lunedì 6 agosto 2012

La «Traviata» di Verdi low cost espugna il Festival Puccini in Avvenire 7 agosto



La «Traviata» di Verdi low cost espugna il Festival Puccini


A Torre del Lago l’ensemble «Opera domani» propone qualità senza sprechi, mentre «Tosca» va alla conquista dell’Asia


G iunto alla 58esima edizio­ne, con un teatro per 4000 spettatori sulla riva del la­go Massaciuccoli, per il Festival Puccini il 2012 è l’anno della svol­ta. Già del 2011, venuto a manca­re il grosso del finanziamento sta­tale, sono giunte collaborazioni dall’Estremo Oriente a salvare il soldato Giacomo Puccini. Que­st’anno, si è può contare princi­palmente su enti e sponsor locali e sulla biglietteria. Rinnovato il rap­porto con l’Asia (è stata prodotta una Tosca per il Festival Interna­zionale di Macao, il più importan­te 'mercato' per le produzioni li­riche in Asia centrale ed orientale), è iniziata una collaborazione con l’America Centrale ( Cavalleria Ru­sticana di Mascagni), e la pro­grammazione si diversifica. Non solo Puccini, quindi, a Torre del Lago ma anche danza, canzoni d’autore, un mini­festival di giovani artisti, mostre e l’ingresso di Verdi.

L’autore di Busse­to entra con un’opera di grande ri­chiamo ( La Traviata , nella foto) e con una produzione che si vedrà a Livorno, Lucca e Pisa. È curata da quel collettivo di 'ragazzacci' (gui­dati da Franco Ripa di Meana) che si chiama «Opera Domani»; il grup­po, in parte finanziato dalla Com­missione Europea, si propone di produrre opere 'low cost' che sen­za tradire una nota della partitura ed una parola del libretto siano in grado di portare in teatro le giova­ni generazioni Si pensava ad un allestimento tra­sgressivo. Invece, nulla di più tra­dizionale nella regia di Paolo Tre­visi: una scena unica di Poppi Ran­chetti, ambientazione a metà ot­tocento, costumi d’epoca neri per tutti tranne la protagonista in abi­to bianco. Allievi di corsi di perfe­zionamento del Maggio Fiorenti­no in numerosi ruoli secondari, un veterano (Fabrizio Carminati in buca) e due (Massimiliano Pisapia e Stefano Antonucci) tra i protago­nisti in palcoscenico. Vera sorpre­sa Silvia della Benetta, giovane di solito relegata ai circuiti seconda­ri.

Riccardo Canessa (regia) e Anto­nio Mastromattei (scene) hanno, invece, predisposto uno spettaco­lo grandioso per il nuovo allesti­mento di Tosca che rappresenterà l’Italia a Macao: siamo portati a Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo. Al Te Deum alla fine del primo atto giun­ge la Regina Carolina di Napoli con tutta la sua corte. Puntuale (e pie­na di sfumature) l’orchestra del Festival diretta da Alberto Veronesi, di grande livello lo stentoreo Ca­varadossi di Rudy Park, bella e bra­va la Tosca di Francesca Rinal­di, Alberto Ma­stromarino è un veterano del ruo­lo di Scarpia. Dunque, l’opera ita­liana come se la aspettano nei Pae­si emergenti (dove negli ultimi cin­que anni sono nati una ventina di teatri per la lirica i cui direttori ge­nerali sono alla ricerca di conte­nuti).

Giuseppe Pennisi


© RIPRODUZIONE RISERVATA



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Norma, il belcanto risuona alle Terme di Caracalla in Milano Finanza del 4 agosto


