venerdì 26 maggio 2017

Tutti gli appuntamenti dell’Accademia Filarmonica Romana della prossima stagione in Formiche 26 maggip



Tutti gli appuntamenti dell’Accademia Filarmonica Romana della prossima stagione

AddThis Sharing Buttons
Share to WhatsAppShare to TwitterShare to FacebookShare to Google+Share to LinkedInShare to E-mail
Tutti gli appuntamenti dell’Accademia Filarmonica Romana della prossima stagione
L’Accademia Filarmonica Romana ha quasi due secoli. La stagione n. 197 contiene circa cinquanta appuntamenti di musica, danza, teatro e letteratura per promuovere un’offerta culturale diversificata, aperta a tutti e per tutte le età. Ad accoglierli il Teatro Olimpico per il teatro musicale e la danza, il Teatro Argentina per la musica da camera e i grandi solisti internazionali, la Sala Casella con il suo Cerchio della musica (un modo diverso, da parte del pubblico, di avvicinarsi alla musica, stabilendo con gli artisti un rapporto più intimo e diretto), e la piccola Sala Affreschi per i concerti dedicati alla musica di oggi e ai giovani interpreti.
Due appuntamenti, molto differenti fra loro, segnano l’avvio di stagione ad ottobre. Il primo a dare il via domenica 15 ottobre in Sala Casella è il pianista Gabriele Carcano, classe 1985, giovane sì ma già artisticamente maturo, che apre la seconda parte del ciclo Beethovenklavier, avviata con grande successo di pubblico nell’autunno 2016, con l’esecuzione integrale delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven. Due giorni dopo, il 17 ottobre, sul palco del Teatro Olimpico tornano gli acclamati ballerini-illusionisti più famosi al mondo: sono i Momix che presentano W Momix Forever (in scena fino al 5 novembre), spettacolo nato dalla creatività e fantasia di Moses Pendleton per festeggiare i 35 anni della compagnia statunitense.
Da giovedì 9 novembre (fino al 26 novembre) va in scena al Teatro Olimpico la prima, attesa, italiana – produzione dell’Accademia Filarmonica Romana e del Festival Les Nuits de Fourvière di Lione – del Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio, (nella foto) nuovo originale lavoro di questa orchestra che della multietnicità (umana e artistica) ha fatto il suo punto di forza.
Sarà un Don Giovanni androgino, affidato alla voce femminile di Petra Magoni: pensato come un redivivo Cab Calloway in un immaginario Cotton Club dall’ambientazione anni ‘20 ma anche fortemente contemporaneo, Don Giovanni dirigerà la sua orchestra e il suo destino in una pulsione di libertà e perdizione, fra lirica e ritmi e melodie pop, reggae, sonorità arabe, africane e samba… Mario Tronco firma la direzione artistica e la regia, quest’ultima insieme ad Andrea Renzi, mentre le elaborazioni musicali saranno affidate a Leandro Piccioni, Pino Pecorelli e lo stesso Tronco. Nel cast, accanto a Petra Magoni e ai musicisti dell’orchestra, ritroviamo anche Mama Marjas (protagonista della precedente Carmen secondo dell’Orchestra di Piazza Vittorio), insieme a Hersi Matmuja, Evandro Dos Reis, Omar Lopez Valle, Houcine Ataa e, alla prima collaborazione con l’Orchestra, Simona Boo dal 2015 vocalist dello storico gruppo napoletano dei 99 Posse.
Vincitore del Borletti Buitoni Trust Fellowship, riconoscimento prestigioso che lo ha presto inserito tra i migliori giovani talenti della scena musicale internazionale, a Gabriele Carcano spetta dunque il primo recital della seconda parte del Beethovenklavier che si terrà in cinque concerti, dal 15 ottobre al 17 dicembre, la domenica pomeriggio (ore 17.30) in Sala Casella. La Filarmonica chiama dunque a raccolta una nuova generazione di artisti italiani, giovani sì, ma già artisticamente maturi.
