venerdì 1 agosto 2014

Donne in guerra a Salisburgo in Milano Finanza 2 agosto


Donne in guerra a Salisburgo
di Giuseppe Pennisi  
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La Guerra Mondiale è uno dei temi del festival di Salisburgo 2014, che ha commissionato due lavori, un'opera e un dramma multimediale sul tema «donne e conflitti». Riguardano ambedue vicende realmente accadute, la prima è quella della pittrice Charlotte Salomon, titolo dell'opera di Marc-André Dalbavie, che morì a Auschwitz a 26 anni, mentre il secondo è tratto dalle vicende di Mary Borden, l'ereditiera di Chicago che gestì il miglior ospedale da campo nella Grande Guerra (The forbidden zone di Duncan Macmillan). I due lavori sono profondamente differenti: nel primo donne di tre generazioni (nonna, madre, figlia) vengono distrutte dalla guerra; nel secondo, invece, le donne acquisiscono autorevolezza, anche se alla fine soccombono nella lotta contro lo sviluppo delle armi chimiche voluto dagli uomini. Charlotte Salomon richiede un organico mozartiano e 12 solisti (alcuni in più ruoli), un coro e un vasto boccascena perché l'azione si svolge in più luoghi contemporaneamente. È un esempio di musica spettrale francese che coniuga dodecafonia con armonia, melodia e ritmo. The forbidden zone si basa invece su di un impianto multimediale in cui la musica di Paul Clark è puro elemento di supporto. (riproduzione riservata)

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A Salisburgo le note del sacro in Avvenire 2 agosto


FESTIVAL

A Salisburgo le note del sacro


GIUSEPPE PENNISI

SALISBURGO
Da alcuni anni, una se­zione del Festival di Sa­lisburgo è dedicata alla musica sacra. Nata co­me 'ouverture spiri­tuale', quest’anno la serie è iniziata il 18 lu­glio con La Creazione di Haydn, di­retta da Bernard Haitink e terminata il 31 luglio con un confronto tra 'nuo­ve tendenze' nella musica dello spi­rito islamica e cristiana. Trenta con­certi (circa quaranta se si includono le sinfonie di Bruckner, tutte a carat­tere religioso). Pereira, in trasferi­mento alla Scala, sostiene che si trat­ta di «uno scrigno dove c’è molto da trovare»: quest’anno, ad esempio, è stato scoperto un oratorio di Mozart di cui si ignorava l’esistenza. Nei gior­ni a Salisburgo, oltre ad ascoltare il terso ed asciutto oratorio di Händel I­srael in Egypt, seguito dal coro e dai solisti del Balthasar- Neumann E­semble, diretti da Thomas Engel­brock, mi sono dedicato al confronto tra musica contemporanea di ispira­zione cristiana e musica dello spirito di tradizione islamica.

È un confronto in atto da tempo. Nel 1932, il Re Fuad dell’Egitto sponso­rizzò un convegno internazionale a cui parteciparono Bartok e Hinde­mith. È rimasto tra pochi specialisti, anche in quanto la tradizione delle musica islamica è principalmente vo­cale mentre quella della musica occi­dentale strumentale. In Italia, la Sa­gra Musica Umbra ha fatto molto per fare conoscere la musica islamica, ma non ha ancora giustapposto le due e­sperienze sul piano della musica sa­cra contemporanea. Nell’ultimo dei concerti sul tema a Sa­lisburgo, uno studio per musica elet­tronica di Mar André (scuola Boulez-Ircam) viene messo a confronto con quattro composizioni contempora­nee. Samir Oder Tamini, composito­re palestinese di cittadinanza israe­liana, noto anche per i suoi studi filo­sofici sul Corano, presenta un lavoro per un’orchestra di una ventina di e­lementi. Intitolato Cihnagir dal nome di un quartiere di Istanbul ne rappre­senta, in 12 minuti, la diversità etni­ca e religiosa. Sullo stesso tema Marc-André necessita di un organico vasto, dislocato in vari luoghi della sala ed in­tegrato da live electronics per evoca­re le voci del mullah, dei rabbini e dei sacerdoti di varie religioni cristiane dando alla partitura un vasto senso ecumenico. Kesik per 12 istrumenti della compositrice turca Zeynep Ge­dizliouglu guarda invece alle cesure tra le culture, e le religioni del Medi­terraneo, con ’a solo’ dell’oboe denso di richiami alla tradizione orientale.

