lunedì 24 settembre 2007

FINANZIARIA ANCORA TROPPI NODI DA SCIOGLIERE

Prodi è New York, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una parte della maggioranza (il Presidente della Commissione Attività Produttive e la vasta rete di seguaci che ha animato) ha fatto, sabato 22 settembre, d’intesa con l’opposizione, una manifestazione di protesta contro quella riforma della previdenza che dovrebbe essere uno dei punti fondanti della legge di bilancio. Il 20 ottobre un’altra parte della maggioranza (quella radical-reazionaria) va in piazza (proprio mentre il ddl dovrebbe essere in discussione in Parlamento) in senso opposto: sono contro il “Protocollo del Welfare” che include tanto la riforma della previdenza quanto il riassetto degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro. Da ora al 20 ottobre, nelle fabbriche, ilo sindacato (che dovrebbe essere il pilastro del Governo di centro sinistra la cui guida, nominale, è affidata a Romano Prodi) conduce i referendum sul “Protocollo”in questione. Mentre ,al bar dei delegati, Prodi gusta “brandy & soda”, drink tipico dell’Onu, ammirando i tramonti di Turale Bay, TPS (sotto l’occhio vigile di VVV-Viceministro Vincenzo Visco) deve dipanare la complessa matassa.
Si pensava che il valzer delle cifre fosse finito con l’annuncio “storico”, al termine del Consiglio di Ministri del 21 settembre, fatto dal Ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero (Ministro dell’Economia “ombra” all’interno dello stesso Governo Prodi, fatto unico più che raro nelle democrazie occidentali) secondo cui la finanziaria sarebbe stata di 10 miliardi di euro. Il suo collega Fabio Mussi si è inalberato: almeno 21 miliardi dato che sette sono già stati impegnati con decisioni appena prese questo esercizio finanziario ma a valere sul prossimo. Altre stime parlano di 17 miliardi – dieci nella finanziaria vera e propria e sette in un decreto legge fiscale (ma non si dovevano ridurre l’imposizione o almeno stabilizzarla?).
Al valzer delle cifre corrisponde quello delle procedure. Ammesso il percorso istituzionale (sessione di politica dei redditi , scambio di idee sulle bozze dei documenti con le parti sociali) viene ormai considerato un optional perditempo dagli 11 partiti della coalizione – ma non dai sindacati, arrabbiati neri per “il tradimento del Patto di San Tommaso”, l’accordo del 23 luglio 1993, orchestrato da Ciampi, in cui si definirono le procedure per la concertazione della legge di bilancio) pare che unicamente mercoledì 26 settembre, al vertice dell’Unione (ossia in una sede extra-istituzionale, altro aspetto peculiare in una democrazia occidentale), si deciderà come risolvere il nodo centrale: l’interazione tra provvedimenti scaturenti dal “Protocollo del Welfare” e la finanziaria (in particolare il superamento dello “scalone previdenziale” della riforma del 2004 e che entra in vigore il primo gennaio 2008).
A Prodi, al Palazzo di Vetro, pare non lo abbiamo ancora detto, ,ma si sarebbe respinta (a ragione dei regolamenti parlamentare) l’idea di fare viaggiare finanziaria e collegato in cui alte differenti del Parlamento per arrivare ad un’approvazione congiunta dei due testi entro il 31 dicembre. L’orientamento sarebbe di mettere il superamento dello “scalone” previdenziale nel decreto legge fiscale. Autorevoli giuristi della stessa sinistra ammettono che si tratterebbe di deroga importante alla Costituzione. Il nodo, però, non è solamente giuridico: una bocciatura alla Commissione Affari Costituzionali equivarrebbe a mandare a casa il Professore (prospettiva che non rattrista gran parte della coalizione) ed andare verso un Governo tecnico (Franco Marini e Lamberto Dini si stanno scaldando i muscoli) che prepari o l’irresistibile ascesa dell’operatore cinematografico Valter Veltroni o porti l’Italia alle urne (ipotesi che fa esultare l’opposizione ma rattrista gran parte della maggioranza).
A pochi giorni dai termini di legge per la presentazione alle Camere del disegno di legge sul bilancio annuale e pluriennale dello Stato, la danza della finanziaria ha un suono ed un sapore macabro. Non soltanto per Romano Prodi. Ma per un’Italia a cui, a ragione del super-euro, della crisi subprime e soprattutto dei danni inferti con l’aggravio fiscale dell’anno scorso, si prospetta una crescita rasoterra nel 2008.

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