domenica 25 settembre 2016

MANOVRA/ Il trucco di Renzi per aggirare i vincoli dell'Europa in IlSussidiario 26 settembre



MANOVRA/ Il trucco di Renzi per aggirare i vincoli dell'Europa
Pubblicazione: lunedì 26 settembre 2016
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NEWS Economia e Finanza
Difficile accusare l'Ocse di essere una conventicola di “gufi”. Le previsioni di Chateau de la Muette a Parigi, sede dell'Organizzazione dei trenta Paesi del mondo a più alto reddito pro-capite, preconizzano crescita piatta (un misero 0,8% l'anno) per l'Italia nei prossimi due anni. Stime analoghe vengono dai corridoi del Fondo monetario internazionale e dal gruppo del “consenso” (i venti maggiori centri mondiali di analisi previsionale, tutti privati, nessuno italiano). Quasi in parallelo, il Presidente della Bundesbank e quello della Commissione europea affermano ufficialmente che l'Italia di flessibilità ne ha avuta sin troppa.
Quindi, salta la tattica che, secondo “maligni”, sarebbe stata definita dal Governo: ottenere flessibilità per aumentare il deficit corrente e includere nella Legge di bilancio interventi particolaristici tali da favorire categorie che potrebbero, nel successivo referendum, spostare parte dell'opinione pubblica verso il Sì. Nelle ultime ore, per tentare di mantenere l'ossatura della tattica, mutando la terminologia, non si parla di più di flessibilità, ma di esenzione dalla contabilità, su cui definire l'indebitamento netto della Pubblica amministrazione ai fini del rispetto delle norme europee, per le spese per l'ammodernamento degli edifici scolastici, per il terremoto e per i costi diretti dell'immigrazione.
Non si sa ancora quale sarà la risposta delle autorità e dei partner europei. Probabilmente negativa. Anche ove ci fossero aperture, sarebbero di corto respiro. I mercati (e gli italiani) sanno che non sono le convenzioni (e gli artifici) contabili a stimolare la crescita. Non solo, come abbiamo visto su queste pagine più volte (e ricordato la settimana scorsa), i Paesi del continente vecchio che hanno mantenuto tassi accettabili di crescita sono anche quelli che hanno tenuto sotto controllo il rapporto tra stock di debito pubblico e Pil, ma la stessa Ocse ci ricorda che i Paesi che negli ultimi anni hanno ridotto il perimetro pubblico (e della spesa pubblica) sono quelli che hanno avuto sviluppo (pur moderato dalla situazione demografica del continente): la Gran Bretagna ha ridotto la spesa pubblica dal 48,8% al 43% del Pil, la Spagna dal 46% al 43,3%, l'Irlanda dal 47,2 % al 35,9% e hanno avuto tassi di crescita annui del 2,3%, del 3,2% e del 6,9%, mentre l'Italia ha aumentato la spesa complessiva dal 49,9% al 50,7% e ha un'economia che ristagna.
Artifici contabili che comunque aumenterebbe disavanzo e rapporto tra debito e Pil scoraggerebbero i mercati. Il Governo potrebbe trovarsi con una crisi finanziaria analoga a quella del 1992 e del 2011. Soprattutto per quel che riguarda lo spread non tanto con i titoli tedeschi, quanto con i Bonos della Spagna, Paese che, nonostante le difficoltà di formare un governo stabile, ha saputo ridurre il perimetro della spesa pubblica e tenere sotto controllo il rapporto tra stock di debito e Pil.
In parallelo, è importante notare che gli occupati italiani sono con i francesi quelli con minori ore di lavoro annuali effettive nel mondo occidentale. Lo aveva rilevato Edward Prescott in un saggio pubblicato (ma si tratta di mera coincidenza) lo stesso anno (il 2004) in cui gli è stato conferito il Premio Nobel. Uno studio freschissimo di Alexander Bick (Arizona State University), Bettina Bruggemann (McMaster University) e Nicola Fuchs-Schundeln (Goethe Universitat di Francoforte) - Iza Discussion Paper No. 10179 - utilizza i dati delle indagini nazionali sulle forze di lavoro dal 1983 al 2011 per esaminare le ore effettivamente lavorate per persona occupata a livello aggregato per 18 Paesi europei e per gli Stati Uniti. In generale, gli europei occupati lavorano, su base annua, il 19% di meno degli americani. Circa la metà del differenziale deve attribuirsi a livelli d'istruzione e a normative nazionali su ferie e congedi. E l'Italia ne esce male.
Cos'ha fatto l'unica misura di politica economica del Governo, il Jobs Act, per mutare tale situazione? Dato che c'è un nesso tra ore lavorate, produttività e crescita, la materia richiede attenzione. Più della contabilità creativa.


