giovedì 24 novembre 2011

IL SISTEMA PREVIDENZIALE PROGRESSIVO in Il Riformista del 25 novembre

I LIBRI DEI MINISTRI- ELSA FORNERO

Giuseppe Pennisi
Uno dei primi provvedimenti all’esame del Consiglio dei Ministri e del Parlamento avrà lo stile sobrio ed elegante del Ministro per il Welfare, Elsa Fornero. Riguarderà il futuro a breve termine delle pensioni (dal peso della spesa previdenziale sui conti pubblici all’equità intergenerazionale ed interpersonale dei trattamenti). I contenuti sono noti a ragione dei numerosi scritti di questi ultimi anni: accelerazione nel passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo per il computo delle spettanze e flessibilità in materia di età in cui ciascun lavoratore deciderà di andare in quiescenza.
E per il futuro a più lungo termine? Naturalmente fare riforme (anche piccole della previdenza) può disorientare tutti. Tuttavia, occorre tracciare il cammino per cambiamenti anche maggiori di quelli adesso possibili sotto il profilo del supporto parlamentare. Di rilievo un saggio appena pubblicato da tre previdenzialisti dell’Università di Würzburg- Hans Fher, Manuel Kallweitt, Fabian Kindermann- come CESifo Working Paper No. 3636. Il lavoro, frutto anche di un’approfondita analisi econometrica, propone un sistema previdenziale progressivo (con trattamenti migliori a chi nella vita lavorativa ha avuto carriere , e compensi, più contenuti, nell’ipotesi che chi ha guadagnato bene ha messo da parte un gruzzoletto per la vecchiaia). Un sistema del genere funziona da decenni in Svizzera. L’aspetto interessante del lavoro degli economisti di Würzburg è l’analisi di se e come rendere progressivi i contributi nonché quella dell’efficienza ed efficacia, non solo dell’equità. Uno studio quasi parallelo, ancora inedito, condotto, sempre su dati tedeschi, da Peter Haan del DIW di Berlino e da Victoria Prowse della Università di Cornell, giunge a conclusioni analoghe partendo una premessa differente: l’aumento della longevità.
Il tema diventerà importante perché, secondo le previsioni di un gruppo di ricerca specializzato in materia pensionistica, Towers Whatson (nel loro Technical Paper No. 192444), ancorati unicamente al meccanismo contributivo, la maggioranza degli anziani di domani rischia trattamenti bassissimi (se non riequilibrati con meccanismi progressivi) . Ciò riguarda non solo l’Italia ma tutti i Paesi dove vige un sistema contributivo più o meno modellato su quello introdotto nel 1995 da noi ed in Svezia.
Attenzione proprio per ragioni analoghe nel 2008 è stato modificato il sistema previdenziale cileno (articolato nel 1980 su fondi pensione privati contributivi) per introdurre una “pensione di base di solidarietà” per tutte le famiglie a basso reddito con almeno un ultra-sessantacinquenne in casa. Il Retirementi Research Center della Università del Michigan ha appena compiuto una valutazione della riforma del 2008 (Research Paper No: WP 2011-245) ed ha concluso che le misure hanno aumentato , anche se si poco, il reddito delle famiglie considerate povere e permesso una maggiore spesa dei nuclei bisognosi in cure mediche (altro obiettivo meritorio)

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