martedì 19 settembre 2017

Che cosa pensa il governo Gentiloni delle nuove regole in cantiere in Europa? in Formiche 19 settembre



Che cosa pensa il governo Gentiloni delle nuove regole in cantiere in Europa?
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Che cosa pensa il governo Gentiloni delle nuove regole in cantiere in Europa?
L'articolo dell'economista Giuseppe Pennisi
L’Unione europea (Ue) è a una svolta. Lo dice senza mezzi termini un lavoro di Urlic Fayl V. Hentaller, Gilbert Fayl e Ivo Grga della “Global Roundtable”, un autorevole think tank internazionale,. E nei confronti di questa “svolta” stanno lavorando Francia (appena uscita dal ciclo elettorale) e Germania (il cui ciclo elettorale sta per concludersi al termine di questa settimana).
L’Italia è alle prese con una lunghissima, e velenosissima, campagna elettorale che la distrae. Quindi, pare non accorgersene; sulla stampa scritta ne ha parlato unicamente Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera. Il negoziato franco-tedesco, a cui l’Italia, non è stata invitata a partecipare, non sembra oggetto di dibattito politico all’interno del Paese. Eppure è una trattativa che ci riguarda tutti. E da vicino.
Il negoziato attiene alla nascita di un Ministro delle Finanze Europeo e, quindi, di un bilancio europeo comune (finanziato con titoli garantiti da tutti gli Stati dell’Unione). È un necessario completamento dell’unione monetaria. Esso comporterà inevitabilmente nuove regole, soprattutto in materia di debito pubblico in essere e di nuovo indebitamento. Se il bilancio comune deve venire finanziato da titoli emessi dai 19 dell’unione monetaria, tali titoli devono avere una comune soglia di qualità. Potrebbe essere l’occasione per giungere a quella politica di stabilizzazione che non è stata attuata negli anni della crisi finanziaria, come scrivono Laura Jackson Young (università di Bentley), Micheal Owyang (Federal Reserve Bank of St. Louis) e Sarah Zubairy (Federal Reserve Bank of St.Louis) nel Working Paper No. 2017.22   della Federal Reserve Bank of St Louis “Debt and Stabilization Policy: Evidence from a Euro Area FAVAR”(FAVAR sta per una tipologia di simulazioni quantitative).
Ciò comporta due problemi molto seri per l’Italia:
– In primo luogo, il fatto di non essere stati invitati alle trattative preliminari indica che siamo “figli di un Dio minore” all’interno dell’Ue, nonostante siamo stati uno dei sei padri fondatori dell’Unione. Il caos in cui versa la nostra politica interna ne è indubbiamente una determinante.
– In secondo luogo, ciò vuol dire che il quadro politico italiano non viene considerato affidabile e che il nostro debito pubblico (per quanto da noi ritenuto “sostenibile”) è tale da indurre preoccupazioni ai nostri partner, specialmente in caso della nostra capacità di resistenza nell’eventualità di una “tempesta monetaria” internazionale analoga a quella del 1992.
C’è anche un corollario molto inquietante: l’ipotesi che le “nuove regole” vengano scritte con una partecipazione dell’Italia prevalentemente formale o con un’Italia disattenta (a causa della campagna elettorale e della mancanza di guida alla nostra diplomazia economica internazionale). Come avvenne, ad esempio, per le regole applicative del bail in.
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Mathis der Maler: il pittore a Bucarest in Il Susidiario 20 settembre