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Quanto è difficile misurare uno sviluppo sempre più digitale in Avvenire 23 settembre



Quanto è difficile misurare uno sviluppo sempre più digitale
L’Istat ha rivisto dunque i dati di crescita: il 2014 si è chiuso con il segno più, passando da -0,3% a +0,1%. Inversione di tendenza netta, considerato come la nostra economia venisse da due anni di pesanti cali del Prodotto interno lordo (-2,8% nel 2012 e -1,7% nel 2013). Passare dal -0,3% al +0,1% ha un mero significato statistico: vuol dire che nel 2014 l’Italia non era più tecnicamente in recessione e che da allora, non dal 2015, è iniziata una piccola e fragile ripresa ancora non diventata però una crescita solida. Ma lo 'scarto' rilevato porta a una riflessione sulla misurazione.
Il Pil stima il risultato finale dell’attività produttiva dei residenti di un Paese in un dato periodo. Si è guadagnato una posizione di preminenza circa la sua capacità di esprimere o simboleggiare il benessere di una collettività nazionale e il suo livello di sviluppo o progresso. Il Prodotto interno lordo può essere stimato sia dal lato degli acquirenti (domanda) sia da quello dei produttori (offerta). Ormai quasi tutti i Paesi seguono i medesimi metodi di stima: rilevazioni per settori e comparti, pubblicazione di una stima rapida e di una più approfondita dopo alcune settimane, e ricostruzioni storiche dopo qualche anno. C’è, tuttavia, una forte insoddisfazione a riguardo dei metodi di stima. Le correzioni statistiche a posteriori rivelano anzitutto come sia sempre più difficile misurare la 'ricchezza delle Nazioni', giacché aumenta la fetta della torta costituita dai servizi e dall’economia digitale. È più facile, cioè, contare imballaggi – come si narra facesse l’ex governatore della Fed, Alan Greenspan, per interpretare il ciclo economico e magari anticiparne i corsi – che pesare transazioni digitali e servizi immateriali. Un problema comune a tutti gli economisti e statistici, non solo a quelli italiani. Il Prodotto interno lordo, in secondo luogo, non include alcuni elementi essenziali per valutare il benessere di un Paese e della sua società. Ignora ad esempio il valore del lavoro casalingo e volontario, la distribuzione del reddito, lo sostenibilità ambientale. Per questo motivo, si sta traghettando verso indicatori diversi, come quello del Benessere equo e sostenibile (Bes). In Italia un apposito gruppo Cnel-Istat ne ha messo a punto la metodologia e dal prossimo anno affiancherà ufficialmente le stime del Pil e sarà utilizzato per la politica economica. Si disporrà dunque di un indicatore decisamente più ricco e completo.
Giuseppe Pennisi
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giovedì 22 settembre 2016

