mercoledì 13 gennaio 2010

n tempi di crisi economica gli sherpa pullulano ma le soluzioni mancano L'Occidentale 13 gennaio

Tutti giocano a definire le regole
In tempi di crisi economica gli sherpa pullulano ma le soluzioni mancano di
Giuseppe Pennisi
13 Gennaio 2010

Venerdì 8 gennaio, nella fredda e non necessariamente allegra Basilea, la consueta riunione mensile dei Governatori delle Banche centrali di quelli che erano il G10 (ossia i dieci Paesi più importanti della comunità internazionale) presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) è stata ampliata ai Presidenti/Direttori delle autorità di vigilanza allo scopo di contribuire a formulare una proposta di riordino del sistema finanziario mondiale.
La Bri può sostenere a ragione di avere più di un titolo in materia: nata nel maggio 1930, quindi di diritto primogenita (pur se ora poco nota) tra le istituzioni finanziarie internazionali, i suoi rapporti annunciavano sin dal 2006 che si era stati troppo trasgressivi e che sarebbe presto venuto il giorno del giudizio. Per venerdì 22 gennaio, nella Sala d’Ercole di Palazzo Farnese, viene il documento "La relance de la croissance dans le contexte d'une nouvelle gouvernance de l'économie mondiale : une contribution franco-italienne", da Rainer Masera, Paolo Scaroni e Gilles Briatta, tutte persone di rango e non prive di esperienza ma, pur se la riunione si tiene nella salone più prestigioso dell’Ambasciata di Francia a Roma, a quel che si sappia, nessuno con veste ufficiale di rappresentante del Governo della Repubblica o della Banca centrale.

In effetti, da quando circa un anno e mezzo fa, l’Italia, ha proposto un vasto negoziato internazionale per la definizione di global rules che facilitino l’uscita delle crisi in essere ed evitino (nei limiti del possibile) la ricaduta in una ad essa analoga, c’è una vera proliferazione di gruppi e comitati impegnati a stendere proposte in concorrenza l’una con l’altra (nella speranza di ottenere se non un Nobel almeno qualche medaglietta). A livello intergovernativo, pullulano i G: G20, G14, G8 ed il rinato (dopo un lungo letargo) G77 creato nel lontano 1964 da quelli allora considerati Paesi a basso reddito ed in via di sviluppo. A livello delle istituzioni internazionali, si agitano il Fondo monetario (che alla vigilia della crisi sembrava prossimo a ricevere all’estrema unzione ma che, come sempre, grazie ai guai altrui, ha trovato nuova vita) ed il neonato Financial Stability Board , che vuol fare scambiare i suoi vagiti da “do di petto” dei tenori del tempo in cui con una nota si facevano tremare i lampadari dei teatri Pullulano inoltre gruppi privati grandi e piccoli: la stessa italiana Assonime ha inviato ai “Grandi” del mondo una propria proposta redatta con il supporto del think-tank di Bruxelles Center for European Policy Studies.

Un proverbio inglese dice che quando troppi cuochi mestolano lo stesso probo c’è il pericolo che la minestra venga male. In effetti, non crediamo che ci sia tale pericolo; infatti, sino ad ora, tanta agitazione pare abbia prodotto, shakesperianamente parlando, “tanto rumor per nulla”, Politici, sherpa, barracuda-esperti, autoproclamatesi demiurghi delle monete e della finanza corrono di qua e di là ma di nuove global rules non si vede traccia; nel contempo, pare si stia uscendo dalla crisi principalmente grazie ai motori di una Cina il cui pil, secondo il veterano Angus Maddison, è ormai pari all’80% di quello Usa. E’ in agguato, però, una nuova bolla degli assetts ( a ragione della liquidità iniettata nei Paesi Ocse nel 2007-2009) e non siamo attrezzati a contrastarla meglio di quanto fossimo nel luglio di due anni e mezzo fa.

