lunedì 20 febbraio 2017

Elezioni, Pd e il rebus della ripresa il Sussidiaro 20 febbraio



FINANZA E POLITICA/ Elezioni, Pd e il rebus della ripresa

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Quanto durerà la “ripresina” indicata dalle statistiche delle ultime settimane? Si trasformerà in ripresa? Sarà solida oppure, come le due precedenti, durerà lo spazio di un mattino e si entrerà di nuovo in una terza recessione (degli ultimi dieci anni) o nella “stagnazione secolare” di cui si paventa? Queste domande sono particolarmente rilevanti nei giorni in cui si sta mettendo a punto un’operazione di finanza pubblica per rispondere alle perplessità sollevate dall’Unione europea sul bilancio 2017 dell’Italia. Non solo, sotto il profilo politico, il Segretario del partito di maggioranza relativa (è ancora tale al momento in cui viene scritta queste nota) potrà affermare che il Governo da lui presieduto ha portato l’Italia fuori dalla secche e tentare sia di restare alla guida del Pd, sia di aspirare di tornare a palazzo Chigi. L’Economist in edicola dal 18 febbraio dedica all’ex Presidente del consiglio italiano un ritratto intitolato “Il giocatore d’azzardo”, un epiteto non certo elogiativo.
La spinta alla crescita del Pil italiano nella seconda metà del 2016 è arrivata principalmente dal settore industriale. Secondo la Hong Kong and Shangai Bank Corporation (Hsbc) sarà così anche per il primo trimestre del 2017, ossia i mesi in corso. La banca d’affari conferma le stime di crescita dell’anno appena iniziato allo 0,6%. Rimangono dunque invariate le stime degli analisti secondo i quali “non vi sono ragioni per modificare le previsioni di crescita dell’Italia nel breve termine”.
L’istituto con sede a Londra si mostra confident (fiducioso) sull’Italia anche perché nella seconda parte del 2016 il Paese ha positivamente sorpreso gli operatori di mercato, mettendo in luce una crescita del Pil superiore alle attese e agli altri Paesi europei. Con una crescita dello 0,3% trimestre su trimestre, il Bel Paese ha infatti superato sia la Francia (0,2%) che la Germania (0,2%) per la prima volta dal secondo trimestre del 2005. “A contribuire a questi dati positivi è stata la forte performance della produzione industriale, che ha contribuito con 0,2 punti base alla crescita del trimestre”. La produzione industriale occupa circa il 20% dell’economia italiana e nel terzo trimestre è aumentata dell’1,1%, “soprattutto grazie a forti risultati registrati a luglio e agosto”, chiariscono gli esperti.
Dall’altro lato della medaglia rimangono ancora alcune criticità legate al clima di fiducia dei consumatori. “Il consumo interno rimane debole, crescendo del solo 0,1% nel terzo trimestre, il ritmo più lento registrato dal terzo quarto del 2014”, viene spiegato nel report. Secondo l’opinione degli analisti di Hsbc, però, la dinamica di crescita resterà debole. Questo anche perché “l’inflazione è ancora solo marginalmente positiva (+0,1% a novembre) e risulta essere indietro rispetto al resto dell’Eurozona a causa dell’andamento del mercato del lavoro”.
Prospettive analoghe sono state delineate da Michael Heise, Chief Economist di Allianz SE. Nonostante tutto, il post Brexit si sta rivelando meno apocalittico del previsto e le stime per il 2017 sembrano moderatamente ottimistiche, se “si punterà sulla strategia giusta”. “L’incertezza legata a una stagnazione economica e all’instabilità politica non è una condizione europea, ma globale”, afferma Heise. “Le politiche monetarie, dopo l’intervento decisivo di Draghi nel 2012-2013, hanno avuto negli anni successivi un impatto decisamente meno rilevante. Non si può neppure imputare la crisi al calo dei consumi, dato che il settore vendite al dettaglio ha registrato un incoraggiante +8% dal 2013”.
Si sono riportate per esteso le prospettive tracciate da Hsbc e da Allianz SE per non essere accusati ancora una volta di essere “gufi” del “tanto peggio tanto meglio”. Tuttavia, se si raffrontano le sensazioni e le stime del complesso del gruppo del consenso (20 istituti, di cui Hsbc fa parte, che ogni mese aggiornano le previsioni econometriche a 24 mesi per un vasto numero di Paesi), il quadro è molto meno incoraggiante. Per l’intera area dell’euro il tasso di crescita del Pil scivola, in media, dall’1,7% nel 2016 all’1,5% nel 2017 e per l’Italia dallo 0,9% allo 0,8%. Un aspetto più preoccupante è l’ampiezza della forcella che, per l’Italia del 2017, varia dallo 0,6% all’1,1%. Anche nell’ipotesi degli ottimisti - ossia coloro che stimano una crescita dell’1,1% (molto pallida) - saremo il fanalino di coda dell’Ue, con un tasso di crescita leggermente inferiore o appena superiore a quello della Grecia. Quindi anche gli ottimisti hanno poco da stare allegri.
Le determinanti sono principalmente internazionali: il rallentamento del commercio mondiale in atto già da prima che Trump entrasse alla Casa Bianca, la probabile fine del Qe dato che, a livello dell’eurozona, il tasso d’inflazione (1,5%) si avvicina all’obiettivo statutario della Banca centrale europea, ragioni puramente politiche (le guerre in Medio Oriente, il terrorismo in Europa, l’ondata migratoria). In Italia si aggiungono le tensioni (e le possibili scissioni) all’interno del Partito di maggioranza relativa, una campagna elettorale che durerà un anno (tempo necessario per fare una legge elettorale consensuale tra tutte le forze politiche), un esito incerto (dato che il Paese è diviso in tre tronconi più o meno tutti di peso equivalente) e la necessità di un complesso negoziato per formare un Governo, l’aggravarsi del problema sociale (inevitabile in un contesto di dieci anni stagnazione contrassegnato da due recessioni). Per non citare che i nodi principali.
La “ripresina” si prospetta fragile. Sta alle forze politiche e sociali evitare che non si rompa prima di acquistare una certa robustezza. Il vero e proprio “spettacolo” che sta offrendo il Pd agli italiani non dà certo un contributo positivo. 