InScena

Norma, il belcanto risuona alle Terme di Caracalla

di Giuseppe Pennisi

Dopo circa 60 anni, Norma di Vincenzo Bellini torna alle Terme di Caracalla dove è in replica fino all'8 agosto. Nella Gallia sotto il giogo romano, la sacerdotessa Norma, figlia del re Oroveso, ha avuto segretamente due figli dal suo amante, il condottiero Pollione. Quest'ultimo cerca di tradirla con la più giovane Adalgisa, a cui Norma rivela la propria vicenda.
http://www.milanofinanza.it/artimg/2012/153/1784180/1-img762035.jpgQuando la sacerdotessa comprende che Pollione tenta di rapire Adalgisa dal tempio, chiama i Galli alla guerra e si autodenuncia. Il lavoro finisce con Pollione sul rogo. L'opera è del 1831 e qui le pulsioni nazional-risorgimentali si fondono con l'intreccio passionale e con il tema dell'amicizia tra le due protagoniste femminili. Norma è l'apoteosi del canto puro nella sua espressione sia lirica sia tragica. A un'orchestrazione semplice si giustappongono una solennità statica e un canto lineare, caratterizzato da una ricca vena melodica. Le difficoltà di esecuzione sono principalmente vocali. Si sono spesso espressi dubbi se sia appropriato rappresentarla all'aperto, ma occorre dare atto al Teatro romano di avere curato con grande attenzione l'amplificazione: il belcanto trionfa senza che ci si accorga della strumentazione. Altri punti forti sono la presenza, nei ruoli principali, di due soprano (come voleva Bellini) e non di un soprano e di un mezzo soprano come invalso nella tradizione. La californiana Julianna Di Giacomo, un soprano lirico spinto di grande livello, e Carmela Remigio hanno trionfato. Buoni Fabio Sartori (Pollione) e Riccardo Zanellato (il Re dei Galli). Bravo il coro diretto da Roberto Gabbiani. Puntuale la concertazione di Gabriele Ferro. La regia e l'impianto scenico (Andrea De Rosa e Carlo Savi) utilizzano la magia delle rovine. Fortunatamente, l'intento di dare al lavoro un'interpretazione psicoanalitica resta sulla carta. (riproduzione riservata).


Gli Oscar della Lirica e il fantasma di Giuseppe Verdi in Il Sussidiario del 4 agosto


OPERA/ Gli Oscar della Lirica e il fantasma di Giuseppe Verdi
sabato 4 agosto 2012
OPERA/ Gli Oscar della Lirica e il fantasma di Giuseppe VerdiOpera
Pochi appassionati seguono, in questa lunga estate calda, quello che potremmo chiamare lo spread del teatro in musica. Mentre a Verona e risorta una fondazione lirica che qualche anno fa sembrava sul baratro e a Torre del Lago si e riusciti, grazie all'apporto di sponsor ed enti locali a realizzare quel Festival Puccini (sul punto di essere annullato dopo circa 60 anni per mancanza di finanziamenti), a Parma si intona il Reqiuem per il Festival Verdi proprio mentre si dovrebbe celebrare il bicentenario della nascita del compositore. Lo spread tra le due notizie e enorme.


Il 2 agosto nel teatro all'aperto sul lago Massuccioli  4.000 spettatori hanno partecipato alla Grande Notte degli Oscar della Lirica, al termine di un processo di selezione in cui le nominations sono state fatte dal pubblico dei maggiori teatri italiani e stranieri e i premi sono stati conferiti da una giuria internazionale. La manifestazione è stata promossa e organizzata da Fondazione Verona per l’Arena e dalla Fondazione Festival Pucciniano che ha richiamato a Torre del Lago una pubblico numerosissimo.

Esaurito il Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago che ha celebrato grandi stelle della lirica: Alfonso Signorini conduttore della serata ha accolto sul  palcoscenico di Puccini Dimitra Theodossiu, Sonia Ganassi, Celso Albelo, Ildar Abdrazakov, Andrea Bocelli, Fabio Armiliato, Michele Mariotti.


Andrea Bocelli ha consegnato a Marco Corelli il Premio dedicato alla memoria del  celebre tenore Franco Corelli che scelse proprio il Teatro di Puccini per concludere la sua gloriosa carriera. Tra gli ospiti della serata anche Ambra Angiolini con Francesco Renga che ha consegnato insieme al Maestro Alberto Veronesi il Premio speciale Opera al Cinema al tenore Farmiliato. Una serata di grande spettacolo ed emozioni che ha visto i vincitori  dell’Oscar regalare al pubblico straordinarie interpretazioni di alcune delle più celebri arie del melodramma, da Verdi a Puccini da Bellini a Bizet accompagnanti dalla bravissima Orchestra del Festival Puccini guidata dalla bacchetta di Elisabetta Maschio Calorosa accoglienza del pubblico.


Quasi in parallelo, a Parma, è stato annunciato quello che dovrebbe essere il Festival Verdi del bicentenario  (o almeno la prima parte della manifestazione) dalla nascita del compositore. Ammesso che probabilmente , coma amava ripetere Gianandrea Gavazzeni, di un Festival dedicato a Verdi non si sente esigenza perché le sue opere sono tutte le sere in scena in qualche parte del mondo, se una manifestazione si annuncia, abbia almeno i requisiti minimi per essere considerata un omaggio all'artista.