Che indicazioni fornire ai lettori di questo “orientamento quotidiano”? Il nuovo sistema monetario internazionale multipolare – si veda il bel saggio di Mansoor Dailami e Paul Masson nel World Bank Policy Research Paper n. 5147 – è molto più complicato di quanto non fosse il sistema frammentato dell’immediato dopo-guerra su cui negli anni 40 e 50 si è costruito quello di Bretton Woods. Definire le global rules è, quindi, compito quanto mai arduo. E specialistico. Il Fondo monetario sarebbe potuto essere la sede appropriata ma la sua struttura decisionale è fortemente squilibrata a favore dei Paesi vincitori della seconda guerra mondiale – caratteristica non accettata dal resto della comunità internazionale. La Bri pare avere le caratteristiche di organo tecnico atto a fare la proposta da portare alla considerazione dei Governi.
Un proverbio italiano dice che gallina vecchia fa buon brodo. Sempre che il caos non impedisca alla cucina di avere il minimo grado di efficienza funzionale.

martedì 12 gennaio 2010

E’ IL MOMENTO DELLE SCELTE Il Tempo 13 gennaio

E’ IL MOMENTO DELLE SCELTE
Giuseppe Pennisi
Se per studiare un bosco occorre analizzarne gli alberi più rappresentativi, di converso è difficile comprendere il futuro di un albero se non si ha contezza del bosco di cui fa parte. In altre parole, è errato guardare all’avvenire degli impianti Fiat a Termini Imerese senza tenere conto delle notizie relative al mercato mondiale in generale ed a quello dell’auto in particolare.
In parallelo con le difficoltà oggettive della formazione di una nuova cordata che rilevi gli impianti in Sicilia occidentale e li faccia , se non volare, almeno reggersi sulle proprie gambe, sono arrivate notizie relative all’inattesa dinamica dell’export cinese. Secondo un’analisi in uscita su “The Economist” del 14 gennaio (ma già diffusa agli esperti abbonati alle “previews” , o anteprime, dei servizi del settimanale), la Cina punterà molto sulla metalmeccanica: unicamente la Geely (la “piccola”, per così dire, compagnia cinese presente al salone di Detroit) progetta di esportare, entro due anni, 1.3 milioni di veicoli, tra cui cilindrate leggere al prezzo f.o.b. (free on board, ossia all’imbarco dai porti dell’Estremo Oriente) di meno di $ 10.000 ed un modello sportivo (il Beauty Leopard) al prezzo f.o.b. di $ 15.125.
In sintesi, non solamente gli impianti di Termini Imerese, caratterizzati da bassa produttività ed alti costi di trasporto, difficilmente potranno fare fronte alla concorrenza che viene da lontano ma molti altri impianti europei (non solo italiani e non unicamente Fiat) avranno seri grattacapi.
I sulfamidici, i ricostituenti ed i cerotti non assicurano lunga vita. I siciliani (il mio cognome indica chiaramente le mie origini isolane) devono cominciare a pensare a quella che sarà la struttura di produzione e di mercato nel “dopo-crisi”. Il multicolore Jacques Attali (il solo ingegnere minerario che sappia essere anche consigliere di tutti i Principi, banchiere, filosofo, narratore, regista cinematografico e poeta) ha appena sfornato un bel libretto La crise, et après? (prontamente tradotto in italiano). Il mondo del dopo crisi sarà caratterizzato da “centinaia di milioni di creatori, innovatori, imprenditori” che devono essere messi in grado “di assumersi rischi in tutta libertà con il solo vincolo di non mettere in pericolo quella degli altri”. Termini Imerese è ad un bivio: o ritorna a puntare sul terziario come il turismo (quale era ai tempi in cui Michelangelo Antonioni vi girò L’Avvenura) oppure punta su creatività ed innovazione. Nel primo caso, deve darsi servizi turistici di altissimo livello qualitativo. Nel secondo, stringere rapporti stretti con i dipartimenti tecnologici delle Università di Catania e di Palermo. La metalmeccanica sembra essere parte più del suo recente passato che del suo futuro.