Il lavoro( in prima mondiale), com­missionato dal Festival del composi­tore egiziano Amr Okba si basa sul ro­manzo Rhadopis of Nubia del Premio Nobel, Naguib Mahfouz; è un poema sinfonico di stampo europeo sulla re­sponsabilità e la lealtà di chi governa nei confronti dei suoi cittadini. Trat­ta anche di come i sacerdoti possono fare uso improprio di religione e fede per puri fini di potere. Molto più pros­simi alla contemporaneità occiden­tale il lavoro di Hossam Mahmoud

Tarab 5 presentato anche esso in pri­ma esecuzione mondiale. La «Tarab» è un canto sacro arabo molto inten­so; include un ’a solo’ per violino ba­sato su testo di san Giovanni della Croce.

Sorge spontaneo chiedersi se il dialo­go tra musicisti non ne possa facilita­re uno più ampio economico e so­ciale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dalla musica elettronica di Mar André al canto arabo della 'Tarab' un confronto tra sinfonie cristiane e islamiche




OUVERTURE SPIRITUALE. Musica sacra al Festival


I festival estivi piangono, ma non quello del Tirolo. Ecco perché in QuotidianoArte 1 agosto


I festival estivi piangono, ma non quello del Tirolo. Ecco perché

A Erl è in corso di festival estivo del Tirolo, dove viene rappresentato “Der Ring” di Richard Wagner nell’allestimento di Gustav Kuhn, che aggiorna e modernizza quello già proposto nel 2005. Ne abbiamo parlato proprio con Kuhn, anche per capire le ragioni per cui questo festival non piange miseria. Anzi…

