lunedì 19 luglio 2010

Torre del Lago festeggia i 100 anni della Fanciulla Milano Finanza 17 luglio

Di Giuseppe Pennisi

inscena
La Fanciulla del West compie 100 anni. Commissionata dal Metropolitan di New York, venne pensata per gli interpreti d'eccezione della prima: Arturo Toscanini sul podio, Emmy Destinn ed Enrico Caruso nei ruoli dei due protagonisti. È naturale, quindi, che il festival pucciniano di Torre del Lago (che ha luogo dal 16 luglio al 22 agosto) abbia scelto un nuovo allestimento di questa opera come spettacolo d'apertura dall'edizione 2010. È un lavoro difficile e meno eseguito delle altre opere pucciniane a causa della scrittura orchestrale e vocale tra le più moderne di Puccini, così innovativa da anticipare quella che sarebbe stata l'evoluzione del teatro in musica alla metà del Novecento. Il Festival comprende un nuovo allestimento di Madama Butterfly, e riprese di Tosca e Turandot, oltre a spettacoli di balletti. Il festival ha scelto interpreti (Daniela Dessì e Fabio Armiliato) che già a Torre del Lago, a Roma e a Vienna hanno dato vita e voce ai due protagonisti. Dirige l'opera Alberto Veronesi, anche lui uno specialista di Fanciulla e della sua complessa orchestrazione, in cui si intrecciano centinaia di leit motiv. Non potranno non fare discutere, invece, la messa in scena firmata dall'artista e scultore Franco Adami, un West scolpito e molto stilizzato, e la regia innovativa, ancorché efficace, di Kirsten Harms (sovrintendente della Deutsche Oper di Berlino). (riproduzione riservata)

venerdì 16 luglio 2010

ROMA VINCE A PATTO CHE……. Il Tempo 16 luglio

Giuseppe Pennisi
Le buone idee corrono. E chi è destro e svelto se ne appropria. Questa volta, però, non dobbiamo prendercela perché è nell’interesse di tutta Europa (e dell’Italia e di Roma in particolare). La sera del 4 luglio al termine della mega conferenza annuale organizzata a Aix-en-Provence dal “Club des Economistes” francese, il poliedrico Ing. Jacques Attali ha lanciato la proposta di una maxi-emissione d’obbligazioni europee (ossia dell’Ue o garantite dall’Ue) per “ritonificare il Vecchio Continente tramite, principalmente, l’ammodernamento dell’infrastruttura (ed anche il potenziamento dell’industria di punta)”.
Una proposta analoga – ne ha parlato Il Tempo del 17 giugno – era tra quelle avanzate al seminario internazionale organizzato nella capitale italiana, all’Accademia dei Lincei, dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) in quanto membro fondatore del Long Term Investors’ Club (LTIC). Non dobbiamo adombrarci se un’idea lanciata sotto il sole di Roma, venga rimbalzata sotto il sole della Provenza e trovi come megafono un convegno internazionale di tre giorni in cui cento economisti e politici con responsabilità in materia economica discutono della “ricerca della nuova crescita” (questo il tema dell’assise). E’ segno che si è fatto centro e che occorre rendere al più presto l’idea un progetto ben definito e puntuale ed avviarne l’attuazione.
Da un lato, infatti, le previsioni più recenti dei 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati, nessuno italiano) indicano che la manovra di bilancio coordinata all’interno dell’Eurozona, minaccia di frenare la leggera ripresa in atto e di farla slittare in una nuova recessione: è di queste ore, ad esempio, l’annuncio che la Francia propone di attuare un taglio complessivo di spesa pubblica di 100 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2012 (unici settori esentati: difesa, università e ricerca, aiuto allo sviluppo). Da un altro, lo stesso Nouriel Roubini (uno dei pochi economisti che aveva previsto già all’inizio del decennio la crisi dei mutui sub-prime) pone “la politica dei grandi lavori nell’area dell’euro”, unitamente ad “una politica monetaria da parte della Bce” ed al riscadenzamento del debito della Grecia, tra le misure essenziali per evitare che tra il 2010 ed il 2011 l’andamento del Pil in Europa passi da +1 a zero od anche sotto-zero.
Perché l’Italia in generale e Roma in particolare possono essere tra i principali beneficiari della misura se verrà attuata? Da anni, dal Ministero dell’Infrastruttura all’Isae ed a centri privati di ricerca e di analisi (dal Censis alla Svimez) viene documentato come sia la carenza d’infrastrutture i ritardi nel loro ammodernamento sono uno dei vincoli alla competitività ed alla crescita non solo del Sud (che spesso non utilizza le risorse pur messe a disposizione dalla stessa Ue) ma del Centro e del Nord. Roma richiede , in particolare, un programma straordinario d’infrastrutture non unicamente in vista delle Olimpiadi ma per potere utilizzare a pieno la vitalità di un’agglomerazione urbana di quattro milioni d’abitanti, mediamente più istruiti e meglio formati della media del Paesi ma la cui produttività è frenata da una complicata mobilità e da scarsa efficienza dei servizi.