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sabato 18 febbraio 2017

L’educazione di un banchiere sbalordito, il libro di Oliviero Pesce in Formiche 18 febbrario



L’educazione di un banchiere sbalordito, il libro di Oliviero Pesce
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È sempre difficile recensire il libro di un amico, specialmente se si tratta di una persona con cui si é lavorato, anche se in reparti differenti, all’inizio della propria carriera per la medesima instituzione (la Banca mondiale). Si sono prese successivamente strade separate, vivendo spesso in continenti differenti e incontrandosi di tanto in tanto. Gli incontri sono stati più frequenti negli ultimi anni, una volta ambedue in quiescenza ai seminari dell’Istituto affari internazionai e ai concerti della stagione sinfonica del Santa Cecilia.
Oliviero Pesce e sua moglie Erminia sono le prime rersone da cui io e mia moglie Patrice siamo stati invitati a cena (con un gruppo di altri italiani) nel loro appartamento di Georgetown quando lessero (sul Bollettino Settimanale della Banca Mondiale) che un altro italiano era stato assunto dell’istituto. In quella primavera del lontano 1968 (sono passati ben 50 anni!) anche io ero a Washington a completare i miei studi presso la School of advanced interntional studies (Sais) della Johns Hopkins University.
Oliviero chiamò il Sais, ebbe il mio telefono privato e partì l’inatteso graditissimo invito a cena, il modo migliore per introdurmi nella minuscola comunità di italiani che lavoravano nelle istituzioni finanziarie internazionali di Washington. Questo episodio è indicativo della profonda gentilezza che contraddistingue Pesce e si avverte nelle 220 pagine del suo libro. Il volume, L’educazione di un banchiere sbalordito, non è una biografia in senso stretto ma un racconto, un decennio per capitolo (come nel film “La Famiglia” di Ettore Scola), di episodi e aneddoti nei vari luoghi dove la professione lo ha portato (principalmente Roma, Washington, Los Angeles, Londra, Milano). Mentre il lavoro stesso del banchiere cambiava radicalmente. Man mano che i lustri passano, Oliviero Pesce si sente sempre più studente in modo che lo “sbalordisce”.
Più che una biografia è un “racconto di formazione”, una formazione che dura ancora perché è strettamente congiunta allo “sbigottimento” del banchiere (e anche risanatore di istituti decotti) ormai quasi ottantenne il cui mondo professionale cambia rapidamente sotto i suoi piedi. Ne percepisce l’esigenza ma “si sbigotta” ugualmente.
Non aspettiamoci un saggio di storia bancaria contemporanea, della “crisi bancaria che in varie fasi ha travagliato l’ultimo decennio”, delle misure, giuste o sbagliate adottate per attutirne gli effetti. Il racconto si snoda attaverso aneddoti, ricordi di incontri che banchieri e uomini di finanza noti al grande pubblico, episodi di famiglia di cui solo i suoi congiunti sono nel contesto di sessanta anni di un’Italia che cambia – dal dopoguerra, al miracolo economico, all’autunno caldo con riferimenti ai vari “mondi” in cui Pesce viveva e lavorava. Sempre con allegria.
Nell’ultimo fascicolo del paludatissimo The Economic Journal, Alex Bryson del National institute of economic and social research e George Mckerron della Università del Sussex pubblicano un dotto saggio econometrico su dati di 39 tipologie di professioni e lavori: Are You Happy While You Work? (Sei contento quando lavori?). È un po’ la versione accademica del messaggio di Oliviero Pesce.
Oliviero Pesce
L’educazione di un banchiere sbalordito
Edizioni Clichy, San Miniato 2016
pp.224, euro 18
18/02/2017