Scritto da Giuseppe Pennisi | giovedì, 31 luglio 2014 · 0
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Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
L’Anello del Nibelungo, in questo allestimento, è un lavoro che dura quindici ore: un prologo di due ore e mezzo e tre “giornate” ciascuna di tre atti per cinque-sei ore per opera, intervalli compresi. È un’intrapresa che può portare al dissesto i teatri, anche perché richiede 150 strumentisti in orchestra e circa 60 solisti, se vengono offerti più cicli. Al Festival del Tirolo non si rappresentava del 2005, ma è in programma, a grande richiesta, già l’anno prossimo: le prenotazioni sono aperte. Nel 2014 vengono offerti tre cicli (sino al 3 agosto): in due, ciascuna opera è separata dalle altre; in uno si inizia la mattina di una domenica e si termina nel pomeriggio del lunedì, con una pausa dalla 3 alle 11 del mattino per consentire ad artisti e pubblico di riposare.
Il festival si tiene in un paesino di 1.500 abitanti, a 75 chilometri da Innsbruck e a 70 da Monaco di Baviera, nonché a un’ora e mezza di auto da Salisburgo. È nato circa tre lustri fa per iniziativa di Gustav Kuhn, direttore d’orchestra (Karajan lo considerava il suo erede), regista e scenografo. Ha lavorato a lungo in Italia, dove è stato tra l’altro direttore artistico dell’Opera di Roma, del San Carlo e di Macerata Opera; e dove, in Gargafagnana, ha affittato (a vita) il Convento dell’Angelo dei Padri Passionisti per farne un’accademia di alta formazione. Quindi conosce molto bene il nostro Paese, in cui molti festival estivi soffrono: il sindaco di Roma ha ventilato la liquidazione del Teatro dell’Opera dopo una serie di scioperi che stanno impedendo la realizzazione di quello di Caracalla, il Festival di Macerata riguarda ormai per lo più i bagnanti delle spiagge marchigiane, quello di Pesaro ha ridotto di un ciclo la serie di rappresentazioni. A Erl, invece, questo Ring era già quasi esaurito l’autunno 2013 e vanno benissimo le altre offerte del programma (l’opera Il Castello del Duca Barbablù di Bartok, le sinfonie di Bruckner, molta cameristica) non solo nella grande sala di 1.500 posti dove la manifestazione è nata quindici anni fa, ma anche nel nuovo teatro da 800 posti, costruito da sponsor privati e da due anni in funzione per festival invernali e per la sinfonica, la concertistica e la contemporanea di quello estivo.
Con Kuhn abbiamo parlato sia del Ring (che verrà ripreso nel luglio 2015) sia delle finanze del festival (che gode buona salute, mentre quelli italiani sono in bolletta).
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Che cosa distingue il Ring 2004 dal Ring 2014?
La questione dovrebbe essere esattamente il contrario: in che modo il Ring di oggi differisce da quello di dieci anni fa. Naturalmente ci siamo sviluppati enormemente, non solo con la costruzione del nuovo teatro e della nuova infrastruttura. Anche esteticamente abbiamo fatto un grande passo avanti. La scenografia del Ring di oggi è certamente più moderna, contemporanea e anche più costosa. Tutti i costumi sono stati completamente rivisti oppure ridisegnati. Le luci sono più professionali di quanto non fossero nel 2004. Un Ring, quindi, del tutto più ricco e sorprendente.
Le idee di base sono sempre le stesse, siamo rimasti fedeli al nostro concetto. La nostra interprestazione delle opere di Richard Wagner – quelle a cui ci dedichiamo nel nostro festival – ha cambiato poco e punta sull’attualità del linguaggio e del messaggio. Sicuramente abbiamo realizzato diverse cose in modo più coerente, e alcuni disegni e sviluppi dei personaggi sono stati elaborati con più forza. Grazie a questa intensificazione della recitazione potevamo rinunciare ad alcuni elementi di contorno. Dunque, siamo riusciti con questo Ring ad andare a fondo del cuore del lavoro. E i risultati del primo “ciclo” ci danno ragione: questo Ring piace al pubblico. Una cosa non è assolutamente cambiata: produciamo il Ring ancora con una delle orchestre wagneriane più giovani ma più dedicate e migliori del mondo.
Gustav Kuhn
Gustav Kuhn
Come ha fatto il maestro a erigere, in tempi di crisi, un palazzo come il Festspielhaus (il nuovo teatro accanto alla struttura antica)?
Dobbiamo essere umili e dire chiaramente che non sono stato io a costruire questo teatro. È stato costruito per me e per le mie idee artistiche dal presidente del festival, Hans Peter Haselsteiner. Questo era semplicemente il risultato dall’idea che sarebbe meraviglioso e artisticamente auspicabile se l’orchestra potesse essere insieme non solo in estate, ma anche per una seconda fase invernale del lavoro, per mettere i musicisti in grado di interagire tutto l’anno e preservare e mantenere permanente il suono dell’orchestra.
Dato che non si può riscaldare la vecchia struttura e non c’era altro spazio a Erl a disposizione per la nostra idea, in primo luogo abbiamo concepito un piccolo granaio, una “casa semplice” dove avremmo potuto provare con l’orchestra. Ma nella nostra immaginazione, questa piccola casa è diventata sempre più grande, ci sono state aggiunte sempre più cose che abbiamo considerato importanti per il funzionamento del festival estivo, quindi poi alla fine Hans Peter Haselsteiner decidese: costruiamo in maniera giusta con un concorso internazionale di architettura e una maratona di lavori che ci ha permesso di aprire il nuovo teatro dopo soli 18 mesi di costruzione, nel dicembre 2012.
Qual è il budget e da dove vengono i soldi?
La costruzione del Festspielhaus e di tutte le ulteriori strutture necessarie è stata resa possibile grazie alla fondazione Haselsteiner Familien-Privatstiftung, che ha sostenuto gran parte delle spese di 36 milioni di euro, così come le spese di manutenzione e ulteriori costi di installazione. Nell’ottobre del 2011 la regione Tirolo ha ufficializzato un finanziamento di 8 milioni di euro nel quadro del Piano Integrato della Cultura 2012–2015. Anche lo Stato austriaco ha contribuito con 8 milioni di euro a questo progetto culturale. Un totale di 16 milioni per quattro stagioni, estive e invernali.
Giuseppe Pennisi

www.tiroler-festspiele.at

Gustav Kuhn
Gustav Kuhn
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo

Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo
Wagner in scena al Festival del Tirolo