La Guerra Mondiale è uno dei temi del festival di
Salisburgo 2014, che ha commissionato due lavori, un'opera e un dramma
multimediale sul tema «donne e conflitti». Riguardano ambedue vicende realmente
accadute, la prima è quella della pittrice Charlotte Salomon, titolo dell'opera
di Marc-André Dalbavie, che morì a Auschwitz a 26 anni, mentre il secondo è
tratto dalle vicende di Mary Borden, l'ereditiera di Chicago che gestì il
miglior ospedale da campo nella Grande Guerra (The forbidden zone di Duncan
Macmillan). I due lavori sono profondamente differenti: nel primo
donne di tre generazioni (nonna, madre, figlia) vengono distrutte dalla guerra;
nel secondo, invece, le donne acquisiscono autorevolezza, anche se alla fine
soccombono nella lotta contro lo sviluppo delle armi chimiche voluto dagli
uomini. Charlotte Salomon richiede un organico mozartiano e 12 solisti (alcuni
in più ruoli), un coro e un vasto boccascena perché l'azione si svolge in più
luoghi contemporaneamente. È un esempio di musica spettrale francese che
coniuga dodecafonia con armonia, melodia e ritmo. The forbidden zone si basa
invece su di un impianto multimediale in cui la musica di Paul Clark è puro
elemento di supporto. (riproduzione riservata)
SALISBURGO Da alcuni anni, una sezione del Festival di Salisburgo
è dedicata alla musica sacra. Nata come 'ouverture spirituale', quest’anno la
serie è iniziata il 18 luglio con La Creazione di Haydn, diretta da
Bernard Haitink e terminata il 31 luglio con un confronto tra 'nuove tendenze'
nella musica dello spirito islamica e cristiana. Trenta concerti (circa
quaranta se si includono le sinfonie di Bruckner, tutte a carattere
religioso). Pereira, in trasferimento alla Scala, sostiene che si tratta di
«uno scrigno dove c’è molto da trovare»: quest’anno, ad esempio, è stato
scoperto un oratorio di Mozart di cui si ignorava l’esistenza. Nei giorni a
Salisburgo, oltre ad ascoltare il terso ed asciutto oratorio di Händel Israel
in Egypt, seguito dal coro e dai solisti del Balthasar- Neumann Esemble,
diretti da Thomas Engelbrock, mi sono dedicato al confronto tra musica
contemporanea di ispirazione cristiana e musica dello spirito di tradizione
islamica.
È un confronto in atto da tempo. Nel 1932, il Re Fuad
dell’Egitto sponsorizzò un convegno internazionale a cui parteciparono Bartok
e Hindemith. È rimasto tra pochi specialisti, anche in quanto la tradizione
delle musica islamica è principalmente vocale mentre quella della musica occidentale
strumentale. In Italia, la Sagra Musica Umbra ha fatto molto per fare
conoscere la musica islamica, ma non ha ancora giustapposto le due esperienze
sul piano della musica sacra contemporanea. Nell’ultimo dei concerti sul tema
a Salisburgo, uno studio per musica elettronica di Mar André (scuola
Boulez-Ircam) viene messo a confronto con quattro composizioni contemporanee.
Samir Oder Tamini, compositore palestinese di cittadinanza israeliana, noto
anche per i suoi studi filosofici sul Corano, presenta un lavoro per
un’orchestra di una ventina di elementi. Intitolato Cihnagir dal nome
di un quartiere di Istanbul ne rappresenta, in 12 minuti, la diversità etnica
e religiosa. Sullo stesso tema Marc-André necessita di un organico vasto,
dislocato in vari luoghi della sala ed integrato da live electronics per evocare
le voci del mullah, dei rabbini e dei sacerdoti di varie religioni cristiane
dando alla partitura un vasto senso ecumenico. Kesik per 12 istrumenti
della compositrice turca Zeynep Gedizliouglu guarda invece alle cesure tra le
culture, e le religioni del Mediterraneo, con ’a solo’ dell’oboe denso di
richiami alla tradizione orientale.