LA DISINFLAZIONE E L’EURO A DUE PIAZZE, Il Tempo 12 gennaio

LA DISINFLAZIONE E L’EURO A DUE PIAZZE
Giuseppe Pennisi
L’inflazione ha raggiunto i minimi negli ultimi 50 anni. Il dato era atteso dagli economisti in quanto la forte contrazione del Pil nel 2009 (circa – 5% secondo i preconsuntivi) non poteva non comportare un allentamento significativo del tasso di aumento dei prezzi al consumo (un debole 0,8% nel 2009).
In un’unione monetaria , le implicazioni di inflazione e crescita di un singolo Paese devono essere valutate nell’ambito dell’intera area. Alcuni osservatori internazionali (quali l’Economist Intelligence Unit, Eiu) paventano che il 2010 sarà l’anno dell’euro a due piazze- un letto scomodo se c’è un dislivello tra l’uno e l’altro dei due materassi. L’argomento è che l’uscita dalla crisi del 2007-2008 si presenta asimmetrica con un nucleo di Paesi attorno a Francia e Germania caratterizzati da crescita sostenuta e da ripresa dell’inflazione (tassi di aumento del Pil sul 2% l’anno e dei prezzi al consumo tendente anch’esse al 2% l’anno). A questo punto, la Banca centrale europea (Bce) modificherebbe la linea che tiene dall’estate 2007 ed aumenterebbe i tassi di riferimento, aggravando i problemi di Paesi a basso sviluppo e bassa inflazione quali quelli ironicamente chiamati del “club Med” (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo). Lo shock asimmetrico metterebbe a dura prova la tenuta della moneta unica. Della cui avventura alcuni catastrofisti vedono già la fine.
In primo luogo, tra Natale e l’inizio dell’anno il direttore dell’ufficio legale della Bce, Phoebus Athanassiou, ha scritto una dotta memoria (riservata per quanto possa esserlo un documento che circola nei piani alti di Miniesteri economici e Banche centrali): mentre i trattati Ue prevedono procedure di uscita volontaria ed anche di espulsione, quando si entra nell’euro si accetta una condizione di “perpetuità” (come quando si entra in un ordine religioso). Naturalmente se si è espulsi dell’Ue, non esistono più le condizioni per restare nell’euro. E, di converso, se si rompe il patto di “perpetuità”, si è automaticamente fuori pure dall’Ue con tutte le conseguenze che ne derivano. In soldoni, che l’euro a due piazze non porta necessariamente ad una rottura (neanche nei confronti di discoli come la Grecia). Anzi ha alcuni aspetti positivi: le tensioni all’interno della moneta unica possono indebolirne il valore internazionale e ridurre il sovrapprezzamento rispetto al dollaro (con gioia per i produttori di merci d’esportazione).
Quali le implicazioni specifiche per l’Italia? Il documento Bce n.1128, diramato il 4 gennaio, raffronta, con un’analisi econometrica, l’andamento dell’economia italiana con quella del resto dell’area dell’euro dal 1976 al 2009 (incluso) e conclude che la moneta unica ha ridotte le differenze tra noi e gli altri, non le ha aggravate. Le più recenti stime dei maggiori 20 istituti internazionali di analisi econometrica stimano per l’Italia del 0,9% , inferiore alla media dell’area dell’euro (1,2%), ma nettamente superiore a quelli di Spagna (- 1%) e Grecia ( 0, 2%). Tenendo dritta la barra della politica economica, siamo usciti dal “Club Med”.

lunedì 11 gennaio 2010

A World Premiere in Rome: Pappano Conducts Henze's Latest "Konzertoper" , La Scena Musicale 11 gennaio

Monday, January 11, 2010
A World Premiere in Rome: Pappano Conducts Henze's Latest "Konzertoper"
By Giuseppe Pennisi

Much awaited in the international music world, Hans Werner Henze’s Opfergang had its debut on January 10th at the main 2832-seat Santa Cecilia auditorium of the Parco della Musica in Roma. There were about 80 music critics from ten countries at this world premiere.


Maestro Henze is the most frequently performed living contemporary musician. He has lived in Italy since the early 1950s, more specifically since the beginning of the 1960s in a magnificent villa near Rome. Yet Opfergang is the first musical composition commissioned by an Italian institution (the Accademia Nazionale di Santa Cecilia). Maestro Henze is 83 years old. His fans and the musical world in general thought that his last major work would have been “Upupa,” premiered at the 2003 Summer Salzburg Festival and, since them, performed in many countries (but not yet in Italy) as well as considered the first major opera of the 21st Century. Thereafter, for a long period, Maestro Henze was seriously ill. He was in a coma for five months and seemed to be about to die. After his recovery, he had to cope with the death of his life-long partner. Surprisingly, in the last few years a new Spring appears to have begun for him. A flow of new major compositions: Sebastiam in Traum in 2005, Gogo no eiko (from a text by Japanese writer Mishima) in 2006, Pheadra in 2007, Elegium Musicum Amatissimi Amici Nunc Remoti in 2008 and now Opfergang (Immolazione, or Holocaust in the Italian translation in the program, but more accurately Sacrificium, Sacrifice).

