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domenica 29 luglio 2012
Un’iniziativa per i giovani dell’Opera di Roma in Quotidiano Arte 30 luglio
sabato 28 luglio 2012
Hindemith, la carne e Dio in Art Tribune 29 luglio
Hindemith, la carne e Dio
A Ravenna, un festival dedicato all’opera lirica. Che
ha aperto con una coppia di lavori di Paul Hindemith che definire scabrosi è
poco. E dire che sono stati composti negli Anni Venti e Trenta dello scorso
secolo…
Scritto da Giuseppe
Pennisi | sabato, 28 luglio 2012 · Lascia un commento

Paul
Hindemith – Sancta Susanna – Ravenna Festival 2012 – photo Silvia Lelli
Giunto alla
23esima edizione, il Ravenna Festival è una delle manifestazioni
multidisciplinari più importanti dell’estate. L’aumento del pubblico
straniero – folta la presenza di giapponesi alla prima del dittico di Paul
Hindemith – mostra il suo crescente ruolo internazionale. Dopo una doppia
anteprima con Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra, e
con Wayne Marshall alla guida dell’Orchestra Giovanile Cherubini,
il festival ha rivelato un tema specifico: la musica del/sul
monachesimo.
I due atti unici di Hindemith andati in scena il 6 e 7 luglio (dopo un’affollata anteprima) sono stati l’evento più atteso, sia perché i lavori del compositore (uno dei massimi teorici, oltre che dei maggiori autori della musica del “Novecento Storico”) vengono raramente eseguiti in Italia, sia perché il dittico è coprodotto dal Teatro dell’Opera di Roma dove sarà in scena la prossima stagione. Inoltre, l’allestimento è volutamente concepito a basso costo, in modo che possa essere ripreso da altri teatri.
I due atti unici di Hindemith andati in scena il 6 e 7 luglio (dopo un’affollata anteprima) sono stati l’evento più atteso, sia perché i lavori del compositore (uno dei massimi teorici, oltre che dei maggiori autori della musica del “Novecento Storico”) vengono raramente eseguiti in Italia, sia perché il dittico è coprodotto dal Teatro dell’Opera di Roma dove sarà in scena la prossima stagione. Inoltre, l’allestimento è volutamente concepito a basso costo, in modo che possa essere ripreso da altri teatri.

Paul
Hindemith – Nobilissima visione – Ravenna Festival 2012 – photo Silvia Lelli
Il dittico è
composto dal balletto Nobilissima Visione del 1938, ispirato dagli
affreschi di Giotto a Santa Croce sulla vita di San Francesco e da Sancta
Susanna, una breve opera espressionista del 1921. Il primo è stato eseguito
nel 1938 al Festival di Musica Contemporanea a Venezia, nonostante
Hindemith e la sua musica fossero stati messi al bando in Germania per via del
fatto che il compositore, sebbene religiosissimo, era sposato con un’ebrea. Il
secondo è stato rappresentato a Roma alla fine degli Anni Sessanta e alla Scala
nel 2006; la prima romana diede luogo a furiose polemiche poiché l’opera venne
considerata “vilipendio alla religione dello Stato”.
Nonostante le profonde differenze, i due lavori hanno in comune non solo l’autore, ma anche il rapporto tra l’Eros e l’Alto (Dio). Non dimentichiamo che l’intero festival è dedicato alla musica dello spirito. Iniziamo dal balletto: cinque brevi scene dal matrimonio spirituale di Francesco (Alessio Rezza) con Santa Chiara (Gaia Straccamore), e quindi con Povertà, al Cantico delle Creature. Un’introduzione, un rondò, una marcia, una pastorale e una passacaglia. Una musica gioiosa, intrisa di carnalità. Il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma sul palcoscenico e Riccardo Muti in buca alla guida dell’Orchestra Giovanile Cherubini fanno esplodere l’eros gioioso di un’Europa che, allora, correva verso le Seconda guerra mondiale.
Nonostante le profonde differenze, i due lavori hanno in comune non solo l’autore, ma anche il rapporto tra l’Eros e l’Alto (Dio). Non dimentichiamo che l’intero festival è dedicato alla musica dello spirito. Iniziamo dal balletto: cinque brevi scene dal matrimonio spirituale di Francesco (Alessio Rezza) con Santa Chiara (Gaia Straccamore), e quindi con Povertà, al Cantico delle Creature. Un’introduzione, un rondò, una marcia, una pastorale e una passacaglia. Una musica gioiosa, intrisa di carnalità. Il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma sul palcoscenico e Riccardo Muti in buca alla guida dell’Orchestra Giovanile Cherubini fanno esplodere l’eros gioioso di un’Europa che, allora, correva verso le Seconda guerra mondiale.

