lunedì 21 settembre 2015

Salvate la Sagra Umbra in Tempi 21 settembre



Salvate la Sagra Umbra
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settembre 21, 2015 Giuseppe  Pennisi
Già quest’anno severi tagli di contributi pubblici hanno fatto si che artisti e collaboratori hanno partecipato con compensi quasi da volontari.
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Cosa e «la musica dello spirito»? Hans-Halbert Courti al Sacra fornisce una interessante definizione sottolineando «la sacralità della musica a capo di una missione, al vertice di una idea». Ciò vuol dire «offrire la musica come uno strumento incommensurabile di elevazione spirituale, proponendo al pubblico di vivere un concerto non solo come esperienza estetica, ma come viaggio nella coscienza, come percorso nella dimensione più interiore – e religiosa – della persona umana».
Sono parole che esprimo un concetto antico. Platone considera la musica come la più alta delle filosofie. William Shakespeare, nell’inizio de La Notte dell’Epifania, fa affermare ad uno dei protagonisti: «Se la musica e cibo dell’amore, continua a suonare». L’amore più forte e quello per l’Alto e, quindi, per il proprio prossimo – precisa un personaggio del play. Il 16 aprile 2007 al termine del concerto per il suo ottantesimo compleanno, Papa Benedetto XVI ha detto: «Sono convinto che la musica sia il linguaggio universale della bellezza, capace di unire tra loro gli uomini di buona volontà su tutta la Terra e di portarli ad alzare lo sguardo verso l’Alto ed ad aprirsi al Bene ed al Bello assoluti, che hanno la loro ultima sorgente in Dio stesso». Queste parole di un Papa tedesco e teologo ricordano che in Germania anche nell’epoca dell’ateismo di Stato nei Länder orientali, l’educazione musicale e sempre stata tenuta in grande considerazione, verosimilmente in quanto (unico) nesso con l’Alto. Lo si tocca con mano se, a Berlino, si passeggia in una giornata di sole dalla parte del canale che scorre accanto all’Isola dei Musei, le finestre dell’appartamento di tre locali in cui vive Frau Angela Merkel (che non ha mai traslocato nella residenza di funzione) sono aperte, si ascolta probabilmente musica classica dallo stereo di famiglia (e quasi sempre acceso).
Trattare di «musica dello spirito» in Italia comporta il rischio di perdersi tra numerosissime iniziative, alcune recenti, alcune di dubbia qualità. Senza dubbio. La più antica e la più nota anche all’estero è la Sagra Musicale Umbra giunta alla settantesima edizione e nata corollario dei corsi di Alta Cultura tenuti a quella che allora era chiamata «Regia Università Italiana per Stranieri» e videro protagonista il senatore milanese Guido Carlo Visconti di Modrone. I corsi furono seguiti a settembre da una piccola serie di concerti e si ritiene che l’esecuzione de L’Orfeo di Monteverdi nel 1934 sia stata la prima ripresa dell’opera – perlomeno in forma scenica – in tempi moderni.
Della Sagra, diretta da Visconti di Modrone, collabora il 26enne Francesco Siciliani (sue le proposte di far eseguire L’enfance du Christ di Berlioz e La sacra rappresentazione di Abramo e d’Isacco di Pizzetti) e dopo una sospensione dovuta al secondo conflitto mondiale fu Siciliani ad assicurare la direzione della seconda edizione, nel 1947, e per i successivi 45 anni. La scelta del nome Sagra evito da un lato l’utilizzo di una parola straniera come festival (termine che nel 1937 sarebbe stato inviso al regime dell’epoca) e dall’altro segnalo sin dall’inizio una vocazione per promuovere l’esecuzione di musiche sacre e di composizioni dal forte contenuto spirituale nelle verdi colline dove era nato e fiorito il francescanesimo. Il perimetro regionale aveva anche lo scopo (ancora valido) di mobilitare le energie di città ed anche paesi pure molto piccoli ma le cui pietre trasudano di storia e rispecchiano ancora la spiritualità francescana.
A ragione delle vicende che avevano portato al processo di unificazione d’Italia, l’ambiente musicale del Paese e stato per decenni permeato di anticlericalismo. Inoltre il prevalere del melodramma teneva la grande musica sinfonica e corale al di la delle Alpi.
In questo clima culturale, la Sagra fu un’operazione altamente innovativa. Numerosi lavori sinfonico-corali del Settecento e dell’Ottocento ebbero le loro prime esecuzioni italiane alla Sagra. Un elenco indicativo (non esaustivo) comprende – in ordine alfabetico dei nomi degli autori ma non cronologico, di composizione o di esecuzione alla Sagra – composizioni di Bach (la Passione secondo Giovanni, gli Oratori di Natale e di Pasqua e la ricostruzione della Passione secondo Marco), Berlioz (L’enfance du Christ), Biber (la monumentale Missa salisburgensis a 53 parti, attribuita all’epoca ad Orazio Benevoli), Britten (il War Requiem, con la partecipazione dello stesso autore, insieme alle tre Church Parables), Bruckner (la Messa n. 3), Dvorak (il Requiem, il Te Deum e l’oratorio Santa Ludmilla), Elgar (The Dream of Gerontius), Francaix (L’apocalypse selon St. Jean), per non citare che alcuni titoli.
Si è appena conclusa la settantesima edizione della Sagra (12-20 settembre). Sarebbe dovuta essere un’edizione grandiosa. Ha avuto come motto Svegliatevi Arpa e Cetra, Voglio Svegliare l’Aurora, e quindi come tema di fondo i Salmi. È stata come sempre di altissimo livello qualitativo. Ma è a rischio. Già quest’anno severi tagli di contributi pubblici hanno fatto si che artisti e collaboratori hanno partecipato con compensi quasi da volontari.
Ciò nonostante si sono potuti ascoltare concerti davvero unici come quello per celebrare gli ottant’anni anni del compositore estone Arvo Pärt tenuto nella Basilica Superiore di Assisi gremita in ogni ordine di posti. Pärt è una figura unica nella musica contemporanea. Cattolico, pur se cresciuto in una Repubblica incorporata nell’Unione Sovietica, ha elaborato un proprio stile davvero unico. Lavora con pochissimi elementi – una voce, due voci, un piccolo gruppo polifonico –, costruendo la partitura con i materiali più primitivi, con l’accordo perfetto, con una specifica tonalità. Con questo particolare stile, Pärt ha dimostrato come sia possibile produrre musica sacra di spessore. Per il concerto del 18 settembre, nella vasta Basilica di Assisi (un gioiello di acustica), è stato scelto un programma in gran misura polifonico, affidato ad uno dei più noti e prestigiosi ensemble: The Tallis Scholars diretto da Peter Phillips. Il programma ha presentato la polifonia sacra tra antico e moderno. Nella prima parte, quella dell’epoca Tudor (quando si consumava la scissione della Chiesa Anglicana da Roma). Nella seconda, la musica di Pärt, tra cui composizioni recentissime in “prima” italiana. Come “ponte” il Miserere barocco di Gregorio Allegri. Grande successo.
Sono tempi difficili per tutti, ma occorre concentrare le risorse su eccellenze come la Sagra Umbra.



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