Il lavoro( in prima mondiale), commissionato dal
Festival del compositore egiziano Amr Okba si basa sul romanzo Rhadopis of
Nubia del Premio Nobel, Naguib Mahfouz; è un poema sinfonico di stampo
europeo sulla responsabilità e la lealtà di chi governa nei confronti dei suoi
cittadini. Tratta anche di come i sacerdoti possono fare uso improprio di
religione e fede per puri fini di potere. Molto più prossimi alla
contemporaneità occidentale il lavoro di Hossam Mahmoud
Tarab 5 presentato anche esso in prima esecuzione mondiale.
La «Tarab» è un canto sacro arabo molto intenso; include un ’a solo’ per
violino basato su testo di san Giovanni della Croce.
Sorge spontaneo chiedersi se il dialogo tra musicisti
non ne possa facilitare uno più ampio economico e sociale.
I festival estivi piangono, ma non quello del Tirolo. Ecco perché
A Erl è in corso di festival estivo del Tirolo, dove viene rappresentato
“Der Ring” di Richard Wagner nell’allestimento di Gustav Kuhn, che aggiorna e
modernizza quello già proposto nel 2005. Ne abbiamo parlato proprio con Kuhn,
anche per capire le ragioni per cui questo festival non piange miseria. Anzi…
L’Anello del Nibelungo, in questo allestimento, è un lavoro che
dura quindici ore: un prologo di due ore e mezzo e tre “giornate” ciascuna di
tre atti per cinque-sei ore per opera, intervalli compresi. È un’intrapresa che
può portare al dissesto i teatri, anche perché richiede 150 strumentisti in
orchestra e circa 60 solisti, se vengono offerti più cicli. Al Festival del
Tirolo non si rappresentava del 2005, ma è in programma, a grande
richiesta, già l’anno prossimo: le prenotazioni sono aperte. Nel 2014 vengono
offerti tre cicli (sino al 3 agosto): in due, ciascuna opera è separata dalle
altre; in uno si inizia la mattina di una domenica e si termina nel pomeriggio
del lunedì, con una pausa dalla 3 alle 11 del mattino per consentire ad artisti
e pubblico di riposare.
Il festival si tiene in un paesino di 1.500 abitanti, a 75 chilometri da
Innsbruck e a 70 da Monaco di Baviera, nonché a un’ora e mezza di auto da
Salisburgo. È nato circa tre lustri fa per iniziativa di Gustav Kuhn,
direttore d’orchestra (Karajan lo considerava il suo erede), regista e
scenografo. Ha lavorato a lungo in Italia, dove è stato tra l’altro direttore
artistico dell’Opera di Roma, del San Carlo e di Macerata Opera; e
dove, in Gargafagnana, ha affittato (a vita) il Convento dell’Angelo dei Padri
Passionisti per farne un’accademia di alta formazione. Quindi conosce molto
bene il nostro Paese, in cui molti festival estivi soffrono: il sindaco di Roma
ha ventilato la liquidazione del Teatro dell’Opera dopo una serie di scioperi
che stanno impedendo la realizzazione di quello di Caracalla, il Festival di
Macerata riguarda ormai per lo più i bagnanti delle spiagge marchigiane, quello
di Pesaro ha ridotto di un ciclo la serie di rappresentazioni. A Erl, invece,
questo Ring era già quasi esaurito l’autunno 2013 e vanno benissimo le
altre offerte del programma (l’opera Il Castello del Duca Barbablù di
Bartok, le sinfonie di Bruckner, molta cameristica) non solo nella grande sala
di 1.500 posti dove la manifestazione è nata quindici anni fa, ma anche nel
nuovo teatro da 800 posti, costruito da sponsor privati e da due anni in
funzione per festival invernali e per la sinfonica, la concertistica e la
contemporanea di quello estivo.