FESTIVAL ENESCU/ Mathis der Maler: il pittore a Bucarest

Al festival di Bucarest grandissimo successo di pubblico. Tra i tanti spettacoli uno dei sommi capolavori del Novecento: Mathis der Maler di Paul Hindemith. GIUSEPPE PENNISI
20 settembre 2017 Giuseppe Pennisi
Foto Andrei GindacFoto Andrei Gindac
Dal 1958 (quando, tre anni dopo la morte del compositore, la manifestazione, biennale, è iniziata) il Festival Enescu è diventato uno dei principali eventi musicali  internazionali a livello dei festival di Salisburgo e Lucerna e dei Promanade Concerts di Londra. Anche se relativamente poco frequentato dagli italiani, al Festival Enescu giungono spettatori da tutto il mondo. 
Quest’anno, il festival si svolge dal 2 al 24 settembre. I biglietti per i principali eventi si sono esauriti nel giro di pochi ore, ed in alcuni casi minuti, da quando sono stati messi in vendita all’inizio di febbraio. A esempio, quest’anno, tra botteghino ed online  sono finiti in dieci minuti dalla messa in vendita quelli della serie “Le grandi orchestre del mondo”, i biglietti per i concerti della Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly e David Garrett, della Royal Philarmonic di Londra con Martha Argerich e della Israeli Philarmonic Orchestra con Khatia Buniatishvili. Nella serie “I grandi solisti”, sono bastati pochi secondi per i biglietti per Lang-Lang e per il recital di Jonas Kaufmann ed Anoushka Shankar, e poco più di cinque minuti per quelli di Leonidas Kavakos, Gautier Capuçon e Maxim Vengerov. 
Sono concerti che vengono tenuti in una sala di 4.000 posti o in spazi più piccoli. Di norma se ne tengono tre o quattro al giorno di cui uno dedicato alla musica contemporanea alle 11 del mattino in uno degli auditori della radio, due (alle 16:30 ed alle 22:30) di musica di camera, di musica barocca e per formazioni orchestrali contenute nel gioiello architettonico di fine Ottocento (Ateneo Romeno) ed uno alle 19:30 per grandi orchestre in una Grande Sala di 4000 posti.
Uno degli appuntamenti più importanti è stata l’esecuzione in forma di concerto di uno dei sommi capolavori del Novecento: Mathis der Maler di Paul Hindemith. Una sua messa in scena richiede uno sforzo produttivo enorme: organico orchestrale smisurato, doppio coro, undici solisti (di cui otto prime patti), sette ‘quadri’, con cambiamenti di scena all’interno dei singoli quadri. Richiede anche un pubblico avvezzo: quattro ore di musica ed un libretto denso di considerazioni filosofiche e teologiche. Non credo sia mai stato messo in scena in Italia. Alcuni anni fa ce ne fu un’ottima produzione a Monaco di Baviera.
Il protagonista modellato sul pittore Mathis Grünewald, è preso nelle vicende storico politiche del Cinquecento (guerra di religione, rivolte dei contadini contro l’aristocrazia feudale) e deve scegliere se scendere in campo o restare nella torre eburnea della sua arte. L’azione politica – quasi tutti i personaggi del lavoro sono realmente esistiti – sembra essere più forte dell’arte.  Sino a quando, in una delle scene finali, Mathis si immagina nel ruolo di Sant’Antonio di fronte alle tentazioni e riceve il consiglio di dedicarsi all’immortalità dell’arte piuttosto che alla politica. L’opera ha debuttato nel 1938, quando il tema del ruolo dell’intellettuale e la politica era di grande attualità (si pensi a La Trahison des Clercs di Julien Benda).
Ho esaminato altrove gli aspetti più spiccatamente tecnico-musicologi del lavoro. Qui occorre rilevare che Hindemith, dopo aver filtrato con l’avanguardia della prima metà del Novecento, ritorna , con Mathis der Maler, alla scrittura tonale, con arie, dueti, sestetti, concertati, interludi sinfonici
La messa in scena rischierebbe un grandioso apparato. A Bucarest lo si è sostituito con proiezioni multimediali curate da Carmen Lidia Vidu e dai suoi colleghi: basate su opere di Grünewald e della sua epoca (con elementi di arte contemporanea romena). Un modo astuto per superare l’ostacolo. Un modo che ha richiesto, senza dubbio, enorme lavoro di ricerca ed animazione.
Gli aspetti musicali erano affidati ad uno dei maggior esperti del Novecento, Lawrence Foster, allievo lui stesso di Hindemith quando il compositore insegnava all’Università della California a Los Angeles. L’Orchestra della Radio Nazionale Romena ed il Coro Accademico della Radio Romena fornivano il vastissimo organico. Direzione di grande livello che ha colto tutte le sfumature di una partitura complessa.
Voci di altissimo livello, ad iniziare dal protagonista Lester Lynch (Mathis), un baritono di altissima qualità e di grande presenza scenica (anche in un’esecuzione in forma di concerto) con una modulazione perfetta per i ruoli verdiani (li ha cantati anche alla Scala). 
Il suo deuteragonista il tenore wagneriano Torsten Kerl (Albrecht von Brandenburg); non lo ascoltavo dal vivo dal 2004 a Vienna (in Die tote Stadt di Korngold); ha acquistato qualche chilo ma ha mantenuto una voce chiara e squillante che sa scivolare perfettamente nei pianissimi (che in Mathis hanno un ruolo essenziale). Bello rivedere Falk Struckmann (Riedinger), uno dei protagonisti del Ring fiorentino di Mehta, Ronconi e Pizzi nel 1978-82; è ancora freschissimo. Nel gruppo maschile, da notare l’austriaco Norbert Ernst (Hans Schwalb), spesso ascoltato in Strauss e Wagner e due voci promettenti Cosmin Ifrim (Sylvester) e Peter Galliard (Wolfgang Capito). Nel gruppo femminile, eccelle Brigette Pinter (Ursula), un soprano wagneriano di fama in grado di scendere a registri molto bassi. Di buon livello Katerina Tretyakova (Regina), un soprano lirico di coloratura, e Stilla Grigorian (Contessa Helfenstein), un abile contralto. 
L’opera – si è detto – è ardua. Dopo la prima parte (oltre due ore), la grande sala (4000 posti) ha perso parte del pubblico . I restanti (pur sempre almeno 2000) hanno risposto con applausi ed ovazioni,