giovedì 15 luglio 2010

“Un Retour” ad Aix: l’Italia lancia i geni e li dimentica Il Velino 15 luglio

- Opera,
Roma, 15 lug (Il Velino) - “Un Retour” di Oscar Strasnoy, dal romanzo di Alberto Manguel (autore anche del libretto), è il vero trionfatore del Festival d’Aix en Provence 2010. Acclamata dalla critica internazionale, ciascuna delle otto repliche è stata accolta da ovazioni da parte di un pubblico giovane che ha esaurito ogni ordine di posto. Occorre ricordare che il franco-argentino Strasnoy, 40 anni appena compiuti, è stato lanciato dieci anni fa in Italia quando vinse il premio Orpheus (la giuria era presieduta da Luciano Berio) e la sua opera “Midea Dos” venne messa in scena nell’autunno 2000 al Teatro Caio Melisso di Spoleto e nell’inverno 2001 al Teatro dell’Opera di Roma. Strasnoy viene da una di quelle famiglie ebree che si rifugiarono in Argentina, ma la sua cultura musicale è essenzialmente franco-italiana. E’ stato anche uno dei borsisti dell’Accademia di Francia a Villa Medici. Vive tra Berlino e Parigi. Una delle sue opere (“Le Bal”) ha avuto un successo tale ad Amburgo nel 2009 da essere entrata “in repertorio” e varie repliche sono previste nel calendario 2011. Strasnoy parla perfettamente italiano e riconosce che la sua fama internazionale è partita proprio dal nostro Paese. Purtroppo dal 2001, nessun sovrintendente o direttore artistico si è più ricordato di lui, mentre nei nostri teatri si vedono tanti spettacolo di dubbio gusto, pagati da Pantalone nonostante si rappresentino a platea e palchi quasi privi di pubblico pagante. E’ una triste realtà di cui si devono interessare il ministero dei Beni culturali e le fondazioni lirico-sinfoniche tra una protesta e l’altre delle corporazioni che nei loro corridoi fanno il bello e cattivo tempo.

“Un Retour” è un’opera da camera di circa un’ora (13 veloci scene), preceduta ad Aix da una passeggiata “artistica” in un parco a dieci km dalle città, con tre “momenti” artistici (una danza moderna, tre madrigali, una lettura da Virgilio) in tre luoghi diversi della proprietà, nonché da un pic-nic sul prato prima di entrare in un teatro costruito nel cortile di un maniero. L’opera tratta del tema dell’esilio e del ritorno. Dopo 30 anni, un uomo ritorna nel paese (presumibilmente l’Argentina) da dove i suoi genitori lo hanno fatto fuggire perché coinvolto in moti studenteschi mentre una dittatura militare si affacciava all’orizzonte. In breve un tema analogo a quello di “Estaba La Madre” di Louis Bacalov che l’Opera di Roma ha messo in scena già due volte, trattato, però, sotto il profilo psicologico-filosofico, non politico. Nestor Fabris rientra per una visita di pochi giorni (un’occasione di famiglia, le nozze del figlioccio nato, decenni prima, alla donna da lui amata da studente) ma i suoi amici di un tempo e il suo stesso professore lo sfuggono: il passato non si cambia. E’ costretto all’esilio permanente perché così scelse tre decenni prima. Nel testo, quindi, c’è profumo,oltre che di Virgilio e di Omero, di Albert Camus e di Vintilia Horia, non di saggi di sociologia politica. Ciascuno canta nella propria lingua: l’esule il francese, gli altri lo spagnolo.

