UN'INAUGURAZIONE ALL'INSEGNA
DELLA GLORIA DI DIO
Edizione
completa
Roma - Oggi, sabato 13 ottobre, a
Stagione Sinfonica 2012-2013 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il concerto
di domenica 14 ottobre avrà inizio alle ore 18.30 anziché alle ore 18, a causa
del blocco del traffico che dalle ore 8.30 si concluderà alle ore 17.30;
l’ultima replica avrà luogo, come programmato, lunedì 15 ore 21. Nella Sala
Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, Sir Antonio Pappano salirà
sul podio dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia per dirigere la
monumentale Sinfonia n. 9 di Anton Bruckner e i Quattro Pezzi Sacri di Giuseppe
Verdi, significativa anteprima – questi ultimi - delle celebrazioni verdiane
che a Santa Cecilia si concluderanno a giugno con l’opera “Un ballo in
maschera” diretti sempre dal Maestro Pappano. Maestro del Coro Ciro Visco,
soprano Donika Mataj
L’inaugurazione della Stagione propone un originale confronto dialettico tra due modi, forse due mondi opposti, di rapportarsi al senso del sacro nella musica: Verdi, uomo di teatro, si rivela nelle filigrane tenui di tre dei Pezzi sacri e negli accenni poderosi del Te Deum. Verdi era cresciuto nella religione cattolica ma a meno di trent’anni, con la morte della moglie e dei figli e con il matrimonio con Giuseppina Strepponi (convinta seguace dell’’ateismo lieto’) perse la fede. Tranne Stiffelio, molto delle sue opere ( Don Carlo, Aida, Otello, lo stesso Falstaff sono apertamente anticlericali anche se in altre, come nella seconda versione de La Forza del Destino9 trapela il dubbio. I Pezzi sacri non sono considerati il meglio della sua produzione.
Il pio e schivo ‘suonatore d’organo’ Bruckner consacra ogni nota composta alla Fede, vissuta come intensa spiritualità e toni intimi e magniloquenti nell’intenzione di sottolineare l’aspetto sacrale della musica; non a caso, infatti, “Al buon Dio” è la dedica che Bruckner appose alla sua Nona Sinfonia, confermando quell’intimo legame che esiste tra il suo sinfonismo e la pura fede cattolica, nonostante, tuttavia, le altre sinfonie fossero piene di riferimenti tutt’altro che religiosi. Scritta tra il 1887 e il 1894, la Nona ebbe la mano di Bruckner solo per tre tempi, per la morte sopraggiunta. L’incompiuta Nona Sinfonia in re è il canto di chi, sapendo di essere giunto al termine della propria avventura terrena, si prepara all’aldilà. Gli ultimi aspetti della poetica tardo-romantica, che avevano caratterizzato l’Ottava, vengo abbandonati in favore di un clima duro severo, anche se con afflati di lirismo intenso. La Nona è stata composta durante un lungo periodo di tempo, proprio in quanto rappresenta una sofferta meditazione sul significato della vita. Composto il secondo movimento, Bruckner attese quattro anni per completare il terzo (l’Adagio), ma nel finale non restarono che appunti.
Dalla sacralità bruckneriana si passa, quindi, nella seconda parte del concerto inaugurale, alla musica squisitamente sacra in cui campeggiano i Quattro Pezzi Sacri che segnarono l’ultima stagione creativa di Giuseppe Verdi e che saranno registrati dalla EMI per un CD di prossima pubblicazione. (ilVelino/AGV)
L’inaugurazione della Stagione propone un originale confronto dialettico tra due modi, forse due mondi opposti, di rapportarsi al senso del sacro nella musica: Verdi, uomo di teatro, si rivela nelle filigrane tenui di tre dei Pezzi sacri e negli accenni poderosi del Te Deum. Verdi era cresciuto nella religione cattolica ma a meno di trent’anni, con la morte della moglie e dei figli e con il matrimonio con Giuseppina Strepponi (convinta seguace dell’’ateismo lieto’) perse la fede. Tranne Stiffelio, molto delle sue opere ( Don Carlo, Aida, Otello, lo stesso Falstaff sono apertamente anticlericali anche se in altre, come nella seconda versione de La Forza del Destino9 trapela il dubbio. I Pezzi sacri non sono considerati il meglio della sua produzione.
Il pio e schivo ‘suonatore d’organo’ Bruckner consacra ogni nota composta alla Fede, vissuta come intensa spiritualità e toni intimi e magniloquenti nell’intenzione di sottolineare l’aspetto sacrale della musica; non a caso, infatti, “Al buon Dio” è la dedica che Bruckner appose alla sua Nona Sinfonia, confermando quell’intimo legame che esiste tra il suo sinfonismo e la pura fede cattolica, nonostante, tuttavia, le altre sinfonie fossero piene di riferimenti tutt’altro che religiosi. Scritta tra il 1887 e il 1894, la Nona ebbe la mano di Bruckner solo per tre tempi, per la morte sopraggiunta. L’incompiuta Nona Sinfonia in re è il canto di chi, sapendo di essere giunto al termine della propria avventura terrena, si prepara all’aldilà. Gli ultimi aspetti della poetica tardo-romantica, che avevano caratterizzato l’Ottava, vengo abbandonati in favore di un clima duro severo, anche se con afflati di lirismo intenso. La Nona è stata composta durante un lungo periodo di tempo, proprio in quanto rappresenta una sofferta meditazione sul significato della vita. Composto il secondo movimento, Bruckner attese quattro anni per completare il terzo (l’Adagio), ma nel finale non restarono che appunti.
Dalla sacralità bruckneriana si passa, quindi, nella seconda parte del concerto inaugurale, alla musica squisitamente sacra in cui campeggiano i Quattro Pezzi Sacri che segnarono l’ultima stagione creativa di Giuseppe Verdi e che saranno registrati dalla EMI per un CD di prossima pubblicazione. (ilVelino/AGV)
(Hans Sachs)
13 Ottobre 2012 09:50
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