giovedì 16 febbraio 2017

Il ritorno de “La Wally” in tempi 15 febbraio



Il ritorno de “La Wally”
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Febbraio 15, 2017 Giuseppe Pennisi
Riccardo Muti ha recentemente detto che sarebbe tornato alla Scala per dirigere un’opera se si fosse trattato di La Wally di Alfredo Catalani
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Riccardo Muti ha recentemente detto che sarebbe tornato alla Scala per dirigere un’opera se si fosse trattato di La Wally di Alfredo Catalani, titolo sparito dai repertori italiani anche la sua aria principale divenne il tema conduttore di un film degli anni ottanta di grande successo internazionale Diva di Jean-Jacques Beineix.
Senza attendere Muti e la Scala ne presentano un nuovissimo allestimento coprodotto da Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Teatro del Giglio di Lucca.
A dirigere l’orchestra Regionale dell’Emilia Romagna sarà la bacchetta di Francesco Ivan Ciampa, cast d’eccezione che vedrà nel ruolo di Wally l’acclamato soprano spagnolo Saioa Hernandez, della quale la grande Montserrat Caballé ha detto: “Per me è la diva del nostro secolo”, il tenore serbo Zoran Todorovich protagonista della scena operistica internazionale, che dopo il successo de “La Wally” all’Opéra de Montecarlo nel 2016 torna a vestire i panni di Giuseppe Hagenbach, il baritono Claudio Sgura di casa nei più prestigiosi teatri europei (Vincenzo Gellner), Serena Gamberoni (Walter) soprano dalla spiccata presenza scenica, che attualmente studia con Raina Kabaivanska – protagonista tra l’altro nel ruolo di Wally dell’ultimo allestimento di quest’opera visto a Piacenza nella lontana stagione lirica 1975 -, il basso Giovanni Battista Parodi (Stromminger), il mezzosoprano Carlotta Vichi (Afra) e il Mattia Denti (Il Pedone).
A firmare la regia Nicola Berloffa, anch’egli già applaudito dal pubblico del che abbandona per quest’allestimento ogni immaginario folklorico e bucolico e ammanta la storia di suggestioni quasi “noir”: “Wally si macchia di peccati capitali – spiega nelle note di regia – abbandona il padre, premedita un omicidio, si lascia andare alla dissolutezza concedendosi a Gellner con il solo scopo di ottenere da lui la morte di Hagenbach e infine si suicida. Verrà dipinta come un’eroina a tinte scure”.
“Libera come la luce e il vento”, Wally si muove dunque in un universo intriso di amore, morte, passioni estreme, che caratterizzano il libretto tratto dal romanzo Die Geier-Wally di Wilhelmine von Hillern, e che guardano al retaggio del Romanticismo tedesco e a tinte quasi espressioniste. E anche l’ambientazione che“Libera come la luce e il vento”, Wally si muove dunque in un universo intriso di amore, morte, passioni estreme, che caratterizzano il libretto tratto dal romanzo Die Geier-Wally di Wilhelmine von Hillern, e che guardano al retaggio del Romanticismo tedesco e a tinte quasi espressioniste. E anche l’ambientazione che vedremo sul palco è ispirata a questa visione, con “la montagna che incombe minacciosa sui protagonisti della vicenda fin dall’inizio – spiega ancora Berloffa – in tutta la sua grandezza e pericolosità”. Saranno le suggestive scene di Fabio Cherstich a evocare la forza distruttrice della tragica vicenda di Wally, insieme ai costumi di Valeria Donata Bettella e alle luci di Marco Giusti.
“La Wally” andò in scena per la prima volta alla Scala con grandissimo successo il 20 gennaio 1892. Catalani, già gravemente ammalato, morì l’anno seguente a soli 39 anni, stroncato dalla tubercolosi. Il compositore lucchese, conterraneo di Puccini e di soli quattro anni più giovane, affidò a quest’opera il suo testamento musicale.