Con Kuhn abbiamo parlato sia del Ring (che verrà ripreso nel luglio
2015) sia delle finanze del festival (che gode buona salute, mentre quelli
italiani sono in bolletta).
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Che cosa distingue il Ring 2004 dal
Ring 2014? La questione dovrebbe essere esattamente il contrario: in che modo il Ring
di oggi differisce da quello di dieci anni fa. Naturalmente ci siamo
sviluppati enormemente, non solo con la costruzione del nuovo teatro e della
nuova infrastruttura. Anche esteticamente abbiamo fatto un grande passo avanti.
La scenografia del Ring di oggi è certamente più moderna,
contemporanea e anche più costosa. Tutti i costumi sono stati completamente
rivisti oppure ridisegnati. Le luci sono più professionali di quanto non
fossero nel 2004. Un Ring, quindi, del tutto più ricco e sorprendente.
Le idee di base sono sempre le stesse, siamo rimasti fedeli al nostro concetto.
La nostra interprestazione delle opere di Richard Wagner – quelle a cui ci
dedichiamo nel nostro festival – ha cambiato poco e punta sull’attualità del
linguaggio e del messaggio. Sicuramente abbiamo realizzato diverse cose in modo
più coerente, e alcuni disegni e sviluppi dei personaggi sono stati elaborati
con più forza. Grazie a questa intensificazione della recitazione potevamo
rinunciare ad alcuni elementi di contorno. Dunque, siamo riusciti con questo Ring
ad andare a fondo del cuore del lavoro. E i risultati del primo “ciclo” ci
danno ragione: questo Ring piace al pubblico. Una cosa non è
assolutamente cambiata: produciamo il Ring ancora con una delle
orchestre wagneriane più giovani ma più dedicate e migliori del mondo.
Gustav Kuhn
Come ha fatto il maestro a erigere, in tempi di crisi, un palazzo
come il Festspielhaus (il nuovo teatro accanto alla struttura antica)?
Dobbiamo essere umili e dire chiaramente che non sono stato io a costruire
questo teatro. È stato costruito per me e per le mie idee artistiche dal
presidente del festival, Hans Peter Haselsteiner. Questo era semplicemente il
risultato dall’idea che sarebbe meraviglioso e artisticamente auspicabile se
l’orchestra potesse essere insieme non solo in estate, ma anche per una seconda
fase invernale del lavoro, per mettere i musicisti in grado di interagire tutto
l’anno e preservare e mantenere permanente il suono dell’orchestra.
Dato che non si può riscaldare la vecchia struttura e non c’era altro spazio a
Erl a disposizione per la nostra idea, in primo luogo abbiamo concepito un
piccolo granaio, una “casa semplice” dove avremmo potuto provare con
l’orchestra. Ma nella nostra immaginazione, questa piccola casa è diventata
sempre più grande, ci sono state aggiunte sempre più cose che abbiamo
considerato importanti per il funzionamento del festival estivo, quindi poi
alla fine Hans Peter Haselsteiner decidese: costruiamo in maniera giusta con un
concorso internazionale di architettura e una maratona di lavori che ci ha
permesso di aprire il nuovo teatro dopo soli 18 mesi di costruzione, nel
dicembre 2012. Qual è il budget e da dove vengono i soldi?
La costruzione del Festspielhaus e di tutte le ulteriori strutture necessarie è
stata resa possibile grazie alla fondazione Haselsteiner
Familien-Privatstiftung, che ha sostenuto gran parte delle spese di 36 milioni
di euro, così come le spese di manutenzione e ulteriori costi di installazione.
Nell’ottobre del 2011 la regione Tirolo ha ufficializzato un finanziamento di 8
milioni di euro nel quadro del Piano Integrato della Cultura 2012–2015.
Anche lo Stato austriaco ha contribuito con 8 milioni di euro a questo progetto
culturale. Un totale di 16 milioni per quattro stagioni, estive e invernali. Giuseppe Pennisi