Paul
Hindemith – Sancta Susanna – Ravenna Festival 2012 – photo Silvia Lelli
Ma l’eros è
pure al centro di Sancta Susanna. Non è la rievocazione in musica del
visivo, ma una breve storia drammatica. Una giovane suora, in odore di santità
per la sua dedicazione incessante alla preghiera, ascolta per caso i gemiti
sessuali di due giovani nel giardino vicino alla cappella del convento. Ciò
innesca un crescente turbamento: dal dubbio che la gioia può essere non nella
preghiera, ma nell’atto sessuale, sino a un auto-erotismo sempre più sfrenato,
al denudarsi sull’altare e al tentare di godere pure con la statua del Cristo
in Croce.
Ciò sconvolge le consorelle, entrate nella cappella per i Vespri, che reagiscono gridando “Satana!”. L’opera creò scalpore già quando venne composta da un autore giovanissimo e impregnato di espressionismo: Fritz Busch si rifiutò di concertarla considerandola oscena e blasfema. Nel 1977, la prima italiana all’Opera di Roma fu segnata da tumulti in sala e da una denuncia nei confronti del sindaco e del sovrintendente. Nel 2006 La Scala ne ha prodotto un’edizione grandiosa in cui si metteva l’accento sui dettagli più scabrosi. Oggi, invece, possiamo interpretarla più serenamente.
La regia di Chiara Muti pone l’accento sulle difficoltà psicologiche della clausura e sulla ricerca del perdono (e della punizione) dopo il peccato. Mostra, quindi, il nesso con Marienleben, il ciclo vocale su liriche di Rilke dedicato alla vita della Madonna, composto da Hindemith subito dopo Sancta Susanna, quasi a voler indicare un’interpretazione corretta, e non morbosa, del suo lavoro precedente.
Ciò sconvolge le consorelle, entrate nella cappella per i Vespri, che reagiscono gridando “Satana!”. L’opera creò scalpore già quando venne composta da un autore giovanissimo e impregnato di espressionismo: Fritz Busch si rifiutò di concertarla considerandola oscena e blasfema. Nel 1977, la prima italiana all’Opera di Roma fu segnata da tumulti in sala e da una denuncia nei confronti del sindaco e del sovrintendente. Nel 2006 La Scala ne ha prodotto un’edizione grandiosa in cui si metteva l’accento sui dettagli più scabrosi. Oggi, invece, possiamo interpretarla più serenamente.
La regia di Chiara Muti pone l’accento sulle difficoltà psicologiche della clausura e sulla ricerca del perdono (e della punizione) dopo il peccato. Mostra, quindi, il nesso con Marienleben, il ciclo vocale su liriche di Rilke dedicato alla vita della Madonna, composto da Hindemith subito dopo Sancta Susanna, quasi a voler indicare un’interpretazione corretta, e non morbosa, del suo lavoro precedente.
Giuseppe
Pennisi
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Mozart attira i più giovani da Avvenire 29 luglio
Mozart
attira i più giovani
DA MONACO DI BAVIERA
GIUSEPPE PENNISI
P rima di una breve chiusura estiva, la Bayerische Staatsoper (Opera di Stato della Baviera) ha un festival di cinque settimane che ricorda quello delle 'Notti bianche' di San Pietroburgo; non presenta novità ma ripropone gli spettacoli che hanno avuto maggior successo di pubblico e critica. La Bayerische Staatsoper ha tre sale: l’ottocentesco National Theater (dove ebbero la prima mondiale Tristano e Isotta e I maestri cantori
di Wagner) con 2100 posti, il rococò Cuvillés Theater (dove ebbe la prima Idomeneo di Mozart) con 500 posti e il Prinzregent Theater (costruito nel 1900 ad immagine e somiglianza del teatro wagneriano di Bayreuth) con 1950 posti. Ogni anno tra opera e balletto, il cartellone offre circa 60 titoli. Monaco e il suo hinterland sono la regione a più alto reddito della Repubblica Federale; oltre a generosi contributi pubblici la Bayerische Staatsoper può contare su un numero di importanti sponsor privati. A differenza del festival del Tirolo ( Avvenire
del 22 luglio), gli allestimenti sono elaborati e i prezzi dei biglietti elevati (ma si praticano sconti a giovani e altre categorie). Gran parte degli spettacoli del Festival 2012 erano esauriti già in aprile.