Al Teatro Argentina, consolidando una preziosa collaborazione con il Teatro di Roma saranno di scena la musica da camera e i grandi solisti di oggi. Nel percorso dei sette concerti della stagione (il giovedì alle ore 21), cui si aggiunge il ciclo di cinque appuntamenti del Focus Baudelaire in coproduzione con il Teatro di Roma, si potranno ascoltare interpreti di valore assoluto, impegnati in programmi che spaziano dal barocco ai nostri giorni. Ad inaugurare il ciclo il 25 gennaio la rarità barocca di La sete di Christo (1683) oratorio di Bernardo Pasquini affidato all’interpretazione di Concerto Romano diretto da Alessandro Quarta.
Poesia e musica si incontrano in questo progetto che vede collaborare insieme Filarmonica Romana e Teatro di Roma, dedicato alla lettura integrale de I fiori del male di Baudelaire, associandovi le musiche di quegli autori (Liszt, Chopin, Beethoven) che Baudelaire conosceva e amava. Cinque concerti concentrati in pochi giorni (dall’11 al 22 marzo) di cui saranno interpreti il pianista Roberto Prosseda e il poeta e francesista Nicola Muschitiello,  che ha curato per la Bur la recente traduzione della prima edizione del 1857 de I fiori del male celebrata come “nuova, coraggiosa traduzione della prima edizione censurata” del libro. È proprio su questa raccolta, comprendente anche le sei poesie “scandalose” che nel 1857 un tribunale parigino condannò ad essere espunte definitivamente dall’opera, che si concentreranno le letture di questa piccola rassegna.
Nell’anno in cui ricorre il centenario della scomparsa di Claude Debussy, sei i concerti tutti alla Sala Casella (la domenica alle ore 17.30, dal 21 gennaio al 22 aprile), realizzati in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, offriranno al pubblico una panoramica pressoché esaustiva su questa importantissima sezione del catalogo delle composizioni di Debussy.
Costellazione K è l’omaggio della Filarmonica Romana ai novant’anni di György Kurtág, una delle grandi personalità musicali del Ventesimo secolo e della contemporaneità. Cinque grandi compositori contemporanei, legati a Kurtág da amicizia e comunanza spirituale, hanno contribuito alla definizione di questo percorso scrivendo un brano legato a una delle numerose fonti d’ispirazione del compositore ungherese: Peter Eötvös, László Sáry, Howard Skempton, l’eclettico Lukas Ligeti e Toshio Hosokawa.
L’attenzione della Filarmonica alla musica d’oggi prosegue in stagione con la terza edizione di Assoli: sono i concerti, sei in tutto, che si terranno in Sala Casella e nella piccola e accogliente Sala Affreschi della Casina Vagnuzzi, sede della Filarmonica, il venerdì, dal 9 febbraio al 20 aprile (ore 19).
Prosegue l’interesse della Filarmonica per il mondo jazz, cui da diverse stagioni riserva una nutrita serie di serate speciali. Quest’anno filo conduttore sarà Il jazz e i suoi strumenti e vedrà ripercorrere la carriera artistica di importanti musicisti e straordinari strumentisti della storia del jazz, che hanno contribuito alla creazione di differenti stili interpretativi. Il primo appuntamento con la danza sarà con gli straordinari Momix.
Si conferma infine per il quinto anno consecutivo la collaborazione con la Camerata Italica, il Conservatorio di Musica Santa Cecilia e la Iuc, per la nuova edizione del Festival “Un organo per Roma” ideato da Giorgio Carnini. Un’occasione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul problema della mancanza di un organo da concerto all’interno della Sala Santa Cecilia nell’Auditorium Parco della Musica, organo progettato, arrivato alla gara d’appalto e mai realizzato.
Un programma è  dedicato ai giovani e ai giovanissimi. Comprende, tra l’altro la Carmen di Bizet, con due diversi spettacoli collegati a progetti didattici specifici per le fasce di età dai 3 ai 15 anni, che verranno delineati durante l’arco dell’anno, in collaborazione con le scuole di Roma e provincia: si tratta di Opera Kids (3-6 anni) e Opera Domani (6-15 anni), volti a elaborare strategie didattiche e teatrali coinvolgenti, divertenti, ma soprattutto adatte ognuna al proprio pubblico di riferimento. E Allegro Capriccioso per i piccolissimi tra i zero e i tre anni.