Opfergang is classified a Konzertopera by Maestro Henze himself. Like many other works of his (e.g. El Cimarron, Pheadra, Das Floss of Medusa) the composition maintains Maestro Henze’s very strong flair for dramatic action; most of his works are for the operatic stage or for movies. But it is conceived for a concert hall: a few solo singers and a chamber orchestra with no need for elaborate stage sets or costumes. Opfergang requires an oversized chamber orchestra with quite a few peculiar instruments, two main soloists (a Wagnerian baritone and a Schubertian tenor), a second baritone in a minor role and a chorus-like quarter of baritones and tenors. There is limited acting, but in this production, lighting is critical in providing the dramatic context and pulse.


The text is a dramatic poem of Franz Werfel, an expressionist writer and poet from Prague. He was a very close friend of Franz Kafka and the last of Alma Mahler’s three husbands. The plot is simple but disquieting. In the suburbs of a large European town, a man is on the run; in a monologue he tells us about his life and problems but never reveals the specifics of what he is escaping from. He is befriended by a small white and well-tendered dog, who has left the upper class villa where he was the pet-toy of a young girl. The man is violent, brutal. The dog is kind, gentle. They attempt to communicate, but when the police is getting at the man, in a moment of insane rage, he kills the dog. The man runs away but is left in abysmal desperation while the soul of the dog sings his affection for him. There is, of course, quite a bit of symbolism – a movement contemporary to expressionism. The man is Violence; the dog Innocence. With the Violence-Innocence contrast and an all-male cast, there is an immediate reference to Benjamin Britten’s Billy Budd - of which Britten himself adapted the grand opéra version to a chamber music edition (with two pianos in lieu of the large orchestra). However, the man on-the-run is not the sadistic Glaggart of Billy Budd; rather he seems to be like the protagonist of Albert Camus’s L’Etranger; in the German text, he is a Fremd, a stranger. We feel almost empathy for him in spite of his troubled soul, for his escaping from something we do not know, and even of his gratuitous killing of the sweet little white dog. In short, the text leaves the audience with many questions about the meaning of life and of existence in an absurd world – another reference to Camus’s novel.

Musically, the overall framework is dodecaphonic. The 12-tone scale is utilized both horizontally and vertically to build an eclectic score with melodies and melismas. In this manner, once more Maestro Hence brings the 12-tone scale to a large audience, as he did nearly 55 years ago with his first operatic masterpiece Boulevard Solitude. After an agitato introduction (a man is on the run), the score is dominated by ethereal string measures, a large melody of the Heckelphon (a baritone oboe), the “a solo” of the piano to accompany the recitatives, a vague dance movement of the accordion and a Wagnerian leitmotiv in F sharp major and C major. The vocal score is a declamation sliding into ariosos and even includes two tender duets, with the counterpoint of the quartet. Ian Bostridge is a lied singer at this best, Sir John Tomlinson is a powerful, yet suffering Fremd; he reminds the audience of the many Wotan he sang in Bayreuth. Maestro Antonio Pappano conducts the Santa Cecilia orchestra and plays the piano in an exquisite manner.




The audience erupted in real accolades at the end of the performance, even if the 2,832-seat auditorium was perhaps too vast for such an intimate Konzertopera.


The Playbill
Antonio Pappano, Conductor and pianist

Ian Bostridge The white dog
Sir John Tomlinson The man-on-the-run
Roberto Valentini, The police inspector
Gian Paolo Fiocchi ,Maurizio Trementini, Anselmo Fabiani
Antonio Mameli – The Chorus, The Policemen
Labels: Hans Werner Henze, opera, Rome
Share on Facebook • Technorati Links

Ecco perché riformare la scuola è necessario per il decollo del Sud Ffwebmagazine 11 gennaio