Otto anni fa era stata annunciata un'integrale da cui fare un cofanetto di DvD ed una serie di contratti televisivi. In questo quadro, in ottobre sarebbero stati presentati Otello, La Battaglia di Legnano, e il Don Carlo in cinque atti (in coproduzione con Reggio Emilia e Modena). Invece viene riesumata una versione "storica" , ossia vetusta, di Rigoletto con La Battaglia con un cast principalmente asiatico. Il Don Carlo è depennato. E' pure depennata (non e chiaro se accantonata o licenziata) l'orchestra del Teatro Regio. Viene sostituita dall'orchestra regionale Toscanini; i maligni dicono sia stato chiesto dalla CGIL.  Sarebbe anche in arrivo due organizzatori musicali contigui alla CGIL: Carlo Fontana e Paolo Arcà. Tutto legittimo e lecito dato che il management precedente è scaduto il 30 giugno e che le casse pare siano vuote. Tuttavia, sotto la Pillotta, pare strana l'intesa CGIL-grillini. Sulla tomba del povero Peppino Verdi.


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domenica 5 agosto 2012

Lohengrin, il migliore degli ultimi vent’anni in Artribune 4 agosto


Lohengrin, il migliore degli ultimi vent’anni
Nel panorama ricco ma di qualità altalenante dei festival di musica classica e “colta” dell’estate, spicca quello del Tirolo, a Erl. Di particolare interesse è il nuovo allestimento di Lohengrin, lodata dalla stampa viennese come la migliore degli ultimi due decenni.
Scritto da Giuseppe Pennisi | sabato, 4 agosto 2012 · Lascia un commento 
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Passionsspielhaus
Questa estate in Italia ci sono circa 130 festival di musica “colta”, oltre la meta cameristica di mero interesse locale. Alcuni “storici” (Arena di Verona, Festival Caracalla a Roma) emanazione di fondazioni liriche (le loro “stagioni estive”), due finanziati da leggi speciali e a costi tra i 5 ed i 6 milioni di euro per due settimane di spettacoli (Rossini Opera Festival e Festival di Spoleto) e una quarantina organizzati da un paio di impresari che portano, in località di vacanza titoli notissimi al grande pubblico (Traviata, Bohème, Cavalleria,) compagnie raffazzonate in gran misura in Asia centrale. Quindi o qualità ad alto costo, o basso costo e spettacoli da Carro di Tespi, che scoraggiano il pubblico più avvertito.
Vale la pena guardare però al festival estivo del Tirolo a Erl. Nel villaggio (1500 abitanti) da oltre quattro secoli, ogni sette anni tutta la popolazione mette in scena la Passione di Cristo. Negli anni Cinquanta è stata costruita un’interessante struttura fissa, la Passionsspielehaus (la Casa del Festival della Passione), con 1500 comode poltrone disposte ad anfiteatro, che è diventata una dozzina di anni fa sede di un festival molto speciale, creato dal compositore e direttore d’orchestra, Gustav Khun. Quest’anno – con un budget di 3.5 milioni di euro -propone cinque opere (Lohengrin, Tristano e Isotta, Parsifal, Tannhäuser, Tosca), sei concerti sinfonici, sei concerti cameristici e sei liederistici. Le opere e la sinfonica hanno luogo nella Passionsspielehaus, la cameristica della Chiesa Parrocchiale barocca (190 posti) e la liederistica nel salone di uno dei maggiori alberghi (130 posti).
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Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012
Nel 2011 il festival ha venduto circa 16.500 biglietti. I contributi pubblici (Governo federale, Governo del Tirolo, Comuni della vallata) sono stati 919.000 euro. Oltre due terzi del budget è finanziato da sponsor e dalla biglietteria. La sovvenzione media per spettatore è 49 euro rispetto agli oltre 500 di alcune fondazioni liriche italiane. Accanto alla Passionsspielehaus è in fase di avanzata costruzione un nuovo modernissimo teatro per le rappresentazioni invernali: il costo è 38 milioni di euro di cui 12 dai vari livelli di stato e il resto da mecenati e imprese.
Di particolare interesse è il nuovo allestimento di Lohengrin, opera che ha inaugurato il festival, lodata dalla stampa di Vienna come la migliore produzione del capolavoro wagneriano degli ultimi vent’anni. In replica a Erl sino alla fine del festival, è probabile che, al pari dell’Elektra, nata a Erl tre anni fa, arrivi a Bolzano, Piacenza, Ferrara e forse Ravenna per le celebrazioni del bicentenario wagneriano del 2013. Il 7 dicembre la stagione scaligera viene inaugurato da un Lohengrin il cui budget è 30 volte quello di Erl. Lohengrin è l’opera di Wagner più rappresentata in Italia, sino a tempi recenti in una traduzione ritmica ripresa alcune stagioni fa in un circuito regionale.
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Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012
La direzione musicale e la regia di Gustav Kuhn mettono in rilievo come in Lohegrin s’intrecciano vari elementi, ciascuno appartenente a un universo musicale differente, benché legate da un continuo flusso orchestrale dove dominano gli archi: il contesto storico dell’unità del popoli tedeschi di fronte all’invasione (diatonico quasi sino alla spasimo); il contrasto tra varie declinazioni del cristianesimo (e la visione lontana del Santo Gral e della Verità), dei Sassoni e dei Brabantini e il paganesimo di Ortrud e Telramund, il soprano, o mezzo soprano, perfido e il baritono (denso di anticipi cromatici); e l’incapacità di Elsa, il soprano lirico, di trasformare in vero amore il suo innamoramento per Lohengrin (con tratti ancorati allo Spontini del periodo prussiano). Sino agli Anni Sessanta, l’opera veniva messa in scena come una storia d’amore con uno sfondo storico. Solo più di recente è stata data centralità agli aspetti politici, psicologici e religiosi del lavoro. La regia pone l’accento sulla giovinezza alla ricerca della verità nel seno di una società complessa.
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Passionsspielhaus
Sotto il profilo musicale, l’orchestra (oltre la metà sono giovani italiani) e il coro (supportato quest’ultimo dalle voci bianche della Parrocchia di Erl) danno un’ottima prova. In secondo luogo, un cast internazionale in cui prevalgono le due protagoniste femminili: Susanne Gebb (la purissima Elsa) e Mona Somm (la perfida Ortruda seguace della magia nera del paganesimo teutonico). Ferdinand von Bothmer ha un buon timbro e ha retto bene il difficilissimo terzo atto. Thomas Gazheli è efficace nella parte di Federico (marito fellone d’Ortruda). Di rilievo Andrea Silvestrelli nel ruolo del Re.
È possibile dunque con buone idee, avere alta qualità e costi contenuti.
Giuseppe Pennisi
Lohegrin - direzione di Gustav Kuhn - 2012
Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012
Lohegrin - direzione di Gustav Kuhn - 2012
Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012
Lohegrin - direzione di Gustav Kuhn - 2012
Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012