mercoledì 24 maggio 2017

Il “Viaggio a Reims” arriva all’Opera di Roma in Tempi del 24 maggio



 

 

·         Spettacolo

Il “Viaggio a Reims” arriva all’Opera di Roma

Invia per EmailStampa
maggio 24, 2017 Giuseppe Pennisi
Arriva il 14 giugno a Roma l’edizione curata da Damiano Michieletto
Viaggio a Reims_Amsterdam_@Clärchen&Matthias Baus_23M3220
http://static.chameleon.ad/banner/proxy/2898083

http://static.chameleon.ad/banner/proxy/2890523

http://static.chameleon.ad/images/chameleon_16.png
“Il Viaggio a Reims” di Gioacchino Rossini è un’opera “miracolata” in quanto considerata perduta sino a quando una studiosa americana ne ha ritrovato la partitura originale (in gran parte riutilizzata dallo stesso Rossini per “Le Comte Ory”) nei polverosi archivi dell’Accademia di Santa Cecilia. “Il Viaggio” venne lanciato da una favolosa esecuzione scenica (regia di Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, direzione musicale di Daniele Abbado) al Rossini Opera Festival (ROF) del 1984, poi ripresa diverse volte a Pesaro, Vienna e alla Scala. Ebbi la gioia di vederla al ROF sia nella prima versione del 1984 sia in quella per giovani cantati dell’Accademia Rossiniana curata da Emilio Sagi (viene replicata ogni anno al ROF da oltre un quarto di secolo ed ha ciurcuitato anche in altri teatri).
Variamente chiamato, negli stessi autografi, “Cantata Scenica” o “Opéra Comique en un Act”, “Il Viaggio a Reims” è un lavoro d’occasione: permette di mostrare l’abilità dei sette maggiori cantanti del Théatre Italien di Parigi nei giorni del 1825 in cui si festeggiava l’incoronazione di Carlo X, il quale avrebbe concesso a Rossini un lauto stipendio e una ricca pensione di cui il nostro ha goduto dall’età di 37 anni (Caro Tito Boeri i baby pensionati non sono un’italica invenzione recente). Sta a “Le Comte Ory” come “Ernani” sta a “Il Trovatore”: un magnifico abbozzo di quello che sarebbe diventato uno stupendo lavoro completo. Purtroppo i bigotti impresari del romanticismo e del Novecento storico hanno boicottato “Le Comte” poiché troppo intriso di eros. E’ comunque lavoro importante che richiede un cast di stelle. A Roma ha impiegato oltre 30 anni per arrivare nel giugno 2009 dagli archivi alla Sala grande dove opera l’Accademia di Santa Cecilia e che in questi tre decenni sia stato ignorato anche dal Teatro dell’Opera.
Arriva il 14 giugno a Roma l’edizione curata da Damiano Michieletto. “Trattandosi di un’opera priva di una vera e propria drammaturgia, nel realizzarla ho cercato un pensiero che non fosse solo divertente o brillante, ma anche legato al motivo per cui il lavoro è stato scritto”. Michieletto a proposito della produzione del Viaggio a Reims di Gioachino Rossini che debutta al Teatro dell’Opera di Roma mercoledì 14 giugno 2017. Lo spettacolo, andato in scena per la prima volta con grande successo all’Opera Nazionale Olandese nel gennaio 2015, arriva per la prima volta in Italia con la direzione musicale di Stefano Montanari, che lo aveva già interpretato ad Amsterdam. Le scene sono realizzate da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti e le luci da Alessandro Carletti. Protagonisti sul palco sono Mariangela Sicilia (Corinna), Anna Goryachova (La Marchesa Melibea), Maria Grazia Schiavo (La Contessa di Folleville), Francesca Dotto (Madama Cortese), Juan Francisco Gatell (Il Cavaliere Belfiore), Levy Sekgapane (Il Conte di Libenskof), Adrian Sâmpetrean (Lord Sidney), Nicola Ulivieri (Don Profondo), Bruno De Simone (Il Barone di Trombonok) e Simone Del Savio (Don Alvaro).
“La vicenda è ambientata in un museo alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra – prosegue Michieletto – Tutti i personaggi sono in preda alla frenesia e all’ansia per l’attesa dell’evento, che corrisponde alla partenza per Reims del libretto dell’opera. Alcuni di loro sono personaggio reali: Madama Cortese per esempio è la direttrice del Museo. Altri sono personaggi storici, appartenenti ai dipinti esposti nel museo. L’arrivo di una grande e misteriosa tela darà una svolta alla vicenda, sempre all’insegna dell’occasione storica per la quale Il viaggio a Reims fu scritto: l’incoronazione di Carlo X a re di Francia”.
Foto: Clärchen&Matthias Baus

La Germania protagonista della cinquantesima edizione del Festival delle nazioni in Formiche del 24 maggio



