mercoledì 13 novembre 2013

Che cosa si è detto in Bankitalia della legge di stabilità e delle banche italiane…in Formiche 13 novembre



Che cosa si è detto in Bankitalia della legge di stabilità e delle banche italiane…

13 - 11 - 2013Giuseppe Pennisi Che cosa si è detto in Bankitalia della legge di stabilità e delle banche italiane...
La mattina del 13 novembre, la sala dell’emeroteca – dove abitualmente si tengono i seminari organizzati dalla Banca d’Italia – era più affollata del solito. Un panel di specialisti discuteva il rapporto del Fondo monetario internazionale (Fmi) sulla stabilità del sistema finanziario italiano in base di una relazione di Dimitri Demekas, vice direttore del Dipartimento “Moneta e Mercato dei Capitali” del Fmi e principale responsabile del documento.
IL SILENZIO E’ D’ORO, PERO’…
I seminari della Banca d’Italia si svolgono con le regole di riservatezza di Chatham House. Quindi non sarebbe appropriato divulgare i contenuti del seminario cui partecipavano, come panelist, alti funzionari della Banca medesima e del Tesoro, nonché esponenti del mondo accademico. Molti dirigenti e funzionari dell’istituto di emissione, di banche e delle università che sono intervenuti nel dibattito che ha seguito la relazione di Demekas e un primo giro di commenti. Un resoconto puntuale della mattinata, in ogni caso, poco interesserebbe i lettori per due motivi: a) una parte significativa della discussione è stata di natura tecnico-professionale; b) gli addetti del mestiere conoscono il documento in quanto le analisi sono state effettuate la primavera scorsa ed il rapporto Fmi è disponibile da tempo sui siti web del Fondo e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
LE NOVITA’ RISPETTO AL DOCUMENTO DEL FMI
Perché tornare oggi sul testo (leggermente aggiornato nella relazione di Demekas)? Per gli interessati la discussione del documento con un panel qualificato (e con il suo principale estensore) rappresenta comunque un’importante occasione di approfondimento professionali. Per gli altri, rileggere il documento Fmi oggi getta una luce interessante sulla legge di stabilità in discussione al Senato. Non c’è ovviamente un nesso formale diretto. Ce n’è, però, più di uno contenutistico. E si tratta di legami importanti.
ELOGI E PERPLESSITA’ CONTENUTI NEL RAPPORTO DEL FMI
Occorre precisare che il lavoro si riferisce al “rischio sistemico” secondo una metodologia ferrata ed applicata da anni. Non è una ricerca di strade innovative sul tipo di quella che all’interno del Fondo stanno, ad esempio, conducendo – proprio sull’area dell’euro – Dominic Quint e Paul Rabanal (si veda il loro lavoro IMF Working Paper N0. 13/209 on line dal 12 novembre). Per “rischio sistemico” si intendono i rischi nel settore finanziario in un’ottica di cerca 24-36 mesi con attenzione speciale alla situazione di capitalizzazione, alla rete di tutela, alla vigilanza. In questa ottica, il documento riconosce che quasi tutte le banche italiane (tranne una, tra quelle di maggior rilievo) hanno aumentato la loro dotazione in capitale senza far ricorso all’aiuto pubblico (come avvenuto in molti altri Paesi dell’area dell’euro), sostiene (anzi elogia) gli interventi della Banca centrale europea (Bce), evidenza perplessità su alcune caratteristiche molto “nostrane” come le fondazioni e le banche popolari ed è sostanzialmente rassicurante in merito sia alla qualità della vigilanza esercitata dalla Banca d’Italia sia alle prospettive per il futuro.
I DUE TEMI CLOU
Emergono, però, due temi (quasi più dalla discussione che dal documento Fmi):
a) il rischio “sistemico” del sistema finanziario italiano dipende, da un lato, dalla situazione “debole” delle imprese e, dall’altro, dal debito sovrano (che le banche hanno in pancia) e dalla sua valorizzazione. Una legge di stabilità che poco o nulla sembra fare per la crescita (ed ancor meno per la riduzione del debito) non ha l’effetto collaterale di aumentare invece che diminuire tale rischio?
b) se la Vigilanza stile Bankitalia è di alta qualità, come assicurare che non venga diluita quando verrà “europeizzata” (dato che gli esempi di Francia e Spagna, nonché della stessa Germania sembrano meno positivi di quello “nostrano”)?
Che ne pensano i lettori di Formiche.net?

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