Ecco quello di cui il Pd di Matteo Renzi non parla in formiche 15 frebbraio



Ecco quello di cui il Pd di Matteo Renzi non parla
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Ecco quello di cui il Pd di Matteo Renzi non parla
Il commento dell'economista Giuseppe Pennisi
La “triste scienza” (ossia la disciplina economica) si interessa da decenni di come eventi che sembrano puramente ed esclusivamente politici incidono sull’economia. E’ tema centrale, ad esempio, della teoria delle scelte pubbliche (meglio nota come scuola del public choice) nonché della teoria economica dell’informazione. Un settore specifico di quest’ultima analizza come l’informazione fornita dai media incide sulle scelte e sulla decisioni dei soggetti economici (individui, famiglie, imprese, pubbliche amministrazioni, governo, opposizione, e via discorrendo).
E’ singolare che dopo la direzione del 14 febbraio del partito di maggioranza relativo (e cioè il Pd) poche testate, pur dedicando pagine e pagine a resoconti e commenti, ne abbiano trattato le conseguenze economiche. Eppure, l’occasione veniva loro fornita su un piatto d’argento dalla pubblicazione (in contemporanea) delle previsioni della Commissione Europea per l’anno in corso e per il prossimo e di un acuto commento del Commissario Europeo Pierre Moscovici, secondo cui nodi economici italiani sono essenzialmente politici.
Basta scorrere le previsioni per accorgersi che sino al 2018 l’Italia si presenta come il Paese dell’Unione Europea che cresce meno. Ed inoltre, pur avendo un’alta disoccupazione, la riduce meno di tutti (un decimo della Spagna). Senza contare che – insieme con la Spagna – è lo Stato ad alto debito in cui l’aumento continua a crescere di più, al di là di componenti cicliche o di disastri naturali, e ad essere rifinanziato principalmente grazie alla Banca centrale europea (perché gli altri istituti italiani ed internazionali gli hanno voltato le spalle). Per non parlare di banche, burocrazia, giustizia, elusione ed evasione: tutte aree che necessitano urgente attenzione.
Chi guarda con il cannocchiale al dibattito della direzione del principale partito politico italiano trae l’impressione che tutti questi siano problemi secondari rispetto a quello della data delle prossime elezioni. Un gruppo le vuole al più presto (dopo avere preso due batoste: alle elezioni amministrative ed al referendum) nella speranza di avere una rivincita e nel timore che il loro leader – il quale si era impegnato a lasciare la politica ove il referendum costituzionale non avesse portato alla vittoria del Sì –  si logori nell’attesa (di qualche mese). Gli altri intendono, in vario modo, seguire le procedure interne del partito che, unitamente al lavoro di preparazione della nuova legge elettorale, porterebbe la legislatura a sua naturale scadenza. Non so se in questa “disfida” abbiamo ragione o torto i primi o i secondi.
Chi lo guarda con un cannocchiale più lungo (internazionale) non può non considerare banale l’accento sulla data delle elezioni, a fronte degli immensi problemi economici che l’Italia ha di fronte a sé. La scuola del public choice ci insegna che, nel breve periodo, un gruppo compatto, tenace ed ostinato può averla vinta ma che si tratterebbe di una vittoria di Pirro; l’aggravarsi della situazione economica, rispetto a quella di altri Paesi, rafforzerebbe i gruppi del Pd oggi all’opposizione e rappresenterebbe un regalo agli avversari esterni.
La teoria economica dell’informazione ci insegna che la disattenzione giornalistica sulle conseguenze economiche di eventi che paiono meramente “politici” sposta i lettori verso la contro-informazione spesso online che influisce negativamente sui comportamenti di individui, famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni. Aggravando il quadro economico a vantaggio delle opposizioni all’interno e all’esterno del Pd.