La Germania protagonista della cinquantesima edizione del Festival delle nazioni
AddThis Sharing Buttons
Share to WhatsAppShare to TwitterShare to Facebook1Share to Google+Share to LinkedInShare to E-mail
La Germania protagonista della cinquantesima edizione del Festival delle nazioni
È con l’omaggio alla Germania che il Festival delle Nazioni di Città di Castello festeggia la sua cinquantesima edizione. Dal 29 agosto al 9 settembre 2017, la manifestazione umbra dedicherà il suo cartellone alla cultura musicale tedesca dei primi decenni del Novecento concludendo in questo modo il progetto triennale dedicato al contesto culturale del primo conflitto mondiale, avviato due anni fa con l’Austria in occasione del centenario dall’inizio delle ostilità e proseguito nel 2016 con la Francia.
“Ma se per Austria e Francia il filone seguito è stato soprattutto quello della musica scritta e ascoltata nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento – precisa il direttore artistico Aldo Sisillo –l’edizione di quest’anno, dedicata alla Germania, si concentrerà anche sulla musica del dopoguerra, sulle diverse reazioni del mondo culturale tedesco, in particolare quello musicale, a una situazione sociale ed economica molto difficile, causata anche dalle pesanti condizioni imposte per la resa alla Germania dalle nazioni vincitrici. Si potranno ascoltare musiche dei compositori strenui sostenitori della grande tradizione tedesca, come Richard Strauss, del grande repertorio cabarettistico, e degli autori che interpretarono l’esigenza del superamento del linguaggio tardo romantico, giunto alla sua saturazione, come Paul Hindemith“.
Tra grandi nomi e talenti emergenti, spaziando in repertori e generi diversi, il Festival delle Nazioni festeggia il suo anniversario anche arricchendo la sua proposta e aumentando il numero degli appuntamenti, con 19 eventi solo nel cartellone principale – contro i 16 della scorsa edizione – e numerosissime attività collaterali. Tra gli interpreti che hanno confermato la loro presenza: Ute Lemper, Quartetto Prometeo, Athenäum Quartet, Beppe Servillo e Ensemble Berlin, Michael Nyman, Alexander Lonquich, Enrico Bronzi, Cristiana Morganti e Leonid Grin.
Ad inaugurare la 50esima edizione sarà la Jugendorchester der Bayerischen Philharmonie con Henri Bonamy nella doppia veste di direttore e solista al pianoforte. L’orchestra di Monaco – che con i suoi 34 anni di vita è l’ensemble giovanile con la più lunga tradizione e storia della Baviera – aprirà ufficialmente questa edizione con le note dell’Ouverture dal Freischütz (Il franco cacciatore) di Weber, cui faranno seguito, in un programma di grande attrattiva, il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, la Concertante Suite di Heinz Schubert con David Frühwirth violino solista e, in chiusura, la Quinta Sinfonia di Mendelssohn La riforma (29 agosto, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
La Grande Guerra è il filo conduttore che lega anche le produzioni originali proposte dal Festival in questo triennio. A due anni da Immagini e suoni della Grande Guerra, le storie dei soldati italiani coinvolti nel conflitto, emerse grazie alle ricerche negli archivi della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, faranno da drammaturgia per il nuovo spettacolo dal titolo Cronache dalla Grande Guerra: una performance con i testi e la voce narrante di Enrico Paci che vedrà impegnati, per la parte musicale, Simone Nocchi, interprete al pianoforte delle Visions fugitives di Prokof’ev, e Angelo Benedetti autore di musiche originali e sound designer (30 agosto, ore 18, Città di Castello, Loggiato della Pinacoteca comunale).
La storica collaborazione nell’ambito del teatro musicale tra Kurt Weill e il drammaturgo, regista e scrittore Bertolt Brecht sarà l’interessante soggetto di Mahagonny Songspiel, lo spettacolo con la regia di Giorgio Sangati e l’allestimento scenico di Alberto Nonnato che segna una nuova tappa della ormai pluriennale collaborazione tra il Festival e il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto A. Belli. In questa nuova coproduzione, i giovani cantanti che provengono dalla scuola di canto spoletina, accompagnati dal pianista Corrado Valvo, interpreteranno la Mahagonny Songspiel nella versione per pianoforte e voci di David Drew, introdotta da una selezione di canzoni di Weill e Hanns Eisler su testi di Brecht (30 agosto, ore 21, Umbertide, Teatro dei Riuniti).
