Center di Nagoya, il Bunka Kaikan di Tokyo, la Bunkamura Orchard Hall di Tokyo, il Biwako Hall di Otsu, il Festival Hall Osaka.
Prima tappa Hamamatsu, dove mercoledì 14 giugno andrà in scena La Traviata. Seconda tappa Nagoya dove sabato 17 giugno sarà rappresentata Tosca. Terza tappa Tokyo, dove domenica 18 giugno e lunedì 19 giugno le opere saranno rappresentate al Tokyo Bunka Kaikan, mentre mercoledì 21 giugno e giovedì 22 giugno si sposteranno alla Bunkamura Orchard Hall. Quarta tappa Otsu, dove sabato 24 giugno andrà in scena La Traviata, quinta e ultima tappa Osaka, dove domenica 25 giugno sarà la volta di Tosca. Tra un tappa e l’altra complessi smontaggi e trasferimenti che il Teatro Massimo farà avvalendosi della collaborazione di Concert Doors, storico organizzatore di tournée in Giappone.
I due teatri di Tokyo sono conosciuti in tutto il mondo. Il Tokyo Bunka Kaikan, uno dei principali esempi di architettura contemporanea della città, è stato progettato dall’architetto Kunio Mayekawa e inaugurato nel 1961. È noto per la sua acustica eccellente e viene chiamato anche “Palazzo della musica”. È stato costruito dalla Città di Tokyo in risposta alla richiesta della popolazione di un luogo dove poter assistere a opere e balletti, oltre che per commemorare il cinquecentesimo anniversario della fondazione della città. Il Bunkamura Orchard Hall, fondato nel 1989, è il più grande complesso culturale con sale concerti in Giappone: la sala principale può ospitare fino a 2.300 persone ed è utilizzata per opere, balletti e concerti di grandi orchestre.
La tournée in Giappone rappresenta un momento importante di un anno in cui il teatro, tra stagione di lirica, balletti, stagione di concerti, spettacoli di opera contemporanea (di cui una imperniata su Giovanni Falcone), iniziative per preparare nuove generazioni alla musica dal vivo, festival tematici, il teatro è stato aperto circa cinque sere la settimana, con un ottimo riscontro da parte del pubblico.
Ad esempio, proprio mentre le masse artistiche sono in Giappone, al Massimo è in corso un viaggio nella musica barocca che ha come filo rosso Orlando, il paladino di Francia, l’eroe di Roncisvalle, attraverso le opere di Georg Friedrich Händel e di Antonio Vivaldi. Orlando Barocco vede esibirsi l’Orchestra nazionale barocca dei Conservatori con due protagonisti d’eccezione: Enrico Onofri, che dirigerà l’Orchestra, e il contralto Sonia Prina. L’Orchestra, istituita nel 2016 nell’ambito delle attività promosse dal dipartimento per l’Istruzione superiore e Ricerca del Miur (in collaborazione con la Conferenza dei direttori di musica e di una commissione recentemente istituita che sovrintende alle attività delle orchestre nazionali), è una formazione composta da studenti selezionati degli Istituti superiori di studi musicali italiani dell’area di musica antica, nata con lo scopo di valorizzare il grande patrimonio noto e meno noto del Sei e Settecento europeo. A coordinare il progetto dell’Orchestra nazionale barocca è il Conservatorio di Palermo. Altro aspetto interessante è la politica di coproduzioni per contenere i costi ed offrire spettacoli di alta qualità.

La Fed darà una brutta notizia a Trump sui tassi? in Formiche 12 giugno



La Fed darà una brutta notizia a Trump sui tassi?
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La Fed darà una brutta notizia a Trump sui tassi?
Questa, non quella terminata venerdì nove giugno (come detto da alcuni), è la vera settimana delle monete. La settimana scorsa – è vero – c’è stata una notevole attesa per la riunione, a Tallin in Estonia, del Consiglio della Banca centrale europea, anche perché si pensava (con più emotività che accortezza) che le vicende politiche europee (elezioni britanniche, inizio del dibattito sulla legge elettorale italiana) avrebbe inciso sulle scelte delle autorità monetarie europee. In effetti, come sappiamo, dato che i segni di ripresa, pur se costanti, hanno segni di fragilità (su cui non influiscono le vicende di politica interna dei singoli Paesi), la Bce ha mantenuto la barra dritta: il Quantitative Easing viene mantenuto, anzi esteso sino alla fine del 2017, proprio per far sì che la ripresa si irrobustisca, ma aumenterà la vigilanza sugli istituti finanziari e sull’andamento degli aggregati macro-economici.
Più complesse, sotto il profilo sia tecnico sia politico, e di maggiore impatto sull’economia e sulla finanza mondiale (e soprattutto europea), le decisioni che è chiamato a prendere il Federal Reserve Board (l’autorità monetaria americana) mercoledì 14 giugno: se aumentare o meno i tassi direttori della politica monetaria americana.
Vediamo, in primo luogo, gli aspetti tecnici (sotto il profilo strettamente Usa). Dal dicembre 2015, la Fed (come viene giornalisticamente chiamata) ha ritoccato i tassi all’insù tre volte (l’ultima volta nel marzo scorso). Incrementi sempre molto leggeri giustificati dal basso aggregato di disoccupazione (4,3%, il più contenuto dal 2001) e, dunque, dal rischio di spinte inflazionistiche. Tuttavia, almeno sino all’ultima tornata di dati prodotti dal Bureau of Labour Statistics, tali spinte non si sono avvertite; anzi la core inflation (il tasso di aumento dei prezzi al consumo escludendo categorie molto volatili – gli alimentari e l’energia) viaggia all’1,5% l’anno. Non solo, la crescita dell’occupazione è diminuita da 187mila al mese nel 2016 a 121mila al mese (in media) negli ultimi tre mesi. Quindi, sotto il profilo strettamente tecnico economico, è difficili vedere le ragioni di un aumento dei tassi il 14 giugno.
Ciò nonostante, secondo una survey i cui risultati sono stati pubblicati il 90% degli analisti ritiene che il 14 zia Fed aumenterà i tassi di 25 punti di base. La ragione sarebbe non tecnica ma politica. Zia Fed sa che zio The Donald vuole liberarsi del presidente del Collegio che determina la politica monetaria americana per fare gestire l’organismo di sua stretta fiducia. E vuole, quindi, dare una dimostrazione d’indipendenza, proprio in un momento in cui The Donald è in tutt’altre faccende affaccendato.
Poche le implicazioni per gli Usa di un aumento così lieve del tasso direttore. Potrebbero essere più significative per l’eurozona. I “falchi” del Consiglio Bce potrebbero leggerle come chiara indicazione che il clima sta cambiando e che, quindi, non il caso di insistere su un Qe che avvantaggia principalmente quei lazzaroni sfaticati e superindebitati.
Quindi, occhio.