giovedì 29 marzo 2012

’l’analisi La «bolla» indiana, uno tsunami in agguato in Avvenire 30 marzo

l’analisi La «bolla» indiana, uno tsunami in agguato


DI GIUSEPPE PENNISI

Q uietata per il mo¬mento la crisi greca, e mentre montano i timori d’insolvenze del debito estero della Penisola iberica, ci sono altre aree che cominciano a preoccupare. Gli specialisti cominciano a chiedersi se la prossima cri¬si debitoria potrà arrivare dall’Asia, in particolare da quella India che, seconda molta pubblicistica (anche italiana), sarebbe uno degli astri ascendenti dell’econo¬mia mondiale di un futuro non troppo lontano.

Ad un’occhiata superficiale, l’India sembra non in buo¬na ma in ottima salute (no¬nostante che nel suo mi¬liardo di abitanti, secondo la Oxford Poverty and Hu¬man Development Initiati¬ve, in solo otto Stati ci sono 421 milioni di poveri, una cifra che supera la popola¬zione aggregata delle 26 na¬zioni a più basso reddito dell’Africa a sud del Saha¬ra): il Pil cresce a tassi tra il 6% ed il 7% l’anno, e grazie all’espansione del denomi¬natore il rapporto tra stock di debito pubblico e prodotto nazionale resta stabi¬le attorno al 70%. L’India, tanto le pubbliche ammini¬strazioni federali e dei sin¬goli Stati, quanto, soprat¬tutto, il settore “corporate” delle grane imprese è tornato da qualche anno sui mercati internazionali dei capitali. Tuttavia, nono¬stante il governo indiano prema da anni per avere un miglior “rating” (che avreb¬be l’effetto immediato di ri¬durre i tassi d’interesse a cui ottenere provvista sul mercato mondiale), le maggiori agenzie danno risposte ben educate ma negative. Moody’s, ad esempio, attri¬buisce un “rating” Ba1 al de¬bito sovrano indiano in ru¬pie (analogo a quelli dell’Indonesia e del Marocco) e Baa3, il più basso nella clas¬sifica, a quello in valuta e¬stera (il 43% del totale). Fitch e Standard & Poor affib¬biano un BBB – al debito sovrano in rupie – lo scalino in fondo alle loro procedure di classificare obbligazioni.

Quali le ragioni? In primo luogo, il “rischio India” è mostrato dalla svalutazione progressiva ed incessante della rupia: mentre nel 2000 un dollaro Usa valeva circa 40 rupie ora ne vale oltre 50 e le previsioni sono che ne verrà circa 60 all’inizio del prossimo anno (ancora maggiore il deprezzamento rispetto all’euro). In secon¬do luogo, quasi un terzo del debito pubblico indiano in valuta scade nei prossimi mesi; data la situazione dei mercati mondiali e le tensioni politiche all’interno del Paese, il rifinanziamen¬to si prospetta costoso. In terzo luogo – e questo è l’a¬spetto più importante – il settore “corporate” sia pri¬vato sia a partecipazione statale si è indebitato alla grande (all’interno ed all’e-stero) ma numerose grandi imprese (dalla compagnia aerea di bandiera Air India alla maggiore concorrente privata Kingfisher Airlines, dal gigante dei grandi lavo¬ri Hindustan Construction alle aziende pubbliche nel comparto dell’elettricità) sono sull’orlo del fallimen¬to. Secondo un’inchiesta condotta dalla Reserve Bank of India (l’istituto di e¬missione) tra cento ban¬chieri indiani «prestiti ine¬sigibili ed insolvenze rap¬presentano il maggior ri¬schio per la crescita del Pae¬se ». Per evitare le falle più gravi, Pantalone sta intervenen¬do: per questo motivo a fi¬ne marzo, il disavanzo di bi¬lancio sta toccando il 6% del Pil rispetto al 4,8% di 12 me¬si prima. All’origine delle crisi ci sono sia errori a-ziendali (quali quello della Tata che ha puntano su una superutilitaria, la Nano, che si è rivelata piena di difetti ed è stata respinta del mer¬cato) sia politiche pubbli¬che che non hanno tenuto conto dei cambiamenti nella struttura economica e nel contesto internazionale.

Questo è, ad esempio, il ca¬so dell’aereonautica civile (afflosciatasi dietro una for¬te barriera protezionistica) e dei servizi pubblici : le fer¬rovie, che trasportano ben sette miliardi di passeggeri l’anno non hanno ritoccato le tariffe da nove anni e quando, per evitarne il col¬lasso, il ministro dei Tra¬sporti ha suggerito che fos¬se giunto il momento di un adeguamento, tutte le forze politiche e sindacali ne han¬no chiesto le dimissioni. Non si hanno dati aggregati completi sul debito estero “corporate” e sulla sua struttura. I mercati si ram¬mentano che questo fu 15 anni fa il caso della Corea. E, quindi, tremano.

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Preoccupano gli analisti la svalutazione progressiva della rupia e la scadenza, tra pochi mesi, di quasi un terzo del debito pubblico Secondo un’inchiesta condotta dalla Reserve Bank of India «prestiti inesigibili ed insolvenze sono il maggior rischio per la crescita»

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