Il protagonista è un baritono (Job Tomè). La donna da lui amata un mezzo –soprano (Amaya Domìnguez). Cinque vocalisti dell’Ensmble Musicatreize (Céline Boucard, Marieke Schellenberger, Xavier de Lingerolles, Patrice Balter, Jean-Manuel Candenot) danno corpo e voce all’altra dozzina di personaggi. La scena (Thierry Thieu Niang, Eric Soyer), perfettamente integrata nel cortile del maniero, dà un forte senso di claustrofobia (quella dell’esule) per rappresentando l’aeroporto e i boulevard di una grande città (Buenos Aires) ed un villaggio di campagna. L’organico orchestrale comprende due piani, due batterie a percussione, una tromba ed un trombone. Mentre “Midea Dos” pare dodecafonica e privilegiava le tonalità alte, anzi altissime (Creonte era un controtenore), la scrittura orchestrale di “Un Retour” è diatonica e fortemente ritmica (con tempi incalzanti che tengono l’attenzione serrata). Anche le voci tendono alle tonalità gravi (i protagonisti sono un baritono, un mezzo ed un basso). Il declamato scivola in ariosi, non in arie vere e propria (“Midea Dos” aveva anche un’aria di coloratura). Quindi, una tinta musicale scura e sobria. Vale una scommessa per portarlo a Roma.

(Hans Sachs) 15 lug 2010 17:11



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mercoledì 14 luglio 2010

La presa della Bastiglia Il Velino 14 luglio

POL -
Roma, 14 lug (Il Velino) - Scrivo da Nizza dopo dieci giorni passati ad Aix en Provence. Ad Aix i giornali italiani arrivano in ritardo. A Nizza il giorno stesso in cui escono a Milano e a Roma. In ambienti francesi, tuttavia, diventa quasi inevitabile e naturale guardare all’Italia con il cannocchiale. Specialmente il 14 luglio, festa nazionale, ricorrenza della presa della Bastiglia. In Francia, le conversazioni nei caffè e nei ristoranti de Cours Mirabeau di Aix e sulle spiagge della Baie des Anges di Nizza riguardano la crisi economica e la maxi-manovra di finanza pubblica (100 miliardi di euro in due anni e mezzo) annunciata dal governo parigino. Lo “scandalo al sole” pieno di gossip su bustarelle che avrebbe fatto tremare Eliseo e Matignon sarebbero chiacchiere da portinaie. Un maggiordomo, Pascal Bonnefoy (nome che è tutto un programma), istigato dalla persona di fiducia, François-Marie Barnier, della maggiore ereditiera di Francia (l’87enne Liliane Bettencourt), con due magnetofoni registra le conversazioni di salotto a casa. Si licenzia, con una gratifica di 215.339 euro, mette i nastri su cd con l’ausilio del perito informatico Philippe Dunand e li porta a un agguerrito procuratore, unitamente alle dichiarazioni su bustarelle à go-go, a un sito web di Claire Thibout (moglie di Philippe Dunand e contabile della Bettencourt, da cui si è appena licenziata con una gratifica di 500 mila euro). Timori e tremori per alcuni giorni. Sino a quando la Thibout smentisce tutto. E il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy va, la sera del 12 luglio, in televisione per smentire tutte le illazioni in un serrato dialogo con uno dei più noti giornalisti televisivi francesi e per annunciare come non si farà distrarre da scandali e scaldaletti ma porterà avanti un programma di riassetto strutturale il cui aspetto centrale è la riforma della previdenza. Sarkozy può far leva non solo sulle smentite della Thibout ma anche e soprattutto su un rapporto dell’ispettore generale di Finanza che scagiona da ogni illazione l’attuale ministro del Lavoro, Erich Woerth, di avere favorito forme di elusione fiscale alla Bettencourt quando, in un governo precedente era stato ministro del Bilancio.

Alla calda estate politica francese ne corrisponde, soltanto sfogliando la stampa, una molto più calda italiana. Si accavallano accuse e illazioni di ogni genere che riguardano i piani alti dei partiti e, quindi, dell’esecutivo. Sono accuse e illazioni prive, sino ad ora, di altro riscontro. Sembrano annunciare una lunga fase diretta a logorare non solo il governo ed il Parlamento ma l’intera classe dirigente del Paese (quindi, anche quella dell’opposizione). Il presidente del Consiglio ha fatto quadrato a supporto del governo e dei dirigenti dei partiti e movimenti. Non sarebbe il caso di pensare a un confronto all’interno dei partiti per giungere, se possibile, a una strategia comune condivisa oppure a una chiara strategia di maggioranza e di maggioranza poiché su temi così delicati è possibile avere punti di vista divergenti? Il presidente del Consiglio, che ha sempre mostrato di avere un ottimo rapporto diretto con gli italiani, non dovrebbe, come Sarkozy, progettare una lunga intervista con uno dei maggiori giornalisti italiani al fine di illustrare il suo punto di vista e di sottolineare il costo opportunità, per tutti gli italiani, della perdita di tempo e di energie nella dozzina di “scandali al sole” che sembrano emergere? Non dovrebbe, se del caso, tagliare rami secchi e scartare mele bacate al fine di concentrarsi sul programma di riassetto? E l’opposizione che pare gongolare in questo clima, non dovrebbe chiedersi con quale programma affronterebbe i gravi problemi del Paese ove il tentativo di presa della Bastiglia avesse successo? Per ora si vedono tanti sanculotti ma nessuna strategia.

