martedì 10 settembre 2013

I sonetti di Michelangelo di Sostakovic in forma scenica in Quotidiano Arte 11 settembre

mercoledì 11 settembre 2013
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64 Sagra Musicale Malatestiana di Rimini
I sonetti di Michelangelo di Sostakovic in forma scenica
Giuseppe Pennisi
La 64 Sagra Musicale Malatestiana di Rimini raddoppia il cammino di ricerca avviato nelle sue ultime edizioni con un secondo progetto inedito.
Venerdì 13 e sabato 14 settembre alle ore 21.30 nella Sala Pamphili del Complesso degli Agostiniani va in scena in prima assoluta Suite Michelangelo, una rilettura a cura del collettivo artistico teatrale Città di Ebla della Suite sulle rime di Michelangelo op. 145 composta nel 1973 da Dmitri Sostakovic.
Uno spazio d’incontro tra poesia e musica attraverso uno scavo interpretativo che tiene conto non solo delle tensioni scatenate fra testo verbale e musicale, ma anche delle relazioni fra i due interpreti della partitura – la pianista Shizuka Salvemini e il baritono Riccardo Fioratti. Nella scelta e ricollocazione delle Rime michelangiolesche il destino del genio rinascimentale incontra quello del grande compositore novecentesco arrivando a condividere così una comune lotta in nome dell’arte.
Città di Ebla è un collettivo artistico teatrale formatosi nel 2004 a Forlì. Con i sui lavori scenici (Othello, Wunderkammer, progetto Pharmakos, La Metamorfosi, The dead) arriva rapidamente alla ribalta della scena teatrale nazionale legata alla sperimentazione. Nel 2008 la Fondazione Pontedera Teatro produce la conclusione del progetto Pharmakos che debutta a Fabbrica Europa nel mese di maggio dello stesso anno. Dopo La metamorfosi, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Franz Kafka, il collettivo partecipa ai Cantieri Temps d’images nel 2010 con il nuovo lavoro tratto dal racconto di James Joyce, The dead, il quale debutta in forma definitiva a Romaeuropa nel novembre 2012. Città di Ebla organizza dal 2006 l’evento "Ipercorpo", uno degli appuntamenti più significativi per la visione di giovani realtà che si occupano di arti performative in Italia.
«Se un allestimento scenico di questa opera può avere un senso è solo richiamando un elemento sostanziale che il teatro chiede per sua stessa natura e che si congiunge perfettamente con lo spirito creativo di questi due grandi visionari: una completa presenza. Una percezione quasi epidermica del suono e delle parole, una vicinanza o una repulsione quasi totale. Un senso di protezione dato dallo spazio o l’immediato ribaltamento in una claustrofobia costrittiva», dichiara il regista Claudio Angelini di Città di Ebla. Proprio a fine carriera Sostakovic sceglie le rime di Michelangelo e intitola autonomamente una serie di undici componimenti scrivendo la partitura per baritono e pianoforte. Sarebbe forse meglio parlare di dieci movimenti più un finale che Sostakovic chiama "Immortalità". Si compie anche nella scelta il chiaro connubio fra il compositore e il poeta e ancora una volta la scelta delle rime è profondamente condotta dalla parabola biografica di Sostakovic che sembra voler condividere con Michelangelo alcune grandi questioni di pensiero sulla vita e sull’umanità. Sono molteplici, infatti, i legami e le corrispondenze che legano i due artisti. Entrambi sono stati letteralmente “chiamati” dall’arte e hanno speso la loro vita in un rapporto simbiotico e fisicamente devastante con il loro fare. La necessità quotidiana di Sostakovic di suonare fin dalla tenera età e di comporre già in giovinezza fa da contraltare alla precocità di Michelangelo. Entrambi hanno messo a dura prova il proprio corpo nel misurarsi con le loro realizzazioni e hanno avuto con la materia artistica un dialogo intenso e continuativo al di là di ogni condizione e contesto. Entrambi hanno messo a repentaglio la propria vita, seppur in modi completamente diversi.
“Michelangelo non intende recedere un solo attimo dal suo forsennato, implacabile corpo a corpo col corpo; il più tragico e inesorabile che la poesia conosca”, ebbe a dire lo scrittore Giovanni Testori sottolineando la pregnanza esistenziale e fisica delle rime di Buonarroti. Altrettanto fisico e avanguardistico è il lavoro di Sostakovic, tagliente, toccante e pienamente rivalutato dopo gli anni di schiacciamento dovuti alla mano dispotica del totalitarismo sovietico.

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