Lohegrin - direzione di Gustav Kuhn - 2012
Lohegrin – direzione di Gustav Kuhn – 2012
Passionsspielhaus
Passionsspielhaus
Passionsspielhaus
Passionsspielhaus


sabato 4 agosto 2012

IL FESTIVAL PUCCINI APRE A NUOVI GENERI E ALLESTIMENTI INTERNAZIONALI in Il Velino 4 agosto

IL FESTIVAL PUCCINI APRE A NUOVI GENERI E ALLESTIMENTI INTERNAZIONALI

In cartellone una Bohème made in Hong Kong e “Madama Butterfly” giapponese, balletti e musica “leggera”. Tutto esaurito per Oscar della lirica
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Roma - Sino quasi all’inizio dell’estate ci sono stati seri dubbi se il Festival Puccini - che si tiene ogni estate in luglio e agosto a Torre del Lago -, quest’anno avrebbe avuto luogo. Invece, la 58sima edizione manifestazione è in corso, grazie a una strategia imprenditoriale messa a punto dal presidente Giuseppe Ferrazza e dal direttore generale Franco Moretti: internazionalizzazione e diversificazione. Di fronte al tracollo dei finanziamenti pubblici statali, delle modeste capacità degli enti locali e delle promesse (peraltro verbali) di Arcus spa (ora in via di liquidazione in base alla spending review), già del 2011 ci sino stati forti dubbi che il Festival si potesse tenere: allora giunsero in aiuto i “pucciniani dell’Estremo Oriente”, portando a Torre del Lago, tra l’altro, una “Madama Butterfly” nata e prodotta in Giappone e una “Bohème” realizzata a Hong Kong e già applaudita in vari teatri asiatici. Quest’anno il festival è ancora più internazionale: è stato inaugurato da una “Tosca” destinata al Festival internazionale di lirica di Macao (grande mostra mercato per andare in Asia centrale ed estremo Oriente), viene riproposta a grande richiesta la “Bohème” nata a Hong Kong, viene ripresa una “Madama Butterfly” con un cast proveniente da varie parte del mondo e uno scenografo giapponese.