Lamentarsi non serve, c'è bisogno di idee e di proposte
Ecco perché riformare la scuola
è necessario per il decollo del Sud
di Giuseppe Pennisi
La riforma della scuola (e dell’Università) sono tra le priorità della strategia del governo per l’anno che si è appena aperto. È tema fondante: sarà anche l’argomento principe del Congresso scientifico annuale dell’Associazione italiana di valutazione (Aiv) in marzo. È anche lo strumento più importante per lo sviluppo del Mezzogiorno.Per un semplice economista non è appropriato entrare in terreni in cui i sociologi e i pedagogisti dispongono di una cassetta degli attrezzi più consona a comprendere perché ci sono tali e tante differenze d’apprendimento in diverse parti dell’Italia. I dati essenziali sono stati pubblicati ampiamente sui giornali: studi quantitativi, peraltro non recentissimi, dell’Ocse e della Banca d’Italia evidenziano come al Sud la dispersione scolastica (ossia i ragazzi che non completano il ciclo) è molto più elevata che al Centro-Nord, e che i quindicenni del Sud “sanno” molto meno di quelli del Centro-Nord in matematica e scienze (le sole materie per cui è possibile un confronto internazionale). Inoltre, i ragazzi dei ceti ad alto reddito del Sud hanno un livello d’apprendimento minore di quelli a basso reddito del Centro-Nord - dato che suggerisce come il fenomeno sia destinato ad acuirsi. Il problema – inoltre – non si cura necessariamente aumentando le risorse finanziarie: un’analisi di Maria Flavia Ambrosiano e Massimo Bordigon (due economisti certamente non collaterali al centro-destra) dimostra che la spesa pubblica pro-capite per istruzione in Calabria è doppia rispetto al livello effettivo in Lombardia. Il “Quaderno Bianco sulla Scuola” – presentato, con una certa fanfara, da Romano Prodi nel settembre 2007, ma presto accantonato – aveva il divario tra Sud e Centro-Nord come tema fondante.Cosa fare? Ci si può strappare i capelli e rotolarsi per terra, lamentando che non c’è modo di uscire da questo circolo vizioso. È un po’ ciò che fanno (econometricamente parlando) Luigi Guiso, Paola Sapienza e Luigi Zingales (non certo collaterali al governo in carica neanche loro) nel loro ultimo lavoro (Cepr Discussion Paper No. DP6657) in cui si riallacciano ad un beniamino del centro-sinistra, Robert Putman dell’Università di Harvard (il quale ha studiato a lungo le Regioni italiane) e in base a una strumentazione econometrica comparata, concludono che il Sud ha ormai trovato un equilibrio (a un livello basso) e ci vorranno almeno 500 anni per colmare il differenziale, specialmente di conoscenze e di apprendimento.Si possono proporre miglioramenti graduali e progressivi, come fa il ministro imperniandoli sulla formazione degli insegnanti e sulla sperimentazione. Si possono suggerire alternative che possono sembrare radicali, come quella lanciata da Franco Debenetti (sulla base dell’esperienza svedese) della competizione tra scuole tramite un sistema di voucher. È interessante notare come nell’ultimo numero di Economic Affairs Greg Forster pubblichi un saggio comparato (non limitato alla Svezia ma sull’esperienza dei voucher negli Stati degli Usa) in cui conclude come i voucher abbiano migliorato la qualità delle scuole e gli esiti scolastici degli studenti – lo avevo già detto, negli Anni 70, mâitre-à-penser della sinistra (come Jenks, Illich e Delors), che probabilmente a Capalbio e Sabaudia non vengono letti, ma sui cui libri Di Vittorio avrebbe passato nottate.In Italia l’argomento principale contro gli “school voucher” è quello che potrebbero favorire le scuole private (anche e soprattutto nel Sud), la cui qualità sarebbe inferiore a quella delle scuole pubbliche, aggravando il problema e aumentando i costi complessivi (poiché il pubblico ha obblighi specifici). Un’analisi di Giuseppe Bertola, Daniele Checchi e Veruska Oppendisano (per ora pubblicata dall’Istituto federale tedesco d’analisi dei problemi del lavoro – Iza Working Paper No 3222- è da augurarsi che venga diffusa anche in Italia) conferma, in base a tre rassegne empiriche, che gli esiti in istruzione superiore e nel mercato del lavoro sono migliori per coloro che hanno frequentato le scuole pubbliche, rispetto a coloro che hanno frequentato quelle private. È, tuttavia, un’analisi statica: le scuole private verrebbero incoraggiate a migliorare da un meccanismo di voucher (altrimenti perderebbero allievi). Uno studio delle Università di Berkeley e della McMaster University (Nber Working Paper No. W14176) prova che in un’ottica dinamica è ciò che è successo dove in Nord America si sono introdotti i voucher: un miglioramento della qualità (in termini d’apprendimento) del 6-8%. Non abbastanza a colmare il gap tra Sud e Centro-Nord, ma in grado di ridurlo in misura significativa.