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lunedì 18 settembre 2017

La Filarmonica della Scala travolge Bucarest in Formiche 18 settembre



La Filarmonica della Scala travolge Bucarest
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La Filarmonica della Scala travolge Bucarest
L'articolo di Giuseppe Pennisi
Come ogni due anni, da Salisburgo vado pellegrino a Bucarest, dove si svolge uno dei maggiori festival musicali mondiali. Anche se relativamente poco frequentato dagli italiani, al Festival Enescu giungono spettatori da tutto il mondo. Quest’anno, il festival si svolge dal 2 al 24 settembre. I biglietti per i principali eventi si sono esauriti nel giorno di pochi ore, ed in alcuni casi minuti, da quando sono stati messi in vendita all’inizio di febbraio.
Tra botteghino ed internet sono finiti in dieci minuti dalla messa in vendita quelli della serie “Le grandi orchestre del mondo”, i biglietti per i concerti della Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly e David Garrett, della Royal Philarmonic di Londra con Martha Argerich e della Israeli Philarmonic Orchestra con Khatia Buniatishvili. Nella serie “I grandi solisti”, sono bastati pochi secondi per i biglietti per Lang-Lang e per il recital di Jonas Kaufmann ed Anoushka Shankar, e poco più di cinque minuti per quelli di Leonidas Kavakos, Gautier Capuçon e Maxim Vengerov. Sono concerti che vengono tenuti in una sala di 4.000 posti o in spazi più piccoli. Di norma se te tengono tre o quattro al giorno di cui uno dedicato alla musica contemporanea alle 11 del mattino in uno degli auditori della radio, due (alle 16:30 ed alle 22:30) di musica di camera, di musica barocca e per formazioni orchestrali contenute ed uno alle 19:30 per grandi orchestre.
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Date le mie preferenze, le attrazioni principali erano l’opera Mathis der Maler di Paul Hindemith presentata integrale ma in forma di concerto e la Philarmonia Orchetra di Londra diretta da Vladimir Ashkenazy e con solista il giovane Michael Barenboinm, figlio del più noti Daniel.
Sono anche andato al primo dei due concerti della Filarmonica della Scala. Mi ha colpito la folla. Il concerto si teneva nel più vasto degli auditori, stipato in ogni ordine di posti , e con diverso pubblico in piedi od accovacciato tra le file di poltrone, indicazione che l’attesa era grande.
Il concerto era articolato su due parti. La prima era il notissimo concerto in re per violino ed orchestra Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Solista David Garrett, chiamato  cross-over star per gli stili musicali (dal rock ai Beatles, alla solistica più ardita) che abbraccia. Sul podio, Riccardo Chailly. Una struttura classica, tripartita con il primo tempo in forma di sonata ed il terzo bravuristico e brillante, incentrato quasi interamente sul solista. Tre  brevi bis (a forte richiesta del pubblico) e dieci minuti di ovazioni prima dell’intervallo.
La seconda parte era dedicata alla sinfonia n. 12 in re “L’anno 1917″ di Dmitri Šostakovič, opera rivolta non tanto a celebrare la Rivoluzione d’Ottobre (sappiamo quanto il ‘comunista per bene Šostakovič ebbe a patire durante lo stalinismo) quanto la figura di Lenin. I quattro movimenti (ciascuna con un titolo) si riferiscono specificatamente ai “giorni che cambiarono il mondo”. Devo ammettere che la dodicesima non è la sinfonia di Šostakovič che più amo. Come in ogni lavoro celebrativo, ha a mio avviso qualcosa di artefatto. La considero inferiore alla settima sinfonia in do “Leningrado” che trasuda di amore di Šostakovič per la sua città, specialmente durante i nove mesi di assedio tedesco. Chailly e la Filarmonica della Scala sono riusciti a farmela apprezzare, soprattutto il breve terzo movimento (“Aurora” dal nome dell’incrociatore da cui venne sparato il primo colpo di cannone, a salve, contro il Palazzo d’Inverno). Alle ovazioni ed alle richieste di bis, Chailly e l’orchestra hanno risposto con la sinfonia de “I Vespri Siciliani”.
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18/09/2017