(Giuseppe Pennisi) 14 lug 2010 12:43

lunedì 12 luglio 2010

Aix en Provence tradisce Don Giovanni Milano Finanza 10 luglio

Di Giuseppe Pennisi inscena
Una delle caratteristiche del Festival di Aix en Provence consiste nel presentare lavori coprodotti con altri teatri e che saranno in scena in diversi paesi in autunno. L'edizione in corso fino al 21 luglio è stata aperta da Don Giovanni, realizzato con i teatri dell'opera di Madrid e di Toronto e con il Bolshoi (dove entrerà in repertorio). La messa in scena è affidata a una giovane, ma già affermata, équipe russa formata da Dmitri Tcherniakov, Elena Zaitseva, Alexei Parin. La direzione musicale è di Louis Langrée, che guida la Freiburger Barockorchester. Il cast internazionale di livello è capeggiato da Bo Skovhus (il Don) e include Kyle Ketelsen (Leporello), David Bizic (Masetto), Colin Balzer (Don Ottavio), Marlis Petersen (Donna Anna), Kristine Opolais (Donna Elvira), Kerstin Avemo (Zerlina), e Anatoli Kotscherga (il Commendatore). Aix non affrontava il Don Giovanni dal 1998, quando la regia dell'opera era stata affidata a Peter Brook e la direzione musicale a Claudio Abbado. Quell'edizione ha girato il mondo (con 15 repliche a Milano). Nel nuovo allestimento, non del tutto convincente, l'opera diventa un dramma di famiglia in cui avviene una sorta di gioco al massacro tra i sette protagonisti, tutti imparentati tra loro. Bo Skovus, truccato e vestito come Marlon Brando in L'ultimo tango a Parigi si autodistrugge in un contesto dove dominano sesso e alcol. Pieni consensi, invece, alla parte musicale, nonché al delizioso allestimento della seconda opera in programma, L'Usignolo di Stravinsky, che, con la regia di Robert Lèpage e la bacchetta di Kazushi Ono, andrà a Toronto, Amsterdam e Parigi. (riproduzione riservata)

venerdì 9 luglio 2010

Teatro, l’“Usignolo” incanta Aix e incorona Lepage Il Velino 8 luglio

CLT -
Roma, 8 lug (Il Velino) - Chissà se qualche teatro italiano avrà il coraggio, e i mezzi, per mettere in scena lo spettacolo del Festival di Aix en Provence che ha trovato tutti concordi: “Le Rossignol et les autres fables” (“L’Usignolo e le altre favole”) di Igor Stravinsky. Un evento che anche incoronato il franco-canadese Robert Lepage come uno dei maggiori e più innovativi registi del momento. A Lepage, va ricordato, il Metropolitan di New York ha affidato la regia del nuovo “Anello del Nibelungo” di Richard Wagner. E il teatro sta rafforzando e ridisegnando il palcoscenico a ragione delle monumentali scene predisposte da Lepage e dalla sua abituale squadra di collaboratori. Per “Le Rossignol et les austres fables” non è stato riallestito il palcoscenico del Grand Thèatre de Provence. Sul palco è stata trasferita l’orchestra (piccola nella prima parte, più vasta nella seconda), mentre il golfo mistico è diventato una grande piscina di 70 mila litri d’acqua a 20 gradi di temperatura. Ispirandosi al teatro delle marionette del Vietnam, i cantanti non solo recitano e cantano nell’acqua ma manovrano marionette (che diventano le vere “dramatis personae”). Un’idea brillante per mettere in scena un lavoro come “Le Rossignol” spesso considerato non rappresentabile in quanto i suoi tre atti durano complessivamente meno di un’ora e si svolgono in una Cina da favola quale sentita attraverso la sensibilità dell’allora giovane Stravinsky. Naturalmente i cantanti devono essere giovani ed atletici, le voci mature, le marionette raffinatissime, le scene ed i costume sgargianti.

