domenica 26 ottobre 2008

BORSE IN CRISI A RISCHIO LE PMI LAZIALI, Il Tempo 26 ottobre

Se il tema interessa anche il servizio studi della Banca centrale della Finlandia, la situazione si profila davvero preoccupante. Pure più inquietante di quanto descritto il 22 ottobre dal principale quotidiano economico italiano in un’inchiesta dedicata all’autunno freddo che, a ragione della crisi finanziaria internazionale, si prospetta per le piccole e medie imprese (pmi) di Roma e del suo hinterland. Il lavoro della Banca di Finlandia è il Research Discussion Paper N. 15/2008 on line dalla notte tra il 22 ed il 23 ottobre. In Filandia è disponibile in un’elegante versione cartacea. Allo studio hanno lavorato, oltre ad un noto economista del Politecnico di Reensalear, Iftekhar Hasan, due italiani, Leonardo Becchetti dell’Università Roma III e Annalisa Castelli dell’Università di Tor Vergata. E’ un’analisi tecnica della reattività (alla disponibilità di credito) del cash flow delle pmi , specialmente di quelle a cui sono stati negati, in passato, i finanziamenti richiesti. Le imprese studiate sono quello dell’analisi campionaria di Capitalia (in cui il Lazio ha un peso ed un ruolo rilevante). Nei confronti delle pmi che dichiarano (nei formulari per l’istruttoria di finanziamenti) di non avere trovato la porta sbarrata in passato, gli istituti di credito applicano una “chiara discriminazione”.
L’analisi tecnica della Banca centrale della Finlandia pone nella giusta prospettiva l’inchiesta giornalistica sull’autunno freddo, e l’inverno glaciale, che si profilano per parte importante dell’industria romana a ragione delle restrizioni creditizie conseguenti la crisi internazionale. A Roma e nel suo hinterland , l’80% delle imprese sono a conduzione familiare (e solo una su quattro ha un livello di capitalizzazione adeguato), il 7% sono piccole aziende con tra nove e 49 addetti (rispetto ad una media nazionale del 10%), oltre il 92% hanno meno di nove addetti (rispetto ad una media nazionale di dell’88,7%). Gli ordinativi espongono una flessione del 10% rispetto allo scorso anno, i costi aumentano (quello del denaro è arrivato, per le pmi, al 12% l’anno i); l’edilizia, l’elettronica e la stessa farmaceutica sono in difficoltà. Tiene solo il lusso (che tira specialmente tramite l’export di Paesi ad alto tasso di crescita dove si stanno formando élites che adorano il “made in Italy” di pregio).
Il Comune, la Provincia e la Regione potrebbero istituire un osservatorio sulle imprese in crisi sempre che non finisca nei soliti “tavoli” dove si parla molto e si conclude poco. Gli istituti di credito dovrebbero potenziare i servizi diretti alle pmi, unendo all’azione creditizia, assistenza tecnica in aree come le innovazioni di processo e di prodotto ed il marketing (la chiave del successo di numerose “development finance companies”, per utilizzare il lessico internazionale). La Camera di Commercio e le Associazioni di categoria dovrebbe promuovere la formazione manageriale, pure tramite una più intensa e qualitativamente migliore utilizzazione dei fondi europei. Le idee non mancano: sì, è possibile uscire senza troppi danni.

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