sabato 8 dicembre 2007

QUANDO SERVONO I “CAMPIONI NAZIONALI”

C’è ancora esigenza di “campioni nazionali”? E che ruolo possono avere, in questo contesto, la Telecom appena rinnovata e l’Alitalia se (in queste ore) si troverà un compratore del 50% circa ancora nelle mani di Pantalone? E’ uno degli interrogativi-chiave per le due aziende- per Telecom immediatamente , Alitalia non appena si giungerà a conclusione del tormentone pluriennale , auspicabilmente non con la liquidazione dell’azienda ma con capitali e management freschi (ed una inevitabile cura dimagrante). Telecom, con la partecipazione di Telefonica, ha già le premesse per diventare un “campione europeo”. Per Alitalia, la risposta alla domanda dipende in gran misura se Maurizio Prato (e Romano Prodi) preferiranno i due contendenti internazionali (Air France-Klm, Lufthansa) o la cordata nostrana (Airone-SampaoloIntesa).
I “campioni nazionali sono stati teorizzati negli Anni 60 in Francia dall’Isea (Istituto di scienze economiche applicate) allora guidato da François Perroux, economista ora dimenticato (o quasi) ma che ha influito su generazioni di politici in Europa e non solo (ha lasciato una forte impronta in America Latina). Proprio in Francia, circa tre anni fa, sono stati ricusati nel “Rapporto Beffa” (dal nome di Jean Louis Beffa, allora Presidente della Saint Gobain ed a cui l’Eliseo aveva affidato il compito di presiedere una commissione che plasmasse la politica industriale Oltralpe). Secondo Beffa, all’epoca dell’integrazione europea ed internazionale, occorre correre la via dell’innovazione non solo tecnologica ma anche organizzativa. Si deve puntare, dunque, su “campioni europei” in grado di diventare “campioni mondiali” in un mondo di sempre maggiore competitività e contendibilità. Purtroppo, dove si predica bene, spesso si razzola male: Nicolas Sarkozy sembra subire il fascino, anche indiscreto, di “campioni nazionali” esistenti ed in potenza.
Il dilemma “campioni nazionali, sì”- “campioni nazionali, no” non deve essere visto in termini manichei. Si può essere “campioni nazionali”, reggere bene sul mercato ed anche rafforzarlo, ma si può avere una costellazione di piccole e medie imprese con le caratteristiche, al meglio, di “campionicini locali” superassistiti da Pantalone e non in grado di stare sul mercato (si pensi alla cooperative, alle sovvenzioni all’imprenditoria giovanile e femminile ed all’ultima tornata di scandali relativi all’attuazione degli incentivi della legge 488).
Uno studio recente dell’Istituto Max Planck traccia un paragone eloquente con il gioco del calcio: una squadra vincente necessita sia di vecchie volpi che di giovani promesse. In questa ottica, i “campioni” valgono la candela se sono piloti in grado di guidare il gioco in una rete regionale, europea od internazionale (a seconda del mercato di riferimento). Per imprese delle dimensioni di Telecom ed Alitala, la strada è indicata. E con essa i parametri di valutazione (la capacità di pilotare una rete di aziende) in mercati (telecomunazione, aviazione civile) sempre più competitivi e sempre più integrati internazionalmente.
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