All’offerta pucciniana (delle dieci opere del compositore, due sono lavori giovanili quasi mai eseguiti e altre due vengono rappresentate di rado a ragione degli alti costi di produzione che una comporta e del genere – a metà tra opera e operetta - dell’altra), viene aggiunta una “Traviata” (in coproduzione con Livorno, Lucca, Pisa ma destinata anche ad altri teatri) del progetto europeo “Opera Futura” mirato a nuovi modi di fare teatro in musica per avvicinare i giovani. Dato che si dispone di un teatro da quattro mila posti sulla suggestiva riva del lago Massaciuccoli, il Festival è aperto al balletto (New City Ballet, Emox Balletto) e a concerti di musica considerata “leggera” (Massimo Ranieri). Che la formula funzioni è dimostrato dal “tutto esaurito”, tra l’altro, la sera del 2 agosto quando, nel gran teatro all’aperto sono stati conferiti gli Oscar internazionali per la lirica a Celso Albelo, Dimitra Theodossiu, Sonia Ganassi, Ildar Abdrazakov, Gerald Finley, Michele Mariotti, Daniele Abbado, Richard Peduzzi nel corso di una serata spettacolo. Le nomination sono effettuate da associazioni di appassionati/amici della lirica di tutta Europa e di una scelta finale effettuata da una giuria internazionale. È già iniziata la procedura per gli Oscar 2013, che verranno, ancora una volta, conferiti in una cerimonia al gran teatro Puccini a Torre del Lago.

Due parole sul nuovo allestimento di “Tosca” che rappresenterà l’Italia (non solo il Festival Puccini) a Macao ed è prevedibile che di là viaggi verso vari teatri dell’Asia centrale e dell’Estremo Oriente. Riccardo Canessa (regia) e Antonio Mastromattei (scene) hanno predisposto uno spettacolo grandioso e tradizionale (come ci si aspetta all’estero): con pochi elementi scenici siamo portati a Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo. Al “Te Deum” alla fine del primo atto giunge la Regina Carolina di Napoli con tutta la sua corte. Puntuale (e piena di sfumature) l’orchestra del Festival diretta da Alberto Veronesi, di grande livello lo stentoreo Cavaradossi di Rudy Park, bella e brava la Tosca di Francesca Rinaldi, Alberto Mastromarino è un veterano del ruolo di Scarpia. Efficaci ed affiatati gli altri. Successo a Torre del Lago. Si può prevedere che piacerà a Macao e altrove.   (ilVelino/AGV)
(Hans Sachs) 04 Agosto 2012 18:53

venerdì 3 agosto 2012

L’Unione politica, un sogno che ora è più lontano in Avvenire 3 agosto

L’Unione politica, un sogno che ora è più lontano


per superare la crisi. Agli im­pegni sul rigore, cioè, non sono collegate misure come aiuti alla istituzioni finan­ziarie nazionali in difficoltà, o la mutualizzazione di par­te del debito pubblico. L’as­sunto principale del Com­pact è che senza finanza
pubblica in ordine e senza stabilità finanziaria non ci sono neanche le premesse per misure specifiche volte a rilanciare le economie più colpite dalla crisi e per assi­curare lo sviluppo sosteni­bile dell’Europa. Questo po­trebbe invece avvenire sola­mente nel contesto di una vera Unione politica (il so­gno di Adenauer, De Gaspe­ri e Schuman e, prima di lo­ro, di Colorni, Spinelli e Ros­si nel Manifesto di Ventote­ne redatto mentre erano al confino), giacché soltanto u­na Unione politica darebbe una base democratica a po­litiche comuni che compor­tino vasti e duraturi trasfe­rimenti di risorse da 'chi ha' a 'chi non ha'.

Il Compact è solo il primo pilastro per arrivare alla Po­litical union. La crisi che si trascina da oltre un lustro mostra però che un bubbo­ne ancora più grave si anni­da nei servizi finanziari pri­vati (banche, assicurazioni, fondi comuni) dove com­portamenti opportunistici hanno messo a repentaglio il sistema e inferto un duro colpo alla fiducia di tutti gli operatori, specialmente dei risparmiatori e degli opera­tori 'per bene'. Quindi, il se­condo pilastro del cammi­no è l’unione bancaria, che contempla regole comuni per la capitalizzazione, gli
accantonamenti prudenzia­li, la vigilanza dei servizi fi­nanziari. Se il percorso ver­so l’entrata in vigore del Fi­scal compact è quasi com­pletato, molto più irta è la strada verso la pur necessa­ria Unione bancaria, consi­derata la varietà dei diversi sistemi europei.