Lepage ha lavorato d’intesa con Kazushi Ono (direttore musicale e maestro concertatore) e l’orchestra dell’Opera di Lione dove il lavoro arriverà ai primi d’ottobre per poi approdare ad Amsterdam e in altri teatri pronti alla sfida. L’esito complessivo è stato entusiastico: un quarto d’ora d’ovazioni al calar del sipario. I cantanti sono giovani , provengono in gran misura dall’Europa orientale e sanno essere anche attori e marionettisti di livello. Olga Peretyatko e Edgeras Montvidas si vedranno in ruoli da protagonisti nei maggiori teatri europei. Di grande livello anche Elena Semenova, Svetlana Shilova, Ilya Bannik, Nabil Suliman e Yuri Vorobiev. Un elogio deve senza dubbio andare allo scenografo Carl Fillion e al marionettista Martin Genest. Piena di fantasia anche la prima parte dello spettacolo, costruita su una delle partiture più dense di ritmo e d’innovazione di Stravinsky (“La Volpe”), coniugata con le “Sei canzoni russe” e preceduta, a mo’ di overture, dal trascinante “Ragtime”. Qui la piscina presente in teatro non è uno degli elementi centrali dello spettacolo. I cantanti, in gran misura gli stessi della seconda parte, sono sul palcoscenico, ma l’azione è svolta da acrobati, ombre cinesi e lanterna magica. Un esempio squisito di teatro totale.

(Hans Sachs) 8 lug 2010 18:26



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mercoledì 7 luglio 2010

CINQUE RISCHI E CINQUE RIMEDI ALLA RIPRESA AUTUNNALE Il Velino 7 luglio

La politica non è ancora in vacanza. L’accento è, però, naturalmente sui temi ed i problemi da chiudere prima della chiusura agostana delle Camere. Anche al fine di meglio inquadrare questi nodi immediati occorre porli nel contesto dei cinque grandi temi economici con cui ci si dovrà confrontare alla ripresa autunnale. In sintesi sono i seguenti:
• La ripresa economica mondiale è ancora fragile, specialmente in Europa dove si prefigura una deflazione analoga a quella che ha travagliato il Giappone per circa quattro lustri: aumenti dei prezzi bassi, accompagnati però dal pericolo di scivolare in recessione con un’ulteriore contrazione di produzione ed occupazione.
• Nonostante le aperture di credito messe a disposizione dalla Banca centrale europea, Bce (442 miliardi di euro al primo luglio 2010),permane il rischio di nuove crisi bancarie: nelle scritture contabili degli istituti di credito dell’area dell’euro ci sono 3500 miliardi d’obbligazioni sovrane, di cui 340 miliardi di titoli di Stato greci e 450 miliardi di titoli di Stato spagnoli. Quindi, il pericolo di un contagio non è stato ancora debellato.
• Gli Stati dell’eurozona stanno adottando misure per ridurre i loro indebitamenti netti annuali ed i loro stock di debito, ma hanno difficoltà a finanziare le loro scadenze; anche nell’ipotesi di pieno successo dei programmi di austerità di bilancio, nell’area dell’euro, si dovranno rifinanziare 3500 miliardi di titoli pubblici entro la fine dell’anno. Non più di 900 miliardi verranno assorbiti dalle banche centrale e degli istituti di credito dei Paesi industriali. Si conta sulla buona volontà, e sulla fiducia, dei Paesi del resto del mondo, in primo luogo di quelli asiatici.
• I tassi di disoccupazione sono in aumento. Già in aprile sfioravano il 9% nell’insieme dei Paesi Ocse, toccavano il 20% in Spagna ed il 10% in Francia. Pure in Italia i successi degli ultimi anni (in tema di riduzione della disoccupazione) stanno rientrando : i settembre il numero di coloro che cercano lavoro senza trovarlo supererà, probabilmente, il 9% delle forze di lavoro.
• Aumenta, quindi, inevitabilmente il disagio sociale anche in quanto le misure di austerità non possono non incidere che negativamente sugli ammortizzatori e sulla rete di tutela.
Come rispondere a questi cinque punti? Una strategia possibile ha anche essa cinque tasselli:
• Alle politiche di restrizione di spesa nei Paesi a maggiore deficit e maggiore debito, si deve contrapporre una politica monetaria più accomodante da parte della Bce.
• Perseguire nell’indebolimento del valore internazionale dell’euro al fine di rilanciare l’export europeo.
• Un rilancio della politica di crescita in Germania (il Paese più importante dell’area) tale da fare da traino al resto dell’eurozona.
• Riscadenzamento del debito estero della Grecia (unico modo per evitare il contagio).
• Un rilancio dei grandi lavori pubblici tramite investimenti a lungo termine accuratamente valutati e selezionati.