Un festival per Camille Saint-Saëns: ecco chi era in Il Sussidiario 23 settembre



OPERA/ Un festival per Camille Saint-Saëns: ecco chi era

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Una rara immagine di Camille Saint-Saëns  Una rara immagine di Camille Saint-Saëns
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Il 24 settembre inizia alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia un festival importante. E’ organizzato dal Centro di musica romantica francese a Palazzetto Bru Zane (un’istituzione musicale interamente privata)  dove si terranno otto concerti. Verrà anche presentata un’opera rara Proserpine per ora a Parigi e Monaco di Baviera, ma è probabile che, al pari di altre iniziative del centro girerà in vari Paesi europei. E’ un festival di grande rilievo perché come appropriatamente scrive la brochure di presentazione, Camille Saint-Saëns è un ‘celebre sconosciuto’, specialmente in Italia dove è noto principalmente per il poema sinfonico Le Carnival des Animaux e l’opera Samson et Dalila.
Orfano di padre, Saint-Saëns fu cresciuto dalla madre e da una prozia; fu quest’ultima a iniziarlo al pianoforte. Straordinariamente precoce, debuttò in concerto all’età di undici anni. Due anni più tardi, lo troviamo al Conservatorio di Parigi nelle classi di Benoist (organo) e poi di Halévy (composizione). Se per due volte fallì il concorso del prix de Rome, nondimeno durante la sua carriera ottenne una quantità di riconoscimenti e nomine a vari incarichi istituzionali, tra cui l’elezione all’Académie des beaux-arts nel 1881. 
Virtuoso, organista della chiesa della Madeleine (1857-1877), fece grande impressione sui suoi contemporanei. Compositore fecondo e colto, si impegnò nella rivalorizzazione dei maestri del passato, partecipando alla realizzazione di edizioni delle opere di Gluck e di Rameau. Eclettico, difese tanto Wagner quanto Schumann. Da insegnante, ebbe tra i suoi allievi Fauré e Messager. In qualità di critico musicale, firmò numerosi articoli che attestano uno spirito forte e lucido, per quanto molto legato ai principi ell’accademismo. Fu questo stesso spirito a indurlo a fondare, nel 1871, la Société nationale de musique, e poi a darne le dimissioni nel 1886.
Formatosi alla scuola francese classica di pianoforte, per tutta la vita Saint-Saëns rimarrà un difensore del «jeu perlé», ottenuto con un uso moderato del pedale e un’articolazione molto dettagliata della diteggiatura. Può stupire che per quello che era il suo strumento abbia lasciato solo 34 opere, e che nessuno di questi si possa considerare il suo testamento musicale; tuttavia, va detto che i suoi cinque concerti per pianoforte non sono mai usciti dal grande repertorio (il secondo in particolare), nonostante la concorrenza, in tale ambito, di Schumann, Chopin, Liszt o Rachmaninov. 
Per Saint-Saëns, il pianoforte fa conoscere le proprie opere (che arrangia per pianoforte a quattro mani o per due pianoforti per facilitarne la diffusione), ma promuove attivamente quelle di Schumann, Beethoven, Mozart e della giovane generazione di compositori francesi, come Alexis de Castillon. sperimentazioni tecniche (ci ha lasciato tre quaderni di sei studi ciascuno), esso è anche il confidente delle sue passioni: il ritorno al passato (Sei Fughe, Suite in fa maggiore), l’esotismo (Africa, Concerto «Egiziano», Souvenir d’Ismaïlia, Les Cloches de Las Palmas…), l’analisi scientifica legata alla trascrizione (la Sonata di Liszt e la Sonata in si minore di Chopin arrangiate per due pianoforti, la Paraphrase sur La Mort de Thaïs di Massenet, arrangiamenti vari di Beethoven, Haydn, Mendelssohn, Reber, Gounod, Berlioz. Il festival offrirà se non l’integrale un’ampia selezione delle sua opere per pianoforte.
Saint-Saëns fu anche un pioniere, introducendo in Francia il poema sinfonico e facendosi paladino della musica dell'avvenire di Liszt e di Wagner, in un'epoca in cui Bach e Mozart erano il modello di riferimento. Egli rappresentò la personificazione della modernità artistica negli anni cinquanta e sessanta dell’ottocento, ma presto si trasformò in un duro e a volte sgradevole reazionario. 
All'alba del ventesimo secolo , Saint-Saëns lottava contro l'influenza di Debussy e Richara Strauss. Ciò non sorprende più di tanto, dal momento che la carriera di Saint-Saëns era iniziata quando Chopin e Mendelssohn erano nel pieno del loro successo, terminando all'affacciarsi del jazz; tuttavia è questa immagine di uomo bisbetico e irritabile che prevale ancora oggi.
La figura di Saint-Saëns si è sempre situata sul confine che separa i compositori famosi da quelli noti solo agli appassionati. È stato additato più volte come «il più grande compositore di serie B» o come «il più grande compositore privo di genio».
Il festival ha proprio l’obiettivo di una rivalutazione equilibrata.