11 gennaio 2010

Opera / Opfergang, lo struggente “addio alla vita” di Henze, Il Velino 11 gennaio

CLT - Opera / Opfergang, lo struggente “addio alla vita” di Henze


Roma, 11 gen (Velino) - L’Accademia nazionale di Santa Cecilia ha iniziato il 2010 con un concerto che verrà ricordato: l’ultima, per ora, opera di teatro in musica di Hans Werner Henze, “Opfergang”, accostata a “Das Lied von der Erde” di Gustav Mahler (nella seconda parte del concerto), ovvero l’addio alla vita del grande compositore di cui stanno per essere celebrati i 150 anni dalla nascita ed i 50 dalla morte (per l’occasione l’Accademia di Santa Cecilia ne eseguirà l’integrale). Henze vive in Italia da oltre 50 anni (nei pressi di Roma da oltre 40), è il compositore contemporaneo più eseguito e più rappresentato. Di fede marxista (amico di Castro) ma di modi principeschi (ed adorato dalla Thatcher), è la prima volta che un’istituzione italiana gli commissiona un lavoro. Si pensava che avesse dato il suo “addio” nel 2003, a 78 anni, con “L’Upupa” presentata al Festival di Salisburgo, anche perché stato successivamente molto malato e, una volta guarito, ha perso il proprio compagno di vita. Al contrario, dopo essersi ripreso, sta vivendo una nuova giovinezza: “Sebastiam in Traum” nel 2005, “Gogo no eiko” (su testo di Mishima) nel 2006, “Pheadra” nel 2007, “Elegium musicum amatissimi amici nunc remoti” nel 2008 e ora, a 83 anni, “Opfergang” (“Immolazione” nella traduzione italiana nel programma di sala, anche se sarebbe più appropriato intitolare il lavoro “Sacrificio”). A Henze si deve anche “Boulevard solitude” che nell’Italia degli anni ‘50 fece scandalo e provocò al Teatro dell’Opera una vera e propria “battaglia”, tanto da finire alle mani.

In “Opfergang”, in una periferia di una grande città, si incontrano un cane bianco smarrito, ma ben curato, e un fuggiasco. In un monologo, l’uomo racconta il suo inquietante passato (senza però che il pubblico afferri cosa lo turba: un’infanzia difficile? complicati rapporti personali? reati? Braccato dalla polizia e in preda al panico, uccide il cane, che pure - dopo avere lasciato la propria elegante padroncina e la bella dimora - lo aveva seguito mostrandogli affetto, e cade negli abissi dell’alienazione. Il cagnolino bianco gli resta affezionato dopo morto e dopo che il proprio corpo viene utilizzato per sfuggire alla polizia. Tema fondante, il contrasto tra Bene e Male, tra Violenza e Purezza. Immediato il riferimento a “Billy Budd” di Benjamin Britten (anche perché le voci sono esclusivamente maschili e del grand opéra lo stesso Britten compose una versione cameristica). C’è , però, una differenza profonda: in Britten, il Male è Claggart, sadico omosessuale, che porta Billy, il Bene, alla morte perché il ragazzo si oppone a fargli godere il proprio corpo. Mentre Claggart è personaggio spregevole, “il fuggiasco” di Henze ricorda “L’Etranger” di Albert Camus : uccide il cagnolino perché l’esistenza è assurda, come lo è stata la sua stessa vita ed ora la sua fuga. Nei suoi confronti proviamo quasi simpatia.