domenica 17 settembre 2017

La domanda sulla Germania cruciale per l'Europa in Il Sussidiario 18 settembre



FINANZA/ La domanda sulla Germania cruciale per l'Europa
Domenica in Germania avranno luogo le elezioni. Angela Merkel sembra vicina alla vittoria. C’è comunque una domanda importante sul futuro tedesco ed europeo. GIUSEPPE PENNISI
18 settembre 2017 Giuseppe Pennisi
Angela Merkel (Lapresse)Angela Merkel (Lapresse)
Tra meno di una settimana in Germania avranno luogo le elezioni politiche. Sono votazioni che riguardano noi tutti. Da un lato, la Germania del primo scorcio di questo ventunesimo secolo ha, in Europa, un ruolo molto simile all’Impero guglielmino, quando il Cancelliere era Bismarck: è così grande che un suo sussulto si riverbera su tutto il continente (o almeno sull’intera Unione europea e ancor più sull’eurozona), ma non è abbastanza grande da risolvere tutti i problemi europei. In questo dilemma, i tre Cancellierati di Angela Merkel, sono stati esemplari.
Da un canto, ha provato di essere una delle rare personalità politiche europee con un’idea chiara del futuro dell’Europa: non è una “federalista” nel senso spinelliano, ma persegue piuttosto il progetto di una confederazione in cui possono coesistere Stati e Nazioni con storie e tradizioni differenti purché abbiano alcuni obiettivi fondanti comuni. Sul piano interno (europeo) quello di evitare contrasti che l’hanno insanguinata in passato, non quello di essere “un luogo dove si vive bene e dove si è contenti di vivere”. È questo l’obiettivo che è riuscita a perseguire e realizzare in Germania e che le assicura (tranne che non ci siano sorprese dell’ultima ora) un quarto mandato alla Cancelleria. In questi ultimi tempi sono stato di frequente nella Repubblica Federale: vi si respira benessere (ma senza ostentazione) e non si avvertono forti differenze e tensioni sociali. Un “modello” a cui dovrebbero ambire numerosi Paesi dell’Europa in via d’integrazione.
Per giungere alla vittoria, dato che guida il partito di maggioranza relativa, Merkel non ha esitato a mutare partner di governo (e, quindi, alleanze) e anche a effettuare forti cambiamenti di politiche pubbliche (di particolare rilievo, quella nei confronti delle immigrazioni proveniente dal Vicino Oriente). Lo ha fatto, a volte, in modo spregiudicato, ma sempre tenendo occhi e orecchi sui “sentimenti” dell’opinione pubblica.
È, per molti aspetti, la prova vissuta del detto andreottiano che il potere logora che non lo ha o non sa usarlo in modo accorto. In breve, i sondaggi che le assicurano un quarto Cancellierato, tranne eventi improvvisi dell’ultima ora, sono affidabilissimi. Prima donna a essere eletta alla carica, la terrà più a lungo del suo “capo” e rivale, all’interno del Partito Cristiano Democratico/Cristiano Sociale, Helmut Kohl, e dello stesso “Cancelliere di Ferro” Otto von Bismarck.
In questi giorni, immediatamente precedenti le elezioni, gran parte dei commentatori si chiedono quale sarà la sua politica di alleanze all’interno della Repubblica Federale. Se lo chiederanno ancora di più dopo il 24 settembre, soprattutto se, come è prassi in Germania, i negoziati per la formazione del governo sono lunghi. In passato, Angela Merkel ha, a mio avviso correttamente, inteso che l’alleanza venisse saldata unicamente dopo la definizione di accordi precisi sui disegni di legge principali che il Governo avrebbe presentato al Parlamento.
Sono interrogativi importanti. Ma a mio avviso, ce ne è uno più cruciale: cosa avverrà dopo il quarto cancellierato Merkel? È un interrogativo che ci riguarda tutti da vicino. Non ritengo sia possibile, se non altro per ragioni di età, un quinto Cancellierato Merkel. Inoltre, credo che un altro Paese europeo, ad esempio la Francia, possa aspirare a prendere il ruolo della Repubblica Federale Tedesca. Tuttavia, non sembra che i cristiano democratici e i cristiano sociali abbiano preparato tra le loro file un successore. Il partito liberal-democratico e il partito verde sono troppo piccoli per aspirare alla Cancelleria. I due partiti di estrema destra ed estrema sinistra non hanno pretese di leadership europea. Anzi sono anti-europei.
All’indomani delle elezioni il “dopo Merkel” dovrebbe essere il tema centrale di dibattito.
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