Senza dubbio, l’evento più importante sono stati i due cicli della tetralogia wagneriana L’Anello del Nibelungo nell’allestimento scenico Andreas Kriegenburg con la direzione musicale di Kent Nagano; la domanda era tale che il secondo ciclo è stato mostrato dal vivo in streaming in tutto il mondo. Il successo più insolito, però, è l’edizione di Mitridate Re di Ponto
composta da un Mozart appena quattordicenne su commissione del Teatro Ducale di Milano. È opera raramente messa in scena in Italia. Viene considerata difficile da rappresentare perché, tratta da un complicato dramma di Racine (tradotto da Giuseppe Parini e adattato da un librettista di maniera, Vittorio Amedeo Cigna), è un’opera seria costruita su una concatenazione di arie e un unico duetto (per oltre tre ore e mezza di musica).
Nel 2011 è stata proposta al Prinzregent Theater; il successo è stato tale, principalmente presso il pubblico giovane, che il Festival ne offre ben sette repliche, tutte piene e in cui un terzo circa del pubblico ha meno di 35 anni. Senza cambiare una parola del libretto, la vicenda diventa il dramma di una famiglia complicata dei nostri giorni: il padre (già due volte vedovo) vuole sposare una donna giovane, suo figlio di primo letto, invaghitosi della bella fidanzata di papà, vuole sedurla. Tutti vestono abiti d’oggi; le navi (il Ponto si affaccia sul Mar Nero) sono gommoni. E via discorrendo. Il complesso intreccio è anche visto con ironia; cartoni animati mostrano, sul fondo scena, il giovane Mozart che ha difficoltà con la trama ma va avanti lo stesso imperterrito, componendo il lavoro in poche settimane. Molto curata la parte musicale: in buca, Mark Wiggleesworth dirige un ensemble con strumenti i più prossimi possibili a quelli d’epoca. Un cast internazionale assicura sette grandi voci in un lavoro in cui il canto è (quasi) tutto. Di buon livello il cast, soprattutto il controtenore Lawrence Zazzo, ma anche Barry Banks, Anja-Nina Barmann, Tara Erraught, Lisette Oropesa, Taylor Stayton e Eri Nakamura.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dal Tirolo, Lohengrin conquista anche Vienna in Milano Finanza 28 luglio
InScena
Dal Tirolo,
Lohengrin conquista anche Vienna
di Giuseppe
Pennisi
Il Festival
del Tirolo è diventato in pochi anni famoso per la vasta offerta, i bassi costi
di produzione e il 70% del bilancio coperto da sponsor e biglietteria.
Quest'anno è particolarmente importante il nuovo allestimento di Lohengrin di
Richard Wagner, lodato dalla stampa di Vienna come la migliore produzione del
lavoro negli ultimi 20 anni.
Probabilmente giungerà a Bolzano, Piacenza, Ferrara la prossima stagione
nell'ambito delle celebrazioni per il bicentenario dalla nascita del
compositore. La direzione musicale e la regia di Gustav Kuhn mettono in rilievo
l'intreccio di vari elementi in Lohengrin, ciascuno appartenente a un universo
musicale differente, benché legati da un continuo flusso orchestrale dove
dominano gli archi. Il contesto storico che vede l'unione dei popoli germanici
contro gli invasori ungheresi è reso da una musica marcatamente diatonica. Il
contrasto tra le varie religioni (cristianesimo e paganesimo) è denso di
anticipi cromatici e l'intreccio amoroso ricorda le grandi opere di Gaspare
Spontini del periodo prussiano. Più della metà dei giovani orchestrali è
italiana ed essi, unitamente al coro, danno un'ottima prova. Fra i solisti
prevalgono le due protagoniste femminili: Susanne Gebb (la purissima Elsa) e
Mona Somm (la perfida Ortruda, seguace della magia nera del paganesimo
teutonico). Ferdinand von Bothmer ha un buon timbro e ha retto bene il
difficilissimo terzo atto. Thomas Gazheli è efficace nella parte di Federico,
ossia il marito fellone di Ortruda. Di rilievo Andrea Silvestrelli nel ruolo
del Re. (riproduzione riservata)
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