Al pari di “Phaedra” e di altri lavori di Henze (ad esempio, El Cimarron) “Opfergang” è una “Konzertoper” . Il testo è un poema drammatico dell’inizio del Novecento di Franz Werfel, scrittore espressionista e grande amico di Kafka, nonché ultimo marito di Alma Mahler. Sotto il profilo musicale, Henze mantiene una cornice dodecafonica che viene utilizzata, orizzontalmente e verticalmente per la costruzione di melodie, melismi e accordi, quasi un breve trattato di armonia redatto specialmente per questa composizione. Henze porta ancora una volta la dodecafonia al grande pubblico (come ha fatto per 60 anni) inserendo i temi, a lui consueti, della pietà e dell’accusa sociale in un “visivo musicale” eclettico. Dopo un agitato interludio dominano le battute eteree degli archi, una larga melodia dell’oboe baritono, l’angoscia della tuba wagneriana, gli “a solo” del pianoforte (magnifico Pappano al piano) per accompagnare i recitativi, i vaghi movimenti di danza dell’organetto e un leit-motiv di Fa diesis maggiore e Do maggiore. La concertazione di Antonio Pappano svela, con tenerezza e amore, le meraviglie della partitura. L’orchestra potrebbe essere definita un complesso da camera molto ampliato con il maestro concertatore, come si è detto, anche al pianoforte. Sette voci (il tenore schubertiano Ian Bostridge è il cagnolino, il baritono wagneriano John Tomlinson il fuggiasco, gli altri vengono dal coro di Santa Cecilia) che dal declamato scivolano nell’arioso e anche in duetti. In breve, una “prima mondiale” d’eccezione, pur se ci si deve chiedere se la vasta sala Santa Cecilia con i suoi 2.832 posti sia la più adatta ad un lavoro così intimo.

“Das Lied von der Erde” di Mahler è uno struggente commiato dal mondo in chiave di ritrovata serenità Zen, opera di cui poco prima di morire il grande direttore d’orchestra Jascha Horenstein disse “una delle cose più tristi di lasciare il mondo è il non potere più ascoltare”. Nell’ultimo lustro, a Roma, lo si è ascoltato quasi ogni anno in esecuzioni dell’Accademia di Santa Cecilia, dell’Orchestra di Roma e del Lazio, e dell’Orchestra sinfonica di Roma. In quanto addio alla vita ha un nesso molto forte con “Opfergang”. Nella precedente esecuzione nei concerti dell’Accademia, nel 1994, aveva concertato Myung-Wehun Chung e i solisti erano stati Anna Larsson e Thomas Moser. A differenza della concertazione passionale di Chung (densa di richiami, ad esempio, a Sawallisch e a Maazel), la bacchetta di Pappano è tersa (come quelle di Boulez e Walter , di cui esistono ottime edizioni discografiche); l’”addio” ( Der Abschied è il lungo finale) è più straziante, meno improntato a serenità Zen. Di grandissimo livello sia Anna Larsson (di nuovo nel ruolo di protagonista) sia Simon O‘ Neill.

