Non tutti i teatri lirici sono
pozzi senza fondo
maggio 28, 2015 Giuseppe
Pennisi
Quando si parla di loro, solitamente è per far riferimento ai lori disastri
finanziari, ma in questi giorni sono venute tre buone notizie
Quando si pensa
all’economia dei teatri lirici la mente va immediatamente ai pozzi senza fondo
– ossia ai disastri finanziari a cui sono ormai collegati i nomi di alcune
fondazioni. Non si pensa né a quelle che hanno o stanno attuando una vera
svolta (ad esempio il Teatro dell’Opera di Roma o La Fenice di Venezia) oppure
alla buone notizie che vengono da teatri “di tradizione” sostenuti da enti
locali o da operazioni puramente private che sanno coniugare originalità ed
economicità
In questi giorni sono venute tre buone notizie. La prima riguarda la
Fondazione Pergolesi Spontini, di Jesi che per il nono anno consecutivo chiude
in bilancio pareggio: 9 Stagioni Liriche di Tradizione del Teatro Pergolesi di
Jesi e 14 edizioni del Festival Pergolesi Spontini per un volume d’affari
complessivo di circa 55 milioni e 200 mila euro, senza nessun deficit. Dal
Bilancio Sociale 2014 emerge che l’anno scorso gli eventi organizzati sono
stati 173, gli spettatori sono stati 47.863, le giornate di utilizzo dei teatri
487 (di cui 173 giornate di apertura per spettacoli/eventi vari e 314 per
prove/allestimenti). Le maestranze contrattualizzate per le produzioni liriche
curate dalla Fondazione sono state 973, di cui 450 le maestranze artistiche
(Festival Pergolesi Spontini 107, Lirica di Tradizione 343), 500 quelle
tecniche (Festival 179, Lirica 321) e 23 gli addetti all’organizzazione, per un
totale di 20.117 giornate lavorative erogate. I fornitori di beni, servizi e
prestazioni professionali (artistiche, tecniche, scientifiche) nel 2014 sono
stati 418, di cui 159 provenienti dalla Vallesina, 93 dalle Marche, 140
dall’Italia e 26 fornitori dall’estero. Grande impulso è stato dato al
Laboratorio scenografico della Fondazione che ha registrato lo scorso anno 98
giornate di apertura e 233 giornate lavorative per 10 lavoratori. Infine,
12.400 studenti di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia alla scuola
secondaria di II grado, sono stati coinvolti in progetti educativi (Ragazzi…
all’Opera, 6+ in lirica, ecc.) o hanno partecipato con la propria classe o la
propria famiglia agli spettacoli di teatro per ragazzi e giovani. La Fondazione
ha trovato una formula: stretta collaborazione con il Teatro delle Muse di
Ancona e con il Circuito Lirico Lombardo per “la stagione lirica” in senso
stretto (sette titoli – la metà di quelli della Scala, il principe dei teatri
d’opera italiana) ed un breve festival principalmente cameristico per gusti
raffinati.
Una chicca è la nuova compagnia d’opera milanese Coin du Roi: prima
compagnia d’opera totalmente privata e dedicata al repertorio del Settecento,
nonché totalmente costituita da under 30. Al piccolo Teatro Litta di Milano, ha
messo in scena la prima dell’opera Serse, di Georg Friedrich Händel.
Questo capolavoro del repertorio lirico barocco è tornato in Italia dopo oltre
vent’anni e per la prima volta viene eseguito con strumenti filologici, in
forma completamente scenica ed integrale. Un cast giovane ma internazionale e
con nomi che spiccano nei maggiori festival come il controtenore
americano Jud Perry, il soprano Viktorija Bakan e
soprattutto Vilija Mikštaitė, protagonista nel ruolo en travesti di Serse.
Non mancano cantanti italiani quali Alessandra
Visentin e Claudio Ottino. L’orchestra, formata ad hoc come orchestra
operistica barocca per la stagione di Coin du Roi, è diretta dal
Maestro Christian Frattima. La regia è curata da Valentino Klose, che ha
scelto Alessandra Boffelli Serbolisca per ricostruire una Persia in dialogo fra
antichità gloriosa e modernità problematica. La vicenda è trasportata infatti
alla corte dello Sciah, nel 1971, durante le celebrazioni per i 2500 anni
dell’impero persiano ma anche alla vigilia del tracollo con la rivoluzione
incipiente. Da Milano, lo spettacolo, a costi stracciati, andrà al Teatro
Goldoni di Venezia.
Da Corso Magenta a Milano, spostiamoci al Borgo di Barca in Lunigiana dove
in un teatro bomboniera di duecento posti dal 1967 si alternano opere barocche,
incursioni nel contemporaneo e cameristica. È finanziato da enti ed anche
commercianti locali Un pubblico fidelizzato di britannici, tedeschi e francesi
(oltre che italiani) vi si reca ogni quasi in pellegrinaggio. Questo il piatto
forte è Catone in Utica di Georg F. Händel che, dopo le recite in luglio a
Barga, si vedrà e si ascolterà in inverno a Pisa ed a Hasse in Germania.
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