Ma facciamo l’ipotesi che
con il cappio della crisi al collo si arrivi in fretta all’U­nione bancaria, quali sareb­bero i lineamenti della suc­cessiva Unione politica? Il Cancelliere tedesco Angela Merkel e i suoi collaborato­ri hanno idee simili a quelle di Konrad Adenauer: una Commissione eletta demo­craticamente con un bilan­cio pari al 20% del Pil euro­peo (una proposta analoga era nel programma 1994 di Forza Italia) e un Parlamen­to con effettivi poteri legi­slativi su una vasta gamma di materia di interesse euro­peo.
Attualmente il bilancio ge­stito dalle istituzioni dell’U­nione Europea è pari a circa l’1% del Pil Ue. È finanziato in parte da contributi diret­ti dei singoli Stati dell’Unio­ne in base a parametri rela­tivi alla loro popolazione e alla loro situazione econo­mica, e in parte da gettito preveniente dalla tariffa do­ganale comune oltre che da una piccola percentuale del­­l’Iva dei vari Stati. La metà circa delle spese è destinata alla Politica agricola comu­ne. Un aumento delle risor­se comunitarie di tali di­mensioni renderebbe sì possibili maggiori trasferi­menti agli Stati in difficoltà, ma comporterebbe decide­re sia quali fonti di gettito at­tualmente a disposizione degli Stati nazionali debba­no essere attribuite alle isti­tuzioni Ue, sia quali spese pubbliche ora di esclusiva spettanza degli Stati nazio­nali dovrebbero diventare di competenza comunitaria.

È evidente che si tratta di de­cisioni che non possono es­sere
prese da conferenze in­tergovernative sulla base di proposte formulate da or­gani tecnici, ma che richie­dono una forte trasforma­zione in senso democratico delle istituzioni europee (tra cui l’elezione della Com­missione e l’attribuzioni di maggiori funzioni al Parla­mento Europeo). Il cammi­no

Al bilancio del futuro governo europeo dovrà andare il 20% del Pil, rispetto all’1% attuale. Ci vorrà molto tempo
Dopo il «Fiscal compact» l’obiettivo è l’Unione bancaria, seconda tappa decisiva. Ma restano le divisioni








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mercoledì 1 agosto 2012

Il significato degli "Oscar per la lirica" oggi in QuotidianoArte 2 agosto


Saranno conferiti questa sera presso il Teatro di Torre del Lago (Lu). Ospite d'onore Andrea Bocelli
http://www.quotidianoarte.it/nl/clienti/4394/img/Andrea_Bocelli_def.jpg
Il significato degli "Oscar per la lirica" oggi
la redazione
Questa sera 2 agosto, nel magnifico teatro all’aperto di Torre del Lago (Lu), vengono conferiti gli "Oscar per la lirica" a Celso Albelo, Dimitra Theodossiu, Sonia Ganassi, Ildar Abdrazakov, Gerald Finley, Michele Mariotti, Daniele Abbado, Richard Peduzzi, nel corso di una serata spettacolo condotta da Alfonso Signorini. La serata include un concerto in cui si ascolteranno molte nuove giovani voci (da tutti il mondo).
Gli Oscar, attribuiti da una Giuria internazionale e il concerto di giovani (selezionati anche essi da una Giuria internazionale), dimostra che, nonostante le difficoltà, la lirica non sparisce (e si passa il testimone da maestri affermati ad allievi che promettono di diventare anche loro maestri.
Avviene in un momento specialmente critico di riduzione dell’impegno dello Stato nella cultura e nello spettacolo dal vivo.
Il Festival a Torre del Lago si può tenere grazie all’impegno di enti locali e di sponsor privati. Tuttavia, a chi pensa (e dice) che con la cultura non si mangia occorre ricordare che proprio uno studio empirico effettuato in occasione delle ricorrenze pucciniane nel 2008 (in occasione dei 150 anni dalla nascita del compositore), un’analisi empirica dell’area dimostrò come le spese effettuate per le celebrazioni furono un volano importante per i servizi ed anche per il manifatturiero. Uno studio recentissimo dell’indotto del Rossini Opera Festival (Rof) prova che nel periodo del Festival (tenendo conto anche dei giorni che lo precedono e seguono), il fatturato cresce del 21%.
Cultura, quindi, significa sviluppo economico.