(Hans Sachs) 11 gen 2010 11:43

giovedì 7 gennaio 2010

FINANZE UE SENTIERI DIVERGENTI gennaio

FINANZE UE SENTIERI DIVERGENTI
Giuseppe Pennisi
Per L’Ue e soprattutto per l’unione monetaria europea, il 2009 è un anno cruciale. Il primo gennaio è entrata in funzione una nuova squadra (Presidente del Consiglio Europeo, Alto Rappresentante per la Politica Estera, Commissione Europa) che deve affrontare sfide difficili, specialmente per quanto attiene all’unione monetaria. Da un lato, i maggiori centri di previsioni econometriche stimano una ripresa graduale dalla crisi finanziaria ed economica (un tasso di crescita dell’1,2% per l’intera zona e dello 0,8% per l’Italia). Da un altro, incombe la minaccia che le tensioni all’interno dell’Eurogruppo mettano a repentaglio la moneta unica . Un dato è eloquente: rispetto ai parametri del “patto di stabilità” (un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni non superiore al 3% del Pil ed uno stock di debito tendente a non superare il 60% del Pil), l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazione sfiora il 15% in Irlanda, il 12% in Grecia, il 10% in Spagna, l’8% in Francia , il Portogallo al 7% e Italia e Germania attorno al 5% ed il rapporto tra stock di debito e pil è in Grecia 135%, in Italia 118%, il Irlanda 96%, in Portogallo 91%, Francia 88%, in Germania 80% ed in Spagna 74%. In gran misura a ragione degli interventi di salvataggio a favore del settore finanziario (ed in certi casi pure dal manifatturiero), la media ponderata dello stock di debito pubblico dei Paesi dell’area dell’euro in rapporto al pil è l’88% , ossia sfiora il 90%.
Un altro dato dice ancora di più: l’aumento dello crescente spread dei tassi d’interesse a lungo termine e dei credit default swaps tra Paesi dell’area dell’euro più o meno virtuosi. Un’analisi molto raffinata del Levy Economic Institute del Bard College (i Public Policy Brief n. 106 uscito in dicembre a firma di Stephanie A. Kelton e L. Randall Wray) . Tale aumento sta provocando tensioni che rischiano di lacerare il tessuto stesso dell’unione monetaria. Lo conferma un lavoro interno dei servizi della Commissione Europea: tre economisti - Servaas De Roose, Werner Ra-Ger, Sven Lmnagedjik – della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari mettono in rilievo come siano in atto shock asimmetrici non solamente sotto il profilo finanziario e monetario (al centro dell’analisi di Stephanie A. Kelton e L. Randall Wray) ma anche sotto quello dell’economia reale a ragione di come prezzi e salari dei differenti Paesi stanno rispondendo alla crisi. Molto esplicitamente, Georges Cavalier, dell’Università di Lione, in un lavoro in corso di pubblicazione, documenta come i piani anti-crisi dei singoli Paesi siano elusivamente nazionali in obiettivi e strumenti: analizza in particolare quello della Francia.
Interessante vedere come ciò riguarda non solo i Paesi dell’area dell’euro in senso stretto ma anche quelli del cosidetto SME II, ossia i Paesi dell’Ue, in gran misura i neocomunitari, che non fanno parte del gruppo della moneta unica ma che intendono, prima o poi, appartenervi. Un’analisi di Lucjant Orlowski , un noto economista polacco che insegna anche negli Usa ed in Germania, sottolinea come Repubblica Ceca, Polonia ed Ungheria siano su sentieri divergenti per quanto attiene ad uno degli aspetti cruciali del percorso: l’allineamento dei tassi d’inflazione alla media (più un punto e mezzo per cento) dei tre Paesi più virtuosi.
Le citazioni potrebbe continuare. In breve, ne risulta un chiaro-scuro a cui alla soddisfazione per i segnali sempre più consistenti di ripresa della produzione (quelli dell’occupazione non si vedranno prima del 2011) si accompagnato preoccupazioni per la tenuta dell’euro di fronte a strategie a volte apertamente divergenti degli Stati dell’unione monetaria. Era noto sin da quando si lavorò al percorso verso la moneta unica che non si sarebbe operato in quella che il Premio Nobel Robert Mundell definiva “un’area valutaria ottimale” (con piena circolazione dei fattori e dei prodotti ed assenza di asimmetrie informative e posizionale). Ma non ci si aspettava che la crisi sarebbe arrivata così presto.
Stepahnie A. Kelton e L. Randall Wray propongoo una ricetta tanto europeista che non la si aspetterebbe dagli Usa : non ci si deve affidare unicamente o principalmente alla disciplina posta dai mercati internazionali (ossia allo spread) ma allo politica con la “P” maiuscola creando un vero e proprio bilancio federale (con risorse molto maggiori di quelle di cui dispongono la Commissione Europea e la Banca centrale europea) ed una “nuova istituzione finanziaria” con lo scopo di aiutare i Paesi dell’area dell’euro in difficoltà un’ampia serie di obiettivi di politica economica durante le fasi di contrazione. Molto più cauti gli economisti della Commissione: insistono su liberalizzazione dei mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi per andare verso un’area valutaria ottimale. Troppo ardimentosa la prima. Troppo timida la seconda. Le nuove istituzioni europee dovranno trovare una soluzione tra queste due.
Per saperne di più
Cavalier G: "French Interventions in the Financial Crisis" (in corso di pubblicazione)
Kelton K, Randall Wray “Can Euro Survive” The Levy Economics Institute of Bard College, Policy Paper n. 106 2009
DeRoose, S., Ra-Ger W, Landijk S. "Reviewing Adjustment Dynamics in EMU: From Overheating to Overcooling" , European Economy Economic Paper No. 198
Orlowski L. "Monetary Policy Rules for Convergence to the Euro" CASE Network Studies and Analyses No. 358