Non può mancare un concerto di musiche del Kabarett, quella forma di spettacolo storicamente nata proprio negli anni Venti per coniugare teatro, commedia e canzone. Ad interpretare alcuni dei brani più autentici di quegli anni, sarà la voce carismatica e elegante di Ute Lemper, affiancata dal pianista Vana Gierig e dal bandoneonista Victor Villena nel concerto Berlin Kabarett Songs (31 agosto, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
Per festeggiare il settantesimo compleanno di Salvatore Sciarrino, il Festival tornerà nelle sale degli Ex Seccatoi del tabacco con il Quartetto Prometeo: un anno dopo il concerto in omaggio ad Alberto Burri nel centenario della nascita, i suggestivi spazi allestiti dall’artista tifernate ospiteranno una serata musicale che prevede l’esecuzione del Quartetto n. 9 Ombre nel mattino di Piero e di una selezione dall’Esercizio della stravaganza di Sciarrino, oltre al Quartetto in fa maggiore di Ravel (1 settembre, ore 21, Città di Castello, Collezione Burri – Ex Seccatoi del tabacco).
Confermando la sua peculiare attenzione per la nuova musica, il Festival presenterà in prima esecuzione assoluta Ildegarda, uno spettacolo prodotto insieme ad Agon Acustica Informatica Musica con musiche inedite commissionate al compositore Francesco Maria Paradiso e testi di Guido Barbieri. Si tratta di un racconto per voce recitante, soprano, flauto e live electronics incentrato sulla storia di Hildegard von Bingen, un’affascinante figura di religiosa medievale che fu anche scrittrice, musicista, compositrice, filosofa, guaritrice, naturalista e molto altro. Emanuela Faraglia voce recitante, il soprano Pamela Lucciarini, Federica Lotti al flauto e Massimo Marchi, insieme a Stefano Alessandretti, per l’elettronica e regia del suono ne saranno gli interpreti (2 settembre, ore 18, Sansepolcro, Auditorium Santa Chiara).
L’attore Giampiero Mancini e l’Ensemble Umberto Giordano saranno i protagonisti delle Canzoni di Ludwig, un progetto volto a riscoprire un repertorio poco noto di Beethoven: degli arrangiamenti per trio e voci delle più importanti canzoni popolari di varie nazionalità. Lo spettacolo, partendo da una falsa lettera inventata dal musicologo Francesco Sanvitale, mostrerà un lato inedito del grande sinfonista di Bonn (2 settembre, ore 21, San Giustino, Cortile del Castello Bufalini).
Proseguendo nel percorso avviato lo scorso anno con la sonorizzazione live del grande cinema muto, il Festival dedicherà una serata alla proiezione con musica dal vivo di Die Büchse der Pandora (Il vaso di Pandora), il film di Georg Wilhelm Pabst con la splendida attrice americana Louise Brooks che, proprio a partire da questa sua sensuale interpretazione di Lulu, divenne una vera star del cinema. La pellicola, del 1929, è tratta da testi di Frank Wedekind, il drammaturgo tedesco che con la sua scrittura espressionista e i suoi personaggi ai margini e ‘contro’ la società, segnò profondamente l’immaginario negli anni a cavallo del secolo. Daniele Furlati, musicista che ha molto lavorato sulla relazione tra musica e cinema, eseguirà dal vivo al pianoforte le musiche in prima esecuzione assoluta, mentre Ivan Teobaldelli introdurrà la serata (3 settembre, ore 21, Montone, Chiesa di San Francesco).
Dalla Serenata op. 7 alla Symphonie Fröhliche Werkstatt, passando per una selezione di pagine dalla mozartiana Gran Partita, il programma del concerto dei Fiati di Parma diretti da Claudio Paradiso metterà in evidenza la fascinazione esercitata dalla musica di Mozart sulla creazione di Richard Strauss. Il concerto si svolge in collaborazione con la Fondazione Centro Studi Villa Montesca e in occasione del centenario della morte del Barone Leopoldo Franchetti (4 settembre, ore 18, Città di Castello, Parco di Villa Montesca).
Interamente dedicato alla grande musica tedesca – e affidato a una formazione specialista di questo repertorio – sarà anche il concerto dell’Athenäum Quartet, il quartetto d’archi composto da musicisti dei Berliner Philharmonker che proporranno il celebre Rosamund di Schubert, Minimax di Hindemith e il Quartetto in la minore op. 51 n. 2 di Brahms (4 settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