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Echo of Globalization in Music and Vision 31 August




Echo of Globalization

France at the Festival of Nations,
reviewed by GIUSEPPE PENNISI


Città di Castello is a relatively small medieval town in Umbria with 40,000 residents. It is surrounded by walls and features many important churches and palaces as well as two significant museums. It is a quiet place, and for this reason it has been and is the residence of artists. For the last forty years, it has organized a rather peculiar festival at the end of August and the beginning of September. It is named the Festival of Nations (Festival delle nazioni) because each year it celebrates a nation and a specific national musical period. This year (23 August-3 September 2016) it deals with France in the phase around World War I. The concerts are not only held in Città di Castello (in churches and palaces) but also in nearby towns such as Umbertide and Sansepolcro, with the purpose of sharing costs of an operation that isn't easy: 'theme festivals' are always hard to organize, especially at the end of the Summer when many artists are committed to major activities.

The Festival della nazioni in Città di Castello. Photo © 2016 Monica Ramaccioni. Click on the image for higher resolution
France is part of series exploring music in the years around World War I, ie in 2014 the Nation selected was Armenia, in 2015 Austria and in 2017 Germany. It is mostly a chamber music festival, but the first and the last concerts are symphonic. On 23 August, the festival was opened by a performance of the Dijon Bourgogne Orchestra conducted by its principal conductor, the Hungarian Gergely Madaras, a young maestro (born in 1984) with gesture and touch quite similar to those of Daniel Harding. In the first part, the program included two late nineteenth century compositionsRavel's Le Tombeau de Couperin and Bizet's stage music for the drama Arlesienne by Daudet; this a happy and brisk piece followed by a pathetic and dramatic piece. After the intermission, a series of very happy overtures and suites from Offenbach's operettas. The audience was quite enthusiastic. The orchestra replied with an encore of Offenbach's Can Can and a traditional Burgundy way of applauding (ban bourguignon) when the audience joined in.

Introducing the Dijon Bourgogne Orchestra at the Festival della nazioni in Città di Castello. Photo © 2016 Monica Ramaccioni. Click on the image for higher resolution
On 24 August, the concert was given by two world famous pianists, the sisters Katia and Marielle Labèque, who perform together either with four hands at one piano or on two pianos. In the first part of the concert, they offered piano reductions of Ravel's Ma Mère l'Oye and Rapsodie espagnole, two works expressing the bourgeoisie in the years around World War I. In the second part, they dealt with the piano reduction of Stravinsky's Le Sacre du Printemps that in 1913 brought a revolution in French and Western European music. Katia and Marielle Labèque received real ovations and responded with a series of encores, including Philip Glass' exciting Fourth Movement composed expressly for them.

Katia and Marielle Labèque at the Festival della nazioni in Città di Castello. Photo © 2016 Monica Ramaccioni. Click on the image for higher resolution
Even though the Festival of Nations has a small budget, it commissions compositions. This year, of special interest is L'Argent o La Banca Universale (in the Italian text) on a libretto by Sandro Cappelletto (also in the role of the narrator), music by Pierre Thilloy (born in 1970) and played by the Suono Giallo Quintet. The half hour composition is based on Zola's novel L'Argent and deals with financial speculation in a globalized word, a topic as hot now as in the years preceding World War I. Pierre Thilloy lives and works not only in Paris but also in the Middle East. In his music, the echo of globalization can be sensed.
Copyright © 31 August 2016 Giuseppe Pennisi,
Rome, Italy
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