sabato 11 febbraio 2012

GOVERNO, DAL SUPERMERCATO DEI DIRITTI AL CONFRONTO SUI VALORI in Il Velino 11 febbraio

GOVERNO, DAL SUPERMERCATO DEI DIRITTI AL CONFRONTO SUI VALORI
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Roma - Il presidente del Consiglio Mario Monti rientra dalla sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti d’America, dove è iniziata la campagna elettorale non solo per la presidenza della Repubblica ma anche per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, di un terzo del Senato e di una molteplicità di enti con minor rilevanza politica e visibilità internazionale, ma di grande rilievo per gli americani, quali gli School Boards (gli organi collegiali che pilotano il sistema d’istruzione a livello delle singole contee). Al suo ritorno a Roma si troverà alla prese con vicende parlamentari non semplici per quanto riguarda la conversione in legge delle misure varate dal Governo in materia di liberalizzazioni e di semplificazioni e di trattative ancora più complesse in materia di mercato del lavoro, mentre il Parlamento e i partiti politici stanno faticosamente cercando di definire il metodo per contare i voti (ossia una nuova legge elettorale). Nella politica americana c’è stato un mutamento profondo da quando, una ventina di anni fa, Francis Fukuyama della School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University, diede una scossa alla scienza della politica con “The end of history and the last man”. In uno dei ultimo libri, “State building - Governance and world order in the 21st century”, argomenta che con la caduta del muro di Berlino è scomparso l’Oriente, ma è scomparso anche l’Occidente.


Siamo entrati in quello che Piero Ostellino chiama, acutamente (e con una punta di mestizia), “il supermercato dei diritti”. I “diritti” e i “titoli”, sui beni, sui servizi ma anche sulle politiche, si comprano e si vendono nel grande bazar dell’integrazione economica internazionale e della omologazione culturale che essa comporta. Anche le “nuove” teorie dell’economia pongono al centro non più la produzione e il consumo di beni e servizi (e la loro distribuzione) ma i “diritti” e i “titoli” sia come fonte primaria delle valutazioni finanziarie ed economiche sia come strumento per la loro crescita. Il mercato elettorale appare, in questo contesto, molto speciale. Lo aveva rilevato, nel lontano 1957, Antony Downs in “The economic theory of democracy”. È un mercato che sublima e cerca di cogliere l’essenziale, anche in quanto funziona per periodi brevi e tra lassi di tempo più o meno lunghi. Una caratteristica importante della campagna elettorale iniziata in America è il ruolo che hanno i valori. Una campagna elettorale sui valori si distingue profondamente da una politica ancorata al supermercato dei diritti.


I valori al centro della campagna elettorale americana riguardano il senso della patria (molto attenti i vescovi cattolici e anglicani Usa nell’equilibrare il sostegno all’esercito in guerra e le riserve sull’intervento armato), la trascendenza, e, quindi, aspetti specifici come l’aborto, la procreazione assistita, l’eutanasia, i matrimoni tra persone dello stesso genere, le adozioni da parte di coppie gay, la pena di morte. Ancora una volta, la forza politica più organizzata appare essere al di fuori dei partiti tradizionali o dei political action committees (le organizzazioni sul territorio a favore di questo o quel candidato): è la Christian Coalition, di destra e con idee molto precise in materia di valori. Se un repubblicano vincerà la rielezione, l’elemento determinante sarà stato l’ambiguità di Obama su alcuni nodi valoriali. Il ruolo dei valori delle elezioni nell’epoca del supermercato dei diritti. È caratteristica delle democrazie mature, adulte, dice Fukuyama, perché è dai valori che emergono le politiche (su fisco, economia, immigrazione, casa e quant’altro).


Il governo Monti non diventerà un partito e non si candiderà alle elezioni del 2013. Ciò non vuole che una maggiore attenzione ai valori, rispetto al supermercato dei diritti, non gli sia necessaria. Proprio nei giorni dei suoi incontri a Washington e a New York si teneva a Roma un seminario dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), organizzato in collaborazione con il Pontificio Consiglio Justitia et Pax e con il centro studi Cardinal Siri, su strategia d’impresa e bene comune. Un piccolo, anzi minuto, evento rispetto alla visita di Stato negli Usa. Eppure un evento in cui tutti gli intervenuti (tra cui il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera) hanno parlato esclusivamente di valori. In altre volte in cui l’Italia si è trovata in gravi difficoltà i valori sono stati la stella polare dell’azione di governo. Si pensi all’immediato dopoguerra dove la visione cristiana dei governi De Gasperi ha portato l’Italia verso il “miracolo economico”. O più recentemente, dopo la massiccia svalutazione del settembre 1992, quando la visione laica del governi Ciampi di fare parte del gruppo di testa dell’integrazione europea ha trainato l’intera nazione. Superare l’emergenza economica – ammesso che le misure approvate possano presto rimetterci su un sentiero di crescita- non è di per sé un valore. Anche e soprattutto se per farlo si opera quasi esclusivamente nel supermercato dei diritti (più o meno meritati che siano). Se il Governo vuole davvero essere efficace nel lungo periodo deve passare dal supermercato dei diritti al confronto dei valori. Esplicitare i propri. E confrontarli con quelli degli altri. In caso contrario, la sua efficacia durerà – come dicono i francesi – l’éspace d’un matin. (ilVelino/AGV)
(Giuseppe Pennisi) 11 Febbraio 2012 15:17

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