La musica di Richard Strauss tornerà come “colonna sonora” dello spettacolo Il borghese gentiluomo, riduzione della famosa commedia di Molière ad opera di Peppe Servillo, che sarà anche voce narrante dello spettacolo. L’Ensemble Berlin interpreterà il Divertimento per archi n. 1 in re maggiore KV 136 di Mozart, Till Eulenspiegel einmal anders!  nell’elaborazione di Franz Hasenöhrl e la suite delle musiche di scena di Der Bürger als Edelmann (Il borghese gentiluomo) nella versione di Guy Braunstein (5 settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
La vincitrice del Premio Alberto Burri 2016, la violista Maria Giulia Tesini, si esibirà al fianco del pianista Stefano Bezziccheri nel tradizionale concerto dedicato al giovane talento promosso dal concorso tifernate: il programma, dal romanticismo alla musica di oggi, prevede l’esecuzione di due pagine dal repertorio schumanniano, della Sonata per viola e pianoforte in fa maggiore op. 11 n. 4 di Hindemith e di Canto dalla trincea, un brano in prima esecuzione assoluta appositamente commissionato dal Festival al compositore tedesco Matthias Hopf (6 settembre, ore 18, Monte Santa Maria Tiberina, Castello Bourbon).
A quattro anni dalla sua ultima apparizione a Città di Castello, quando presentò al Festival la sonorizzazione della Battleship Potemkin, Michael Nyman e la sua band torneranno protagonisti al Festival con la prima italiana del progetto War Work: 8 songs with film, di cui il compositore inglese è autore, direttore e interprete. Si tratta di un ciclo di musiche strumentali e melodie su testi di poeti morti nella prima guerra mondiale, che scorre sulle immagini di un film realizzato a partire da sequenze selezionate negli archivi francesi, tedeschi e americani della Grande Guerra (6 settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
Con le musiche di Brahms e Hindemith – in particolare il Trio per violino, violoncello e pianoforte in do maggiore op. 87 del primo e il Quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte del secondo – si misureranno il clarinettista Cosimo Linoci e il Trio Kleos formato da giovani musicisti che hanno frequentato i corsi di musica da camera nella precedente edizione del Festival (7 settembre, ore 18, Città di Castello, Loggiato della Pinacoteca comunale).
L’ormai consueto appuntamento con i grandi virtuosi del pianoforte vedrà quest’anno protagonista uno tra i più importanti interpreti tedeschi, Alexander Lonquich, recentemente insignito del Premio Abbiati 2017 come solista. Il suo recital sarà interamente dedicato a Schumann (7 settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).
Il violoncellista Enrico Bronzi e il pianista Pierpaolo Maurizzi si esibiranno in duo in un concerto dal titolo Nel segno di Bach, omaggio al musicista maestro della forma fugata, in cui verranno eseguite la trascrizione di Ferruccio Busoni della bachiana Fantasia cromatica e fuga BWV 903, la Sonata op. 102 n. 2 di Beethoven e la Sonata op. 38 di Brahms, anch’essa caratterizzata da elementi tematici presi dall’Arte della fuga di Bach (8 settembre, ore 18, Citerna, Chiesa di San Francesco).
Spazio anche alla danza con Moving with Pina di e con Cristiana Morganti, una conferenza danzata sulla poetica, la tecnica e la creatività della Bausch. Da più di venti anni storica interprete del Tanztheater di Wuppertal, la Morganti eseguirà dal vivo alcuni estratti dal repertorio del teatro-danza di Pina, raccontandone l’universo dalla prospettiva del danzatore, alla scoperta del linguaggio di movimento della grande coreografa tedesca (8 settembre, ore 21, Città di Castello, Teatro degli Illuminati).
Il gran finale, come da tradizione affidato all’Orchestra della Toscana, sarà con una delle pagine più importanti della letteratura sinfonica tedesca, monumento della storia della musica: la Nona Sinfonia di Beethoven, che tra l’altro da molto tempo è assente dalla programmazione del Festival. A dirigerla sarà il maestro tedesco Leonid Grin, che sarà affiancato dal soprano Laura Andreini, dal mezzosoprano Chiara Chialli, dal baritono Mauro Borgioni e dal tenore Edoardo Milletti quali voci soliste, e dalla tifernate Corale Marietta Alboni preparata dal maestro Marcello Marini. Attraverso le eloquenti note dell’Inno alla gioia, si vuole così chiudere idealmente con una nota di speranza il progetto triennale dedicato al contesto culturale e musicale negli anni della Grande